Antonio Ciccone: “L’umiltà e la semplicità di Padre Pio erano la sua forza”

Dal 30 agosto al 14 settembre a San Giovanni Rotondo è possibile ammirare due mostre del maestro Antonio Ciccone: “Ritratti recenti” e “Gatti”.
La prima, allestita nel chiostro comunale, raccoglie 22 ritratti recenti più 3 inediti dedicati a Padre Pio Santo; la seconda, presso l’associazione culturale Janu (Corso Umberto I, 53), avrà come protagonisti i gatti.

Ospite negli studi di Tele Radio Padre Pio venerdì 29 agosto, Antonio Ciccone ha parlato con noi del rapporto con Padre Pio e della sua grande passione per la pittura.

La sua vita è stata segnata dall’incontro con Padre Pio. Ci racconti come l’ha conosciuto.

Lo conosco da sempre, prima attraverso i racconti dei nonni e poi personalmente accostandomi al sacramento della confessione. All’epoca avevo otto anni e la mia curiosità era talmente viva che cercavo di assorbire quanto più possibile dal suo sguardo meraviglioso. Per raccontare la mia fanciullezza non basterebbe un libro: ho fatto il pastore, il lattaio, andavo a scuola e quando avevo un po’ di tempo libero disegnavo e dipingevo.
All’età di 13 anni andai da Padre Pio e dopo la confessione gli mostrai dei disegni, lui li guardò attentamente, mi fissò e disse “Abbi pazienza e vedrai che un giorno la Divina Provvidenza ti aiuterà!” L’anno dopo mi si aprirono tutte le porte.
Padre Pio mi diede la fiducia per rischiare. L’umiltà e la semplicità erano la sua forza.

Nel 1954 l’arrivo a Firenze, nello studio del maestro Pietro Annigoni per studiare arte…

Pietro Annigoni, uno dei più grandi artisti del ‘900, è stata una figura rilevante della mia vita artistica. Lui a Firenze rappresentava lo studio rinascimentale. Era appassionato del rinascimento e del ‘600 fiorentino. Nel suo studio ho appreso le maggiori tecniche e la possibilità di esprimere attraverso l’arte le figurazioni del passato.

Dal 1963 al 1980 ha vissuto tra l’Italia e l’America, esponendo le sue tele e realizzando ritratti. Quando deve ritrarre qualcuno che cosa cerca di cogliere?

La personalità, lo spirito, l’esperienza umana di chi mi sta di fronte.
Cerco di fare emergere il carattere della persona e lo interpreto per far vedere agli altri quello che io intuisco. Ricerco il bello e il vero che c’è in ognuno di noi: questo per me è fondamentale.

Da anni vive e lavora a Firenze ma è sempre rimasto legato al suo paese d’origine San Giovanni Rotondo.

E’ impossibile rinnegare le proprie origini. Di San Giovanni Rotondo assimilo atmosfere, colori, odori. E poi come non considerare la roccia del Gargano, soggetto tipico dei miei paesaggi, che adopero come simbolo di forza spirituale accostata alla figura di Padre Pio.

“Ritratti recenti” e “ Gatti”: due mostre parallele con soggetti diversi. Vuole illustrarne le peculiarità?

In “Ritratti recenti” raccolgo 22 opere, ritratti di amici e conoscenti, iniziati circa dieci anni fa ma che ho concluso solo recentemente, ecco perché recenti. In “Gatti” riprendo 12 dipinti dedicati a loro: si tratta di gatti che esistono realmente non sono immaginati, vivono con me e la mia famiglia.
E’ un omaggio al gatto che è sempre stato molto vicino all’artista proprio per la sua natura individualista e distaccata, e un animale che medita e osserva la realtà. Inoltre è così decorativo nei suoi movimenti.

Ai giovani artisti che aspirano al successo “a tutti i costi” che cosa si sente di dire?

Lavorare, lavorare, lavorare sempre nel modo più trasparente possibile. Il successo ha importanza in quanto vanità umana, il solo successo che conta è lo scoprire se stessi.