L’attenzione di Giovanni Paolo II per l’Africa si legge già dalle cifre: 14 viaggi, nei quali ha visitato 38 Paesi, tornando più volte in alcuni di essi.

Particolarmente significative sono le prime parole rivolte agli abitanti di questo continente nel primo incontro, avvenuto a Kinshasa il 2 maggio 1980. Parole rivolte «a tutti, di qualunque origine o paese», ai «cattolici», agli «altri cristiani» e anche a«quelli che, profondamente animati da sentimenti religiosi, hanno a cuore di sottomettere la loro vita a Dio o di ricercare la sua presenza». Nel salutare «ognuna delle nazioni africane», il Pontefice volle esprimere la sua gioia «perché hanno preso in mano il proprio destino», pur riconoscendo che ciascuna «ha ancora un lungo cammino da percorrere per realizzare lo sviluppo che si impone in molti campi, con la preoccupazione della partecipazione e dell’interesse di tutti». 

Anche nell’esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa, del 14 settembre 1995, Papa Wojtyla fu attento a far giungere il suo messaggio non solo «ai Pastori ed ai fedeli cattolici, e poi ai fratelli delle altre Confessioni cristiane», ma anche «a quanti professano le grandi religioni monoteiste», ai«seguaci della religione tradizionale africana ed a tutti gli uomini di buona volontà», e sottolinò che la Chiesa locale, in comunione con la Chiesa universale, è collocata «con decisione al fianco degli oppressi, dei popoli senza voce ed emarginati». Nel documento Giovanni Paolo II ha reso omaggio «all’eroica e disinteressata dedizione di generazioni di missionari» e ha proposto «la Santa Famiglia» di Nazareth come «prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane», ribadendo che «l’uomo e la donna sono essenzialmente uguali», in quanto «Dio dona la dignità personale in eguale modo all’uomo e alla donna».

L’ultimo viaggio apostolico nel continente, compiuto in Nigeria nel marzo del 1998, si concluse con un il rinnovo dell’«appello,rivolto già molte volte alla comunità internazionale, affinché non ignori le necessità dell’Africa», e con un messaggio di speranza per le nuove generazioni: «I bambini e i giovani dell’Africa devono essere protetti dagli orrori e dalle atrocità subiti dalle migliaia di vittime innocenti costrette a diventare dei rifugiati, abbandonate alla fame o impietosamente rapite, maltrattate, rese schiave o uccise».