In occasione del ventennale della Beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina, il 2 maggio, nel santuario di Santa Maria delle Grazie, dopo la celebrazione eucaristica sarà benedetta un’opera di bronzo del Maestro Michele Miglionico raffigurante l’allora arcivescovo di Manfredonia Vieste, mons. Valentino Vailati, presidente ecclesiastico dell’inchiesta cognizionale diocesana della causa di Beatificazione e Canonizzazione di Padre Pio da Pietrelcina.

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Monsignor Valentino Vailati è nato a Milano il 30 giugno 1915. Trasferitosi fanciullo nel paese dei genitori, Pancarana (Pavia), fu alunno prima del Seminario Diocesano di Tortona e poi del Pontificio Seminario Lombardo in Roma, ove si laureò in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote il 22 agosto 1937.

Ricoprì incarichi vari: per i primi 8 anni fu insegnante di Lettere del Seminario minore e contemporaneamente parroco di Pietrabissara, in diocesi di Tortona; quindi rettore dello stesso seminario minore e poi di quello maggiore dal 1952, dove insegnò anche teologia dogmatica e patrologia.

Fu vicario foraneo di Tortona, esaminatore prosinodale, direttore dell’Opera delle Vocazioni, delegato giovanile per le scuole dipendenti dell’autorità ecclesiastica, presidente del Consiglio amministrativo diocesano, assistente dei laureati cattolici. Nel 1955 fu nominato Canonico della cattedrale di Tortona.

L‘8 dicembre del 1960 fu eletto Vescovo di San Severo (Foggia) ricevette la Consacrazione episcopale il 6 marzo 1961 nella cattedrale di Tortona. Il 4 maggio dello stesso anno fece il solenne ingresso nella diocesi di San Severo.

Vi rimase 10 anni, ricchi di dottrina e zelo pastorale che saranno ricordati come pietra miliare del rinnovamento della pastorale diocesana auspicato dal concilio. Ma il Signore lo chiama altrove.

Apostolo infaticabile della causa di Padre Pio

Nominato arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste, mons. Valentino Vailati fece il suo ingresso in Manfredonia il 22 agosto 1970. Nei due mesi seguenti prese contatti con le parrocchie e con i fedeli della sua Arcidiocesi; nel mese di ottobre del 1970 prese in mano la Causa del Venerato Padre Pio, già iniziata dal suo predecessore Monsignor Antonio Cunial, trasferito alla sede vescovile di Vittorio Veneto. Dietro suggerimento del generale Padre Bernardino da Siena, Monsignor Vailati compì subito due atti molto importanti: chiese il parere della Conferenza Episcopale regionale e ordinò la raccolta di tutti gli scritti di Padre Pio.

Il parere della Conferenza Episcopale regionale, espresso il 22 maggio 1971, fu quanto mai favorevole all’introduzione della Causa del Venerabile Padre. Leggiamo tra l’altro in una comunicazione ufficiale: “I  vescovi presenti unanimemente riconoscono che i fedeli della regione, della massa, ritengono il Padre Pio da Pietrelcina religioso di virtù  straordinarie è particolarmente dotato di carismi divini. Senza entrare in merito, giudicano quindi opportuno, che la chiesa esamini, nella ammirabile sua sapienza, quanto corre sulla vita e sulle attività del pio religioso”.

Per la raccolta degli scritti, l’arcivescovo Vailati emanò il relativo decreto in data 28 febbraio 1971 e nel mese di ottobre dello stesso anno potè disporre di ben 12 volumi dattiloscritti, che furono regolarmente autenticati e poi esaminati da due censori ecclesiastici. E’ superfluo dire che il parere o votum di questi ultimi fu positiva sul contenuto dogmatico e morale degli stessi scritti.

Ultimata la sistemazione di tutta la documentazione richiesta per ottenere dalla Congregazione della Causa dei Santi il prescritto “nihil obstat”  per l’apertura ufficiale del processo diocesano, Monsignor Vailati stilò un’ottima relazione sulla figura di Padre Pio, dichiarando che “le virtù teologali e cardinali, esercitate da Padre Pio, hanno tutte le qualità per essere eroiche”.

Sistemato il voluminoso materiale in due grosse valigie, il 16 gennaio 1973, l’arcivescovo di Manfredonia, accompagnato dal postulatore Generale di Padre Bernardino da Siena e da due delegati, padre Lino Barbati e padre Gerardo Di Flumeri, si recò presso la Congregazione delle Cause dei Santi e consegnò personalmente nelle mani del Cardinale Paolo Bartoli, prefetto della stessa congregazione, tutta la documentazione regolarmente richiesta e diligentemente raccolta.

Consegnata la documentazione, l’arcivescovo di Manfredonia e i membri della Postulazione, insieme a milioni di fedeli, rimasero in attesa di un positivo riscontro. L’attesa si protrasse fino al 1976, quando Monsignor Vailati si recò a Roma ben due volte per sollecitare le risposte della competente congregazione. Ebbe la sgradita sorpresa nell’apprendere che la congregazione per la dottrina della fede aveva posto il “dilata pro nunc” alla causa del Venerabile Padre Pio .

Sì pensò subito di ricorrere ai ripari, raccogliendo altre testimonianze preparando studi approfonditi su alcuni punti ritenuti più controversi nella vita del venerabile Padre Pio. Il lavoro fu portato a termine verso la fine del 1979, con un supplemento di indagini suffragate da validi e inconfondibili argomenti. Intanto, costatando che ormai l’inizio del processo della causa era rimandato praticamente “sine die”, l’arcivescovo di Manfredonia credette opportuno interrogare alcuni testimoni “perché non periscano le prove le testimonianze”. Alla fine nel 1979, il lavoro poteva considerarsi praticamente concluso. Rimaneva soltanto da sistemare la vasta documentazione pervenuta da varie parti. Cosa che fu fatta nei primi mesi del 1980. Oramai si era pronti per consegnare alla Congregazione della Causa dei Santi “l’ulteriore documentazione”, consigliata, auspicata e messa insieme con fatica e amore.

Sistemata la documentazione in tre raccoglitori, in duplice copia, l’arcivescovo di Manfredonia, il 19 febbraio del 1980, firmò una lettera di accompagnamento a cui allegò l’elenco dei documenti con l’indicazione del soggetto trattato. Leggiamo nella lettera: “A mio giudizio, il lavoro di raccolta è stato compiuto con diligenza e con scrupoloso amore alla verità; nutro pertanto fiducia che i documenti presentati, dopo l’attento esame da parte  del Santa Congregazione, abbiamo a meritare un giudizio positivo, tale da poter soddisfare anche le richieste della Santa Congregazione per la dottrina della fede”.

La consegna di questa nuova documentazione alla congregazione della Causa dei Santi avvenne il 3 marzo del 1980, ad opera dell’arcivescovo di Manfredonia, accompagnato dal postulatore generale e dai delegati padre Lino Barbati e padre Gerardo Di Flumeri. Subito dopo fece un nuovo passo a favore della Causa: in data 10 aprile 1980, scrisse una lettera al Santo Padre Giovanni Paolo II, al quale così ci si rivolgeva: “A me, come ordinario di Manfredonia, sembra necessario che venga concesso il “Nulla Osta” all’introduzione della Causa”.

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La lettera fu presentata con ogni premura al Santo Padre Giovanni Paolo II, il quale prese vivamente a cuore quanto Monsignor Vailati gli aveva scritto e disposizione “che ne fossero interessati i componenti Sacri Dicasteri per un’equa e rapida soluzione della questione”. Ed il personale interessamento del Santo Padre produsse il suo effetto. Infatti, il 11 novembre del 1980, la Santa Congregazione per la dottrina della Fede concesso il “Nulla Osta“. Intanto al cardinale Corrado Bafile successe come prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Pietro Palazzi, il quale, in data 24 novembre 1980 comunicò a Monsignor Vailati che era stato rimosso ogni ostacolo che la Causa in avvenire era di esclusiva competenza della Congregazione della Causa dei Santi.

D’ora in poi le cose precipitarono. Nel mese di novembre del 1981, l’Arcivescovo di Manfredonia fu ricevuto in udienza dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in occasione della visita “Ad limina Apostolorum”. Fu una felice e propizia circostanza per mettere direttamente nelle mani del Papa una nuova supplica a favore della Causa di Padre Pio.

Il 23 ottobre del 1982, la Congregazione delle Cause dei Santi tenne il congresso ordinario, nel corso del quale decretò che “niente si oppone che l’Eccellentissimo reverendissimo Signore Valentino Vailati, arcivescovo di Manfredonia, possa emettere il decreto per la canonica introduzione della Causa di Beatificazione del Servo di Dio Padre Pio da Pietrelcina (al secolo Francesco Forgione), sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori cappuccini, e celebrare il processo cognizionale sulla vita, le virtù dei miracoli dello stesso, osservando tutto ciò che per diritto bisogna osservare, a norma della Lettera Apostolica “Sanctitas Clarior”

Di tutto questo il Cardinale Pietro Palazzini, Prefetto della Congregazione dei Santi, fece una relazione al Papa Giovanni Paolo II e Sua Santità ratificò e confermò il responso della Congregazione, 29 novembre del 1982, festa di Tutti i Santi dell’Ordine Francescano.

Pertanto, nella stessa data (29/11/1982, Prot. n. 1222-21/982), la Congregazione concesse l’atteso e desiderato “nihil obstat”.

La notizia causò grande gioia a San Giovanni Rotondo, presso i gruppi di preghiera e nell’ambiente di tutti devoti del venerato Padre Pio. Soprattutto riempì di consolazione il cuore generoso di Monsignor Vailati che per oltre un decennio aveva lavorato, sofferto ed atteso con serena fiducia.

Presidente del tribunale ecclesiastico

L’apertura ufficiale del processo fu fissata a domenica 20 marzo 1983, nel santuario Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo, dietro il decreto per introduzione della Causa, emanata dall’Arcivescovo di Manfredonia, il quale costituì il Tribunale ecclesiastico e nominò la richiesta Commissione storica. Giudice presidente del tribunale ecclesiastico era lo stesso mons. Vailati, il quale fu assiduo a presiedere tutte le sessioni. Raramente fu assente, trattenuto altrove da impellenti esigenze pastorali. In 182 sessioni, ascoltò 71 testimoni interrogando con garbo, con intelligenza, con senso di profonda paternità. Le risposte dei testi venivano da lui  riassunte in sintetiche e chiare parole, che l’attento notaio scriveva diligentemente.

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Durante il processo, tutto si svolse regolarmente secondo le norme contenute  nella Instructio della Congregazione delle Cause dei Santi. Ma Monsignor Vailati non era soltanto il Presidente del Tribunale Ecclesiastico, egli era anche presidente della  Commissione storica, che doveva affiancare il Tribunale nella ricerca della documentazione riguardante la Causa del Servo di Dio.

La copiosa e preziosa documentazione raccolta veniva consegnata alla commissione storica, la quale si dava premura di vagliarla, catalogarla, utilizzarla nel modo migliore.

Gli ultimi impegni

Compiuto il lavoro del Tribunale ecclesiastico ed espletate le ricerche della Commissione storica, tutto l’abbondante materiale raccolto fu racchiuso in 104 volumi, sempre sotto l’occhio vigile di Monsignor Vailati, il quale fisso la data dell’ultima sessione, che fu celebrata nel santuario Santa Maria delle Grazie domenica 21 gennaio 1990.

Fu una giornata splendida, che riempì di gioia il cuore di tutti i numerosi presenti, in modo particolare di colui, che era stato l’artefice di tutto, e cioè Monsignor Valentino Vailati, Arcivescovo di Manfredonia-Vieste. Alcuni giorni dopo, il medesimo a Arcivescovo consegnerò i 104 volumi alla Congregazione delle Cause dei Santi e con questo ultimo atto il suo lavoro e poteva considerarsi concluso. Iniziava una nuova fase, quella della preparazione della Positio, di cui Vailati non era ufficialmente incaricato, ma egli continuò ad interessarsi della causa del venerabile padre Pio, chiedendo come andavano i lavori e incoraggiando il vice postulatore padre Gerardo Di Flumeri ad andare avanti, nonostante le difficoltà. Fu contento anche quel giorno in cui lo stesso padre Gerardo gli portò il primo volume, si trattava del Summarium, che raccoglieva gli atti del tribunale ecclesiastico da lui presieduto.

Morì il 1 febbraio 1998 nella sua abitazione di Manfredonia. Alle esequie, tenutesi nella Cattedrale di Manfredonia, partecipò una immensa folla, ricordando di lui “un amico fraterno e saggio” e riconoscendone la discrezione, la preparazione e l’affetto con cui seguiva le vicende della terra garganica.

Aveva uno spirito di grande umiltà e tutti vedevano in lui una figura di Pa­dre amorevole, sollecito e attento al bene comune.

Il suo nome è indissolubilmente legato alla causa di beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina.

 

 

Foto Voce di Padre Pio 

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