Natale: una grande lezione di povertà e umiltà

La vita di ogni cristiano è scandita nel corso dell’anno oltre da che dalle feste per celebrare i misteri del Signore, della Madonna e dei Santi, anche da tempi forti, come quello del Natale, che nella pedagogia della Chiesa servono a sostenere la fede e la testimonianza dei credenti. A Tele Radio Padre Pio ne abbiamo parlato con Padre Ernesto della Corte (nella foto), Biblista della Diocesi di Salerno di cui vi proponiamo alcuni stralci.

Quanto è importante il conoscere la Sacra Scrittura, l’approfondire lo studio della Bibbia per far si che non venga considerato semplicemente uno dei tanti libri da tenere in bella vista nella nostra libreria personale? Credo che sia fondamentale. Quando i Magi, scortati dalla cometa, arrivarono a Gerusalemme dal profondo Oriente furono costretti a bussare alla porta di Erode per chiedere spiegazioni in quanto la cometa scomparve. Il re Erode a sua volta fu costretto a chiedere aiuto agli scribi, ossia agli studiosi di quell’epoca i quali ben conoscevano la profezia antica di Michea:” E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti…” e poi indicheranno esattamente il luogo dove nasce il Cristo. Quando escono dalla reggia di Erode, i Magi tornano di nuovo a vedere la stella. Capite ora quanto è importante la Scrittura. La stella conduce dall’Oriente i Magi ma poi l’indicazione di Betlemme viene rivelata dalle scritture proprio perché le scritture sono il sacramento di Dio, sono la presenza della Parola. Origene, grande padre della Chiesa del 4° secolo, teologo e biblista, dice: “ Quando Gesù è entrato a Gerusalemme è entrato sulla cavalcatura di un’asina”. Ebbene quell’asina sono le scritture dell’antico e del nuovo testamento che portano il Cristo. Le scritture sono come il porta parole. La Parola viene portata dalle scritture perché la Parola è più grande delle scritture. La Parola è Gesù Cristo. San Bernardino nel 1400 diceva: “Le sacre parole sono il carcere di Dio”. Il carcere dove Dio si è imprigionato per stare con noi, sono come il Santissimo Sacramento. Il nostro è un Dio presente nelle scritture e nell’Eucarestia. Le sacre scritture sono veramente, non soltanto propedeutiche al sacramento, ma sono vere è proprio sacramento. Il grande Abrogo diceva: “Quando iniziamo a leggere le sacre scritture, Dio torna a passeggiare con noi nel paradiso terrestre.”

Il Natale di Gesù non è solo un fatto del passato, ma è un fatto che ancora oggi si rende presente e vivo nella celebrazione liturgica .C’è una parola chiave per capire questo: è la parola “oggi”. Ma in che modo possiamo concretizzare tale parola? Nel momento in cui Dio è entrato nella nostra storia, “l’oggi” dura per sempre. Davanti a Dio non c’è più il tempo e quell’ “oggi” ha una parola, anzi ha un nome e un cognome, “l’oggi” si chiama Gesù Cristo. Quando Gesù sotto quell’albero chiama Zaccheo e gli dice: “Scendi, oggi io vengo a casa tua” e una volta giunto a casa sua dirà: “Oggi la salvezza è giunta in questa casa” gli sta annunciando quell’ “oggi”. E che cos’è quell’ “oggi”? E “l’oggi” di Dio. Cristo è il volto del Padre, Cristo è la Parola del Padre. Cristo è “l’oggi” della salvezza. Questo sta a significare che non siamo noi a cercare “l’oggi” ma è la forza dello Spirito Santo nella liturgia, nella preghiera, nella comunità raccolta intorno alla mensa a renderci presenti in quell’evento, un evento che fino alla fine dei secoli resterà presente per sempre.

Parlando del Natale non possiamo però non ricordare che al centro dell’altare sarà presente anche il simbolo per eccellenza del cristianesimo ossia la Croce…. Come conciliare un evento che rimanda alla nascita con un simbolo di morte? Il Natale è Pasqua e cioè cambiamento. La Croce ricorda che Cristo nasce per morire. Nasce uomo, si fa uomo per salvare l’umanità. Da perfetto uomo, però, salva l’umanità donando la propria vita. Per questo motivo lo scandalo del Natale è lo stesso scandalo della Pasqua. Un Dio che nasce e si fa bambino in una grotta di Betlemme è lo stesso scandalo di una Parola che è contenuta nelle scritture, è lo stesso scandalo di un Dio che su quell’altare della Croce offre la propria vita. L’apostolo Paolo dirà: “La potenza di Dio nella debolezza si completa”. Debolezza a Betlemme, debolezza nelle scritture, debolezza della croce…Dio salva il mondo con la sua debolezza e non con la sua forza. Questa non è solo lezione di umiltà da parte di Dio ma è una scelta privilegiata ….A volte mi chiedo se ogni volta che abbiamo tra le mani la Scrittura pensiamo di avere tra le nostre mani il bambino, l’Emmanuele, il Dio con noi… Ecco il significato della simbologia: Natale, Pasqua, scandalo dell’Incarnazione…E’ tutto un continuo. E’ Gesù Cristo, il Figlio di Dio centro e vertice di tutto l’anno liturgico.

Che cosa può ritrovare un fedele di oggi all’interno della celebrazione di un evento avvenuto più di venti secoli fa? Un messaggio natalizio e pasquale, perché, se guardiamo effettivamente le due simbologie possiamo notare che a Natale il Figlio di Dio esce dal grembo della madre e a Pasqua esce dal grembo della terra. A Natale c’è una cometa, una luce che illumina agli uomini la via, a Pasqua c’è il Risorto che indica la via. Vedete come le due simbologie si rincorrono. Cosa vuol dire questo messaggio ancora oggi? Il Cristo chiede oggi di essere accolto, di passare attraverso di noi. Dobbiamo diventare quella culla di Betlemme e quella Croce su cui Cristo continua a mettere se stesso per donarsi. Siamo noi quella Bibbia vivente che oggi deve ricordare i valori più grandi. Diceva Agostino: “Dio ci ha fatto senza di noi, ma non ci salva senza di noi”. Dio continuamente chiede collaborazione.

E’ una stella sempre “contemporanea” quella che brilla sulla grotta di Betlemme? Il cammino che hanno fatto i magi, in verità, è un cammino che deve fare ogni uomo. Ed è un cammino simbolico. Quando gli Ebrei sono usciti dall’Egitto, il Signore gli ha fatto fare un cammino da Sud a Nord. Quando invece li richiama dall’esilio, li richiama da Est ad Ovest. Infatti il cammino dei Magi è stato da Est ad Ovest. I punti cardinali, per la Bibbia, vengono indicati da Est, dove nasce il sole e dove muore: Est, Ovest, Nord e Sud….Ebbene i Magi chi sono? Sono la rappresentazione simbolica di quello che è la Chiesa. La Chiesa è alla ricerca continua. La Chiesa non possiede il Cristo, ma lo serve, lo ricerca continuamente e lo indica agli uomini. E poi c’è una luce che risplende. E’ la luce della testimonianza, delle scritture, la luce dei sacramenti, la luce della Chiesa che insegna: il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, i consacrati di Dio…Ognuno di noi diventa una luce per gli altri perché l’operato di Dio è bello. Ognuno di noi è caro al Signore.

Secondo lei che cosa direbbe, oggi, Padre Pio in occasione di queste festività natalizie? Ma, credo che con la sua simpatia, direbbe la cosa più bella e tanto preziosa: pregate. L’uomo di oggi ha dimenticato la dimensione del silenzio e della preghiera. Padre Pio è l’uomo che ci riporta a Dio. Lui ci ricorda che la preghiera è il messo più grande che Dio ci ha dato. Nella preghiera l’uomo può trovare la salvezza perché la preghiera non è chiedere a Dio ciò che si vuole. Ricordiamo che nella preghiera Dio ci insegna ciò che ci vuole per la nostra vita.

Un augurio a tutti i nostri tele spettatori…. Ringrazio il Signore per quello che sono. Sono stato ateo fino a 24 anni e oggi mi ritengo fortunato di avergli dato la possibilità di entrare nella mia vita. Il Signore non mi ha mai deluso. Allora dico a tutti i telespettatori fidatevi di Dio. Nella mia vita ho sempre fatto una scelta: fidarmi sempre di Dio e mai degli uomini. Mi sono sempre messo nelle sue mani….Il Natale è una grande lezione, di umiltà e povertà, e credo che il Signore voglia farci capire che bisogna crescere nella fede. Shalom!