“Signore, insegnaci
a non amare noi stessi,

a non amare soltanto i nostri,
a non amare soltanto quelli che amiamo.
Insegnaci a pensare agli altri,
ad amare in primo luogo
quelli che nessuno ama…”

È l’incipit della poesia dedicata “agli infelici” di Raoul Follereau, nazionalista e pacifista per natura e per vocazione, apostolo dei lebbrosi ma anche grande comunicatore.

Nasce a Nevers in Francia il 17 agosto del 1903 da una famiglia cattolica, muore il 6 dicembre 1977 a Parigi.

La guerra e la morte del padre, quando era adolescente, cambiano la sua vita.

Frequenta una scuola professionale e nel contempo coltiva la sua passione: la poesia…subordinata più tardi alla scrittura di saggi.  

Memorabile la sua prima conferenza pubblica dal titolo Dio è amore, in cui esprime concetti fondamentali, per lui un vero programma di vita, in cui Essere felici vuol dire rendere felici e Vivere è aiutare gli altri a vivere.

Per lui pensiero e azione vanno di pari passo, connubio espresso chiaramente nel suo celebre motto: amare è agire.

Il suo primo libro, pubblicato nel 1920 dal titolo “Il libro d’amore” risulta essere un condensato dei suoi pensieri, anche a distanza di anni.

È a Parigi che afferma il suo carattere libero e anticonformista, professando con grande libertà i valori cristiani rispetto alle gerarchie ecclesiastiche tanto da dedicarsi anche ai non credenti e ai credenti di altre religioni.

Nel 1935, seguendo i passi del missionario Charles de Foucauld durante un safari in Africa, il giovane e promettente giornalista Follereau entra in contatto per la prima volta con la terribile realtà dei lebbrosi.

Da qui inizia la sua lunga attività in favore dei lebbrosi che ha caratterizzato poi il corso della sua vita, riuscendo a guarirne quasi un milione. Nel 1946 fonda L’Ordine della Carità, conosciuto oggi come Fondazione Raoul Follereau.

Accanto a lui nella campagna per debellare la lebbra, insieme a eserciti di volontari, c’è sempre la moglie Madeleine. Compagna di lotte, insostituibile, e amore della sua vita.

Nel 2007 e nel 2011, rispettivamente per lui e per la moglie Madeleine, la Congregazione per le Cause dei Santi ha concesso il Nulla Osta per l’apertura della causa di beatificazione.

E tutt’oggi, decine di organizzazioni continuano la sua opera, in nome di una laicità universale.

“…E non permettere più, Signore,

che noi viviamo felici da soli (…)”.

Appuntamento a domani, 13 gennaio, con padre Luciano Lotti e Padre Pio, laici nel futuro.

Fonte foto www.aifo.it Associazione italiana amici di Raoul Follereau