La notte del 22 settembre 1968, Padre Pio, è a letto e vuole accanto a sé padre Pellegrino da S. Elia a Pianisi. Come un bambino preso dalla paura, a mezzanotte, supplica padre Pellegrino di restare con lui. Gli domanda spesso quale ora sia.

Dopo la mezzanotte, lo prega di celebrare la messa del nuovo giorno per lui. Fa la sua confessione. Implora da padre Pellegrino di chiedere perdono – per lui – ai confratelli, per i fastidi dati; di chiedere ai confratelli ed ai figli spirituali una preghiera per la sua anima.

Dichiara di voler benedire tutti: i suoi frati, i suoi figli spirituali, i suoi malati, la sua sorella suor Pia, i suoi nipoti e le loro famiglie. Chiede di rinnovare l’atto della professione religiosa. C’è, quasi, l’ansia di metter tutto a posto, per andarsene in… tranquillità.

Verso l’una, implora di lasciare il letto e di porsi sulla sedia, nella ricerca di un respirare più facile. Si alza. Senza bisogno di essere sostenuto, esce spedito «come un giovane» dalla cella e s’avvia verso il terrazzino, nel quale si sofferma per cinque minuti, seduto sulla poltrona, girando gli occhi intorno come chi cerchi qualche cosa.

Vuole rientrare nella cella. Sfinito, appesantito, nel tentativo di rialzarsi costata: «Non ce la faccio». Dalla poltrona viene adagiato sulla sedia a rotelle, riportato in cella e riposto sulla poltrona. Il suo viso si fa sempre più bianco. Il sudore bagna la fronte, sempre più freddo. Le labbra, che si fanno sempre più livide, si muovono per dire in continuità: «Gesù! Maria!». Costatando progressivo peggioramento, padre Pellegrino accenna di muoversi per andar a chiamare qualche altro confratello.

«Non svegliare nessuno» – Padre Pio gli raccomanda.

Tuttavia, padre Pellegrino è in corsa febbrile per invocare il superiore. Sono circa le ore due. Nella cella, attorno a Padre Pio, abbandonato sulla poltrona, stanno il superiore padre Carmelo da S. Giovanni in Galdo, padre Pellegrino, fra Guglielmo, il medico dottor Sala. S’ode il respiro affannoso, difficile, lievemente rantolante. Accorrono altri: padre Raffaele da S. Elia a Pianisi, suo confessore; padre Mariano da S. Croce di Magliano; padre Paolo da S. Giovanni Rotondo, che gli amministra l’unzione degli infermi; i dottori Giuseppe Gusso, direttore sanitario di Casa Sollievo, e Giovanni Scarale, che gli praticano respirazione assistita; il nipote Mario Pennelli. Si prega. In giaculatorie, s’intrecciano i nomi di Gesù e di Maria. Padre Pio, afflosciato sulla poltrona, vestito del suo abito francescano, stringendo tra le dita la corona del rosario, china ancor più la testa sul petto. Non respira più.

Sono le ore 2.30 del lunedì 23 settembre 1968. Si piange.

Il dottore Giuseppe Gusso, presente al trapasso, lo definisce «il più sereno, il più dolce» che egli abbia mai visto.

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