Sgarbi: nella chiesa di Piano tecnologia e scienza simboli della potenza della creazione (15/10/2004 13:56)

Intervista all’on. Vittorio Sgarbi in occasione della sua visita a San Giovanni Rotondo (Chiesa San Pio da Pietrelcina, giovedì 14 ottobre 2004).

Onorevole Sgarbi, da critico d’arte quali sono le sue impressioni sulla nuova chiesa di San Pio da Pietrelcina e sulle opere d’arte che sono presenti al suo interno?

La valutazione che già avevo fatto nel corso degli anni rispetto all’opera di Giuliano Vangi è che si sia di fronte ad una forte coscienza spirituale dell’arte che gli consente di fare un’opera che ha la capacità di competere con la scultura classica, con la scultura gotica e con la scultura rinascimentale per un sentimento profondo della forma.
Non direi lo stesso su due fronti opposti della iconografia illustrativa di Padre Pio che ha condotto a una serie di sculture che spesso contrastano violentemente con i centri storici da Anagni fino a Benevento, dove ce ne una che sembra un missile che parte e dove il corpo di Padre Pio produce una forma di illustrazione assolutamente arcaica e senza energia artistica.
Quando poi, per converso si passa ad esperimenti più radicali come quelli di Pomodoro, anche in quel caso, io credo, non si riesca a raggiungere la volontà spirituale che dovrebbe essere dietro l’idea della croce, per cui quello a cui io guardo con maggiore riconoscenza e attenzione è l’opera di Vangi.
Bisogna riconoscere che la grande passione per Padre Pio e il sentimento profondo che ha determinato una coscienza degli uomini nella fede non corrisponde alla iconografia che si è diffusa per ragioni devozionali, per cui molto spesso dei luoghi della natura che sono creazioni di Dio sono stati turbati dalla presenza di queste statue inerti formalmente.

Allora l’idea che dopo tanti anni di sculture illustrative si sia arrivati ad un’opera straordinaria come questa di Vangi è il legittimo riscatto di Padre Pio… invece di generare dei cloni di bronzo del suo corpo che sono comunque discordanti con molte parti dei centri storici di Anagni, di Roma… c’è stato un momento in cui si è diffusa questa iconografia di Padre Pio credo senza neppure che lui fosse soddisfatto o consapevole, invece questa opera in cui l’arte sublima l’idea ed è bello e giusto che sia in questo luogo.
Quanto all’architettura l’idea di Piano è un’idea fortemente competitiva nel senso che qui sembra che la tecnologia e la scienza vogliano come durante il gotico, testimoniare la stessa potenza della creazione, quindi arte – cultura e dal punto di vista del respiro certamente Piano ha fatto un opera importante, non saprei dire se alla fine un’opera come questa potrà veramente restare nella storia dell’architettura come le chiese del Rinascimento, come le chiese barocche o come Bernini o Borromini.
Un buon impegno invece ho trovato, se pur in maniera molto schematica, nel neo primitivismo, che poi è quello che ha la sua forma in Picasso, la porta di Palladino che abbiamo visto, se pur in maniera un po’ legnosa che però dimostra di avere mantenuto una sacralità con una certa efficacia, per cui è comunque un’esperienza importante che in un luogo come la Puglia con questa figura così potente che è stato Padre Pio si generi ancora l’arte: lo prova lo stesso rapporto che c’è tra la Chiesa e l’arte. Siccome io sono stato fra i primi e i più feroci sostenitori della necessità del crocifisso nelle scuole contro tutti quelli che, a parte i mussulmani ma a anche i magistrati, volevano toglierlo… è un atto violentissimo non contro la fede ma contro la cultura cristiana da cui viene fuori Dante, Michelangelo e anche per un attimo quella è una cosa di valore assoluto e non di valore relativo… e allora è la cosa più alta che è stata espressa nella storia dell’umanità per cui non si può, ed ha ragione il Papa, che non si può non mettere nel preambolo della costituzione le radici cristiane. Qui oggi il mondo vede che c’è, pure con i limiti che io ho comunicato rispetto alla mia visione, certamente un’impresa, come questa creatività dell’uomo, e quindi un segnale di resistenza. Specialmente in tempi come questi dove c’è una grande minaccia alla cultura cristiana.
Varie considerazioni si possono fare ma l’importante è che sia stata fatta.Come vede lo Sgarbi uomo la figura di San Pio da Pietrelcina?

Devo dire che ho frequentato anche persone che hanno lungamente meditato sulla sua figura ed è molto forte in lui il rapporto con il più grande santo cristiano che è San Francesco ed è come se ci fosse in lui una riproposta di quella dimensione di spiritualità che però non è astratta contemplazione, non è puro pensiero ma è poi azione verso gli altri, quindi questa dimensione francescana è in lui potentemente ricreata come se fosse una seconda vita di San Francesco che c’è in lui. Per il resto gli ostacoli che la Chiesa gli ha posto lungo gli anni della sua azione sembrano comporsi in questa che in fondo è un’architettura che compete con quella della Chiesa Vaticana e quindi è come se oggi il riconoscimento di Padre Pio non fosse soltanto degli uomini che hanno visto in lui la speranza e i miracoli, ma anche della Chiesa ufficiale; quindi oggi si conciliano questi due mondi.

Per quello che riguarda la sua azione è molto singolare che essa fosse così potentemente legata al tema del miracolo e della grazia divina in tempi di negazione di Dio. In fondo il secolo breve, il secolo dell’olocausto, il secolo della violenza di Pol Pot, il secolo del comunismo, un secolo fortemente ateo e fortemente scettico ha avuto un santo che era come un santo nel medioevo quindi un santo che richiede una grande fede. Questo è un fatto singolare, c’è in Padre Pio la resistenza di valori no global per qualche modo di una civiltà che è stata messa in discussione dal principio del dubbio del secolo che abbiamo alle spalle, e quindi un santo potentemente controcorrente, contro le mode.
Quindi una figura di grande interesse per gli studiosi, credo la più interessante assieme a quella di Papa Giovanni.