«Le chiese devono avere sempre le porte aperte, perché questo è il simbolo di cosa è una Chiesa, sempre aperta. La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Cosicché, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa».

Con questo forte inciso, ancora una volta, papa Francesco ha sottolineato l’importanza di una Chiesa aperta, inclusiva, sullo stile di quella voluta da Gesù. Il Papa, nella consueta Udienza Generale del mercoledì, ha ribadito che la Chiesa «non è una roccaforte, ma una tenda capace di allargare il suo spazio perché entrino tutti e di dare accesso a tutti» . «La Chiesa è “in uscita” o non è Chiesa: o è in cammino», allargandosi sempre perché entrino tutti, «o non è Chiesa. È una Chiesa con le porte aperte».

«La novità delle porte aperte ai pagani – perché gli apostoli predicano ai giudei, ma anche con le porte aperte ai pagani – scatena una controversia molto animata. Alcuni giudei affermano la necessità di farsi giudei prima, cioè della circoncisione per salvarsi e poi il battesimo. Dicono: “Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati, cioè non potete ricevere dopo il battesimo. Ma prima il rito giudaico e poi il battesimo, questa era la loro posizione”», ha detto il Papa. «Per dirimere la questione, Paolo e Barnaba consultano il consiglio degli Apostoli e degli anziani a Gerusalemme, e ha luogo quello che è ritenuto il primo concilio della storia della Chiesa, il concilio o assemblea di Gerusalemme, cui fa riferimento Paolo nella Lettera ai Galati», ha ricordato Bergoglio.

«Decisivi nel corso dell’assemblea sono i discorsi di Pietro e Giacomo, “colonne” della Chiesa-madre. E questi due invitano tutti a non imporre la circoncisione ai pagani, ma a chiedere loro soltanto di rigettare l’idolatria e tutte le sue espressioni. Dalla decisione viene la decisione comune, ratificata con la cosiddetta lettera apostolica inviata ad Antiochia».

«Questo testo ci aiuta a comprendere la sinodalità», ha commentato il Papa: «È propria della sinodalità la presenza dello Spirito Santo: al contrario non è sinodalità, è parlatorio, è Parlamento, è un’altra cosa». «Chiediamo al Signore di rafforzare in tutti i cristiani, specialmente nei vescovi e nei presbiteri, il desiderio e la responsabilità della comunione. Ci aiuti a vivere il dialogo, l’ascolto e l’incontro con i fratelli nella fede e con i lontani, per gustare e manifestare la fecondità della Chiesa, chiamata ad essere in ogni tempo ‘madre gioiosa’ di molti figli», l’auspicio finale del Santo Padre.