Tra musica e parole: Mogol si racconta

 

 

 

 

 

 

 

 

Si chiama Cet, Centro Europeo Tuscolano, e sorge ad Avigliano Umbro, in provincia di Terni. Il suo scopo è formare l’uomo per formare l’artista. Chi entra al CET lo fa perché ama la musica, come il suo fondatore Giulio Rapetti, in arte Mogol, famoso per essere stato il paroliere di una delle voci indimenticate e indimenticabili del panorama musicale italiano. Qualche tempo fa la mia curiosità mi ha portato al CET, dove ho avuto l’onore di poter intervistare Mogol.

Perché il CET?
Quando si parla del CET si parla di musica.
In realtà bisognerebbe essere più precisi e parlare di cultura popolare, perché la musica è sicuramente una fonte evolutiva, emozionale delle persone, però la cultura popolare che unisce musica più testi ha una funzione, nel caso che i testi abbiano un certo livello, molto più importante per l’evoluzione della gente, dalla cultura popolare dipende l’evoluzione della gente.
Questo non è stato considerato in Italia però si sta cominciando un po’ a sensibilizzarsi a questo problema vedendo che tutti gli altri paesi considerano la musica popolare e la cultura popolare molto importante. Infatti l’Inghilterra, la Francia e il Brasile danno un’enorme importanza a tutto ciò, da noi c’è questa forma accademica, questo tipo di discorso un po’ altezzoso della cultura popolare, che viene considerata non molto importante per la gente, anche se è sempre stata quella più importante perché da essa provengono tutti i grandi capolavori che poi hanno fatto parte del repertorio della cultura. Io credo che se vogliamo migliorare la cultura popolare quindi la cultura del popolo italiano dobbiamo cominciare a muoverci in questo senso, e siccome non si muoveva nessuno ho cercato di farlo io per ricambiare quello che ho ricevuto dalla gente, infatti mi sembrava in un certo senso di essere debitore.
Porto avanti questo discorso da 10 anni, abbiamo diplomato 1000 allievi, abbiamo quasi 100 professionisti e adesso dobbiamo dar spazio alla promozione perché senza promozione non può succedere niente. Aspettiamo un aiuto dal governo, e dalle istituzioni affinchè arrivi a capire questo discorso che non ha mai capito nessuno. Non è un discorso di schieramento, ma un discorso di mentalità italiana che nessuno ha mai voluto prendere in considerazione come una cosa importante ma che invece è drammaticamente importante.
 
Avete diplomato più di 1000 allievi, grandi soddisfazioni dunque il CET?
Soprattutto dei nostri allievi, perché non avendo una grande promozione, scrivono ormai per Morandi, Celentano, per tutti i grandi però non abbiamo la grande soddisfazione di vedere emergere anche gli interpreti.
 
Come mai questo non si verifica?
Perché c’è bisogno di promozione, che non c’è. Noi sappiamo delle radio libere, problemi legati a fattori economici, per quanto riguarda la tv non fa più audience la musica perché ha sempre presentato musica di scarto. Sanremo è crollato negli interessi della gente ed è rimasto uno spettacolo d’arte varia.
Per cui manca proprio questa vetrina di prestigio che stiamo cercando di costruire faticosamente noi insieme al ministro delle comunicazioni e della cultura. Non ci sono problemi se non quello finanziario e purtroppo il nostro Paese sta vivendo un momento finanziario, come d’altronde il resto del mondo, piuttosto difficile, perché è in atto una recessione e non essendo abituato a destinare soldi alla cultura popolare. E’ difficile ed è una battaglia che sto portando avanti con un po’ di sofferenza chiaramente arriva un certo punto che uno sembra che tutto diventi una causa persa quando ormai siamo vicini al traguardo e siamo riusciti ad avere in mano quello che invece è la qualità perché abbiamo un repertorio straordinario non abbiamo questa forza finanziaria.
 
Che cosa dice Mogol ad un ragazzo che per la prima volta varca i cancelli del CET?
I ragazzi per noi sono tutti uguali, facciamo un discorso affettuoso, ma rigoroso. Affettuoso per quanto riguarda il contatto umano, rigoroso per quanto riguarda l’apprendimento. Nel senso che qui non c’è spazio per le raccomandazioni, per le buone parole, per fortuna.
C’è spazio solo per studiare e valutare le cose come stanno, d’altronde questa è una scuola, forse l’unica del mondo in cui i voti li danno gli allievi. Abbiamo abituato loro ad una valutazione delle cose perché acquisendo una capacità critica la possano rivolgere nei confronti delle loro opere, quindi noi cerchiamo di acuire questa capacità critica, qui le valutazioni vengono date soprattutto dagli allievi.
 
Che cosa si augura per il futuro del CET?
Che ci aiutino. Questo mi auguro, mi auguro che tutti i progetti che abbiamo in cantiere e che sono tutti meravigliosi, possano avere l’aiuto indispensabile per cui non si debba solo contare sulle nostre forze, perché stiamo facendo una parte importante che dovrebbe fare lo Stato ed è un peccato che visto che abbiamo fatto 30 non ci sia qualcuno che ci permetta di fare 31.