Addio al cardinale Camillo Ruini: nel 2012 a San Giovanni Rotondo indicò in Padre Pio «una grande via di accesso a Gesù»
Con la morte del cardinale Camillo Ruini, avvenuta il 16 giugno all’età di 95 anni, la Chiesa perde una delle figure più autorevoli e influenti degli ultimi decenni. Storico presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007 e tra i più stretti collaboratori di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, Ruini ha segnato profondamente il cammino della Chiesa italiana, distinguendosi per il suo impegno culturale, pastorale e teologico.
Tra i numerosi momenti che lo hanno visto protagonista a San Giovanni Rotondo resta particolarmente vivo il ricordo del 23 settembre 2012, quando, nel decimo anniversario della canonizzazione di san Pio da Pietrelcina, presiedette la solenne celebrazione eucaristica nella memoria liturgica del Santo. In qualità di presidente del Comitato per il Progetto Culturale della Conferenza Episcopale Italiana, il porporato offrì una profonda riflessione sulla figura di Padre Pio, delineandone il significato spirituale per la Chiesa e per il mondo contemporaneo.
«Quando Padre Pio morì avevo trentasette anni ed ero sacerdote da quattordici», ricordò Ruini all’inizio dell’omelia. «Allora Padre Pio era un segno di contraddizione, come spesso lo sono stati i santi nella loro vita terrena. Ma era anche già una grande via di accesso al Signore Gesù e a Dio Padre, attraverso Maria Santissima e la preghiera del Rosario, come egli stesso ci ha lasciato nel suo testamento spirituale».
Il cardinale sottolineò come tutta la vita del frate cappuccino fosse plasmata dall’azione dello Spirito Santo, visibile nella celebrazione della Messa, nel ministero della confessione, nella direzione spirituale e soprattutto nella sua piena configurazione a Cristo crocifisso, resa evidente anche dalle stigmate. «Padre Pio era dolce ma anche ruvido – affermò – proprio come il Signore Gesù, capace di infinita misericordia ma anche di una forte denuncia contro l’ipocrisia».
Nel corso dell’omelia Ruini rivelò anche un ricordo personale che lo legava al santo di Pietrelcina. Raccontò infatti che uno dei miracoli attribuiti a Padre Pio cambiò profondamente la vita di suo padre, medico ospedaliero e inizialmente scettico davanti ai miracoli. Di fronte a quell’evento straordinario, confessò il cardinale, suo padre non poté più rimanere indifferente e ne uscì interiormente trasformato.
Commentando le letture liturgiche del giorno, Ruini indicò nella croce il cuore dell’esperienza cristiana e della spiritualità di Padre Pio. Citando san Paolo, ricordò che «l’unico vanto del cristiano è la croce di Cristo», spiegando che proprio attraverso la sofferenza vissuta nell’unione con Gesù è possibile sperimentare pace, forza e speranza. Padre Pio, osservò, ha aiutato migliaia di persone a vivere questo “grande miracolo”, trasformando il dolore in un cammino di fede e di amore.
L’omelia si concluse con un forte invito alla conversione personale e comunitaria, definita «la radice di ogni altro dono del Signore», quella stessa conversione che Padre Pio chiedeva con fermezza ai penitenti prima di concedere l’assoluzione sacramentale. Infine il cardinale esortò tutti ad avere «il coraggio del bene» e a confidare non nelle proprie forze ma «nel Dio ricco di amore e di perdono», ricordando come Padre Pio continui ancora oggi, attraverso la sua intercessione, a cambiare la vita di tante persone e a ispirare grandi opere di carità come la Casa Sollievo della Sofferenza.
Con la scomparsa del cardinale Camillo Ruini riaffiorano anche pagine significative del suo lungo ministero, come quella intensa celebrazione del 23 settembre 2012, nella quale indicò san Pio da Pietrelcina come un modello sempre attuale di santità, capace di condurre gli uomini all’incontro con Cristo attraverso la croce, la preghiera, la conversione e la misericordia.
















