“I libri hanno molti poteri, tra cui la capacità di far incontrare le persone e costruire legami”. Annalisa Graziano, scrittrice e giornalista, nel suo ultimo libro “Solo Mia” racconta storie di donne coraggiose, incontrate durante i numerosi incontri avvenuti nella casa circondariale di Foggia, in cui è assistente volontario.

La copertina del libro (edizioni la meridiana)

«Le storie raccontante in questo romanzo sono vere – scrive l’autrice nei ringraziamenti – Sono frutto della fantasia solo i personaggi di Eva, di sua madre, di Andrea e dei loro amici. Mia è un nome di fantasia, scelto per tutelare la vera identità della protagonista. I racconti delle donne detenute sono stati raccolti nel corso di numerosi incontri avvenuti nella sala colloqui del carcere di Foggia. I nomi sono reali. Il libro nasce grazie all’aiuto di molte persone. Grazie a “Mia” che si è fidata di me e mi ha aperto il suo cuore, entrando in comunicazione con il mio. Grazie alle associazioni di volontariato che ogni giorno operano silenziosamente nei penitenziari e che ho voluto raccontare in questo libro»

Qual è il filo conduttore che unisce tutte le storie?

«Sono tutte storie di donne che hanno attraversato dei sentieri complicati. Le unisce spesso la ferita del mancato amore – racconta Annalisa – sono donne che hanno sofferto la mancanza di un amore e che spesso sono state vittime di quello che non è amore perché la violenza non può mai rappresentare una forma di amore. Il filo rosso che le unisce sono le ferite del mancato amore che in qualche maniera hanno inciso in alcune scelte e strade che hanno deciso di percorrere»

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