11° Giornata della Vita Consacrata

Il 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa celebra la 11° Giornata della Vita Consacrata. Ai microfoni di Radio Padre Pio ne abbiamo parlato con padre Antonio Rungi, (nella foto) Ministro Provinciale dei Padri passionisti della Campania – Baso Lazio.

 

La consacrazione ha la sua origine in famiglia, nell’offrirsi quotidiano dei genitori per i figli e nella loro capacità di trasmettere la fede: è senz’altro da gesti semplici ma densi di contenuto che Gesù avrà imparato quella dedizione che lo condurrà poi, alla fine della sua vita terrena, per l’ultima volta a Gerusalemme, dove egli si offrirà per i peccatori”. E’ uno dei passaggi centrali del messaggio della CEI e ancora una volta al centro della riflessione e la famiglia… Che importanza ha avuto la famiglia nella sua scelta vocazionale?
Un messaggio importante quello che ci è stato donato dalla CEI in occasione di questa giornata. Ci apprestiamo a celebrare questa giornata per ringraziare il Padre per un dono particolare, frutto preziosissimo dell’offerta di Cristo: la vita consacrata. Che ci siano uomini e donne che seguono Cristo, amandolo con cuore indiviso, pienamente liberati mediante la pratica dei consigli evangelici, trova la sua radice nel dono che Cristo ha fatto di se stesso sulla croce. Certo, anche la mia famiglia ha avuto un ruolo fondamentale nella mia scelta vocazionale perché mi ha guidato, sostenuto, incoraggiato… Ho avvertito la sua chiamata a vivere la vita come dono, nella piena consapevolezza dell’amore che il Signore ha per ogni creatura. Questo si impara in un cammino di fede vissuto all’interno del proprio nucleo familiare, in un rapporto intimo, personale con il Signore Gesù, nell’ascolto della sua Parola, nel vivere i sacramenti, nella partecipazione alla vita della comunità. E’ importante ritrovare il significato profondo del ruolo della famiglia come luogo dove si formano le coscienze vocazionali. Una famiglia che prega, che vive unita e sorretta dall’amore di Dio non può non vivere gioiosa, fiduciosa e non essere feconda! Ecco allora il significato profondo che sta dietro ad una salda scelta vocazionale: è la vita vissuta non per sé stessi ma proiettata verso gli altri; questo è ciò che vivevano le comunità cristiane delle origini, strutturate sulle diverse responsabilità, sui diversi carismi e ministeri assunti da ciascuno come servizio a Dio e ai fratelli: è ciò che abbiamo bisogno anche oggi.

 

Per quanto riguarda le caratteristiche della vita consacrata in quanto tale, il messaggio della CEI mette in evidenza che “…anche i consacrati sono chiamati a stare nel tempio e a scandire la loro giornata con al preghiera della Chiesa, per essere così capaci di accorgersi della presenza di Dio nell’oggi”. A volte si corre il rischio di essere fin troppo “moderni” e poco dediti alla preghiera che è la base fondamentale non solo di ogni consacrato, ma di ogni cristiano… Purtroppo devo affermare che questo è vero… Siamo così presi dagli impegni quotidiani, dalla frenesia del tempo che ci circonda che ci dimentichiamo di andare ad “attingere” al “pozzo della preghiera” la linfa vitale che da stupore, energia, fede, entusiasmo, coraggio… elementi essenziali da ridonare a chi ci sta accanto quotidianamente e che pian piano vede spegnersi in noi la gioia di essere sacerdoti. La preghiera è il respiro di Dio in noi. È un dialogo schietto e diretto con chi so che mi vuole bene e a cui voglio bene. È il movimento del cuore che impara ad ascoltare, a presentare la propria vita e a saper prendere le risoluzioni giuste. Come si può pretendere di essere “santi sacerdoti”, santi consacrati, santi cristiani senza la preghiera…

 

A volere questa ricorrenza fu Giovanni Paolo II che intendeva così “… aiutare l’intera Chiesa a valorizzare sempre più la testimonianza delle persone che hanno scelto di seguire Cristo da vicino mediante la pratica dei consigli evangelici”. Così, infatti, spiegava il senso dell’iniziativa lo stesso papa Wojtyla nel Messaggio per la prima Giornata mondiale della vita consacrata. In che modo la comunità cristiana può dare il proprio contributo? Spesso il Santo Padre Giovanni Paolo II insisteva sulla necessità che i fedeli maturassero la loro vocazione battesimale al servizio di Cristo e della Chiesa : “Tutti i credenti sono chiamati, grazie al Battesimo, alla santità. Santità e missione sono aspetti inscindibili della vocazione di ogni battezzato. L’impegno a diventare più santi è strettamente collegato con quello a diffondere il messaggio della salvezza. E’ necessario riscoprire che non si diventa santi senza una regola di vita, che non si compie la missione evangelizzatrice senza un impegno solenne davanti alla Chiesa, la quale conferma ed invia. La chiamata in un primo momento può spaventare…. Il Signore vuole da noi poche cose, vi posso garantire che non vi chiede nulla che non potete offrire, addirittura non chiede nemmeno sacrifici, ma semplici atteggiamenti interiori di confidenza in Lui e con Lui, come un figlio si rivolge a suo padre, chiedendo ad ogni atto di una certa importanza un cenno di guida. Anche chi non è un religioso non vuol dire che non possa cercare la via della Santità offrendo, ad esempio, tutto il suo lavoro a Lui e chiedergli d’essere luce e guida.

 

Il Messaggio si conclude augurando ai consacrati di “…conservare la certezza che l’offerta della loro vita è un dono prezioso che Dio gradisce, come ha accolto la vita del Cristo… Qual è l’augurio che possiamo rivolgere a tutti i consacrati del mondo? L’essere umano sarà sempre sedotto da Dio e investirà sempre la sua vita donandosi interamente a lui. La consacrazione a Dio, la ricerca assoluta di Lui ci sarà sempre. Non riesco a pensare che Egli smetta di suscitare nel cuore degli uomini e delle donne il desiderio di seguirlo in modo radicale e assoluto… Lasciamoci guidare sempre dalla sua presenza… Lasciamoci stupire dalla grandezza di Dio che continua ad elargire infinite benedizioni.