«Voglio dedicare questo premio a chi è morto nell’aereo in Etiopia. In quell’aereo c’erano molti operatori di pace». Lo ha detto questa mattina Staffan De Mistura a San Giovanni Rotondo, dopo aver ricevuto il premio “Costrutrori di pace”, istituito dal Centro studi per la comprensione dei popoli “Archi di pace”.

Nel suo intervento, l’illustre diplomatico ha rivelato che, in questa circostanza, è alla sua seconda visita nella città garganica, dove era già stato condotto da suo padre quando era bambino: «Avevo, credo, otto o nove anni. Mio padre mi disse: “Ti voglio portare da qualcuno che ho incontrato e che è molto speciale”. Era Padre Pio». Padre e figlio parteciparono alla Messa del Frate nell’antica chiesetta conventuale, dove il piccolo Staffan notò «delle fasce rosse» sulle mani del Celebrante quando aprì le braccia per il «Dominus vobiscum». Al termine della liturgia, il padre accompagnò il bambino in «lungo corridoio», fino a giungere alla cella di Padre Pio, al quale si rivolse l’uomo: «Le ho portato mio figlio». De Mistura ha, quindi, rivelato il suo breve colloquio con il futuro Santo: «Mi guardò e mi chiese: “Cosa vuoi fare da grande?”. Io risposi: “Il pompiere”. Il Padre sorrise e mi disse: “Ti auguro di spegnere molti incendi”. Poi mi mise una mano sulla testa e mi diede la sua benedizione».

Quando, poi, arrivò il momento della scelta universitaria Staffan aveva in mente di iscriversi a Medicina. Fu suo padre a consigliargli: «Perché non fai il diplomatico, così potrai curare non le persone ma i problemi delle nazioni e così potrai spegnere tanti focolai di guerra, come volevi fare da piccolo e come ti ha predetto Padre Pio?». E così è stato.

Dopo gli interventi del dott. Antonio Cafaro  presidente del Centro studi “Archi di Pace” e del dott. Elio Perrone cofondatore del Centro studi, la manifestazione è stata conclusa con una riflessione di padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, che ha voluto ricordare «due beatitudini del Vangelo, per me le più belle e più importanti, la quarta e la settima: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia; beati gli operatori di pace”». «La pace – ha aggiunto – è un dono, ma è un dono che ha bisogno di essere curato. È un seme che va seminato, va accudito, va irrigato. Pertanto, se vogliamo la pace, abbiamo bisogno di persone buone». Proprio come Staffan De Mistura.

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