Si è spento nella tarda serata di ieri padre Eusebio Notte da Castelpetroso, frate assistente di Padre Pio per cinque anni dal 1962 al 1967.  Dal 2014, dopo un ictus, fu costretto al ricovero presso l’infermeria dei frati minori cappuccini della provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio. Vestì l’abito cappuccino il 18 luglio 1950, professò i voti perpetui il 1 agosto 1954 e venne ordinato sacerdote il 21 luglio 1957.

Il suo compito era quello di sbrigare la corrispondenza in lingua inglese, avendola studiata in Inghilterra ed Irlanda. E dei momenti trascorsi vicino al Padre Pio, nonché di episodi particolari e spesso inediti, Padre Eusebio ha sempre fatto menzione nelle sue omelie e negli incontri con i fedeli e con i “gruppi di preghiera di Padre Pio”, oltre che in alcuni scritti. I funerali si svolgeranno domani, alle 11.30, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo e sarà trasmessa in diretta su PADRE PIO TV.

È proprio lui che racconta nel libro “Padre Pio e Padre Eusebio“, un libro autobiografico consegnato come ricordo a tutti coloro che festeggiarono con lui ad Isernia, nel 2007, il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale che “lo scopo principale per cui i Superiori mi mandarono a San Giovanni Rotondo, fu quello di curare il disbrigo della corrispondenza inglese. Dovevo accudire ad oltre mille lettere, in media, alla settimana. Ricordo che i primi tempi rimasi sconcertato e quasi avvilito. Poi mi abituai e mi organizzai. Le lettere le leggevo tutte, e ci volle un bel po’ di tempo per prendere dimestichezza con la grafia, in genere a mano, perché le lettere erano in inglese, ma venivano da tutte le parti del mondo. A chi chiedeva solo preghiere, veniva mandato un foglietto già stampato, col quale si assicurava lo scrivente che il Padre avrebbe pregato, e intanto benediceva tutti. Per consigli più impegnativi, andavo dal Padre, il quale in genere mi dava una risposta precisa. Ma tante volte diceva: «Rispondi che dobbiamo pregare insieme, perché il Signore illumini a prendere la giusta decisione». In quel caso dovevo scrivere una letterina.

Al termine della Celebrazione Eucaristica ad Isernia il 21 luglio 2007 prese la parola e raccontò un aneddoto: “Un giorno tornando dall’Inghilterra volevo andare a confessarmi da Padre Pio. Padre Pio era in sacrestia e mandava via frati e preti senza assoluzione. Mi vedevo anche io tra quelli cacciati. Siccome dovevo rimanere a San Giovanni Rotondo mi dissi: se questo mi manda senza soluzione che figura ci faccio? Andai a confessarmi da un altro confratello, feci passare 15 giorni in cui mi comportai come un angioletto nel vero senso della parola. Non per paura del Signore , ma per paura di Padre Pio. Andai a confessarmi da lui. Fatta la mia confessione con pochi peccati, ad un certo punto mi disse “uagliò” ma tu hai mai ringraziato il Signore che ti sei fatto monaco? In quel momento risposi, “Padre non ci ho mai pensato”. “Come non ci hai mai pensato? Pensaci! Perché, se non ti fossi fatto monaco saresti diventato un delinquente”. Un delinquente mancato è diventato frate, sacerdote, professore di tanti seminaristi e assistente di Padre Pio ed un giorno lo confessò. Nel suo libro racconta di aver confessato Padre Pio. Il confessore ufficiale era ricoverato in Casa Sollievo. Una sera Padre Pio con voce sommessa gli chiese: “Figlio mio mi devo confessare!”. Lasciamo a lui la parola: “In quegli attimi pensavo tra me: Confessare un santo. Di peccati grossi certamente non me ne porta e sarebbe meglio se me li portasse, invece di sottopormi qualche problema di ascetico-mistica!. Avevo dato inizio alla confessione, il penitente sembravo io: sudavo abbondantemente, tremavo, ma seguivo con attenzione quello che il padre mi diceva. Quello che mi colpì e mi tolse il respiro non fu qualche problema mistico, come temevo, ma la conclusione. Terminata l’accusa dei peccati, Padre Pio scoppiò in un pianto dirotto e singhiozzava! Il padre notò il mio imbarazzo (perché non aveva commesso nulla ndr) e disse: “Figlio mio, tu pure pensi che il peccato sia la trasgressione di una legge. No, il peccato è il tradimento dell’amore. Che ha fatto il Signore per me? e che faccio io per lui?. Non mi restò che prendere la sua testa tra le mani e accostarla al mio petto. Una piccola rivincita racconterà Padre Eusebio: “quel delinquente “mancato” che ero io, come sentenziò nella mia prima confessione con lui, doveva diventare confessore di un santo. Ma ciò avvenne anche per le continue preghiere con le quali il Padre mi accompagnava”.

 

Due sorrisi affascinanti e smaglianti. Il sorriso di un santo e il sorriso di un amico.