Nella città di Foggia si venera in maniera speciale “La Madonna dei sette veli”, effige miracolosa risalente all’anno mille, chiamata anche Iconavetere o Sacro Tavolo.

Padre Pio nei circa 6 mesi (17 febbraio-4 settembre 1916) che dimorò a Foggia nel convento di S. Anna, spesso si recò nella basilica – cattedrale del capoluogo dauno dedicata alla Madonna dei sette veli e luogo dove è custodita l’icona.

Quasi ogni giorno il frate cappuccino faceva brevi passeggiate verso l’antico convento cinquecentesco dei cappuccini, dove si sono verificate varie apparizioni della Madonna dei Sette Veli. 

Inoltre, accompagnato da un giovane terziario francescano, di nome Ciro Ruggiero, dopo aver fatto visita a Raffaelina Cerase , si recava nel duomo di Foggia, per venerare l’icona della Madonna e per pregare intensamente.

 

 

Origine

Sulle acque di uno stagno, dove oggi sorge la cattedrale, costruita nel 1172, tre fiamme misteriose destarono l’attenzione e lo stupore di alcuni pastori. Le fiamme lambivano la superficie di una grossa tavola, che galleggiava sull’acqua. La zona era tutto un pantano. I pastori la raccolsero: grossi involucri la avviluppavano, la avvolgevano. Aprirono quegli involucri e videro che quella tavola era una icona, che recava l’immagine di Maria.

I pastori riavvolsero, nei suoi involucri, il Tavolo misterioso e lo trasportarono in una taverna vicina: il posto più decente e sicuro, e là resero omaggio alla Regina del cielo. La notizia si diffuse rapidamente, vennero per primi i più vicini e poi anche i lontani.

Un racconto dice: “Un giorno, ai piedi di quel sacro Tavolo, due stranieri, padre e figlio, si incontrarono, dopo un lungo peregrinare, e, nella gioia di essersi riconosciuti, morirono, abbracciandosi in un’estasi d’amore: erano i santi Guglielmo (il padre) e Pellegrino”.

La meta di tanti pellegrinaggi non poteva più essere una taverna, perciò il duca Roberto il Guiscardo (1015-1085) fece costruire, entro il 1085, anno in cui morì, una piccola chiesa, intitolata a Sancta Maria de Focis, sul sito, dove l’icona era stata ritrovata. Intorno a quella chiesa nasce e si sviluppa una città: Foggia.

L’icona, che misura 150 cm per 80, non viene mai mostrata in pubblico. Rimane ermeticamente custodita in un sarcofago di argento sbalzato. Realizzato a Napoli, nel 1690, da Gian Domenico Vinaccia, che dà al Tavolo nascosto un aspetto sontuoso e decisamente monumentale. La tradizione descrive la Vergine col Bambino in braccio. Poiché la Madonna dei sette veli era molto deteriorata, fu sempre conservata nell’involucro dei suoi veli. Maria, che protegge Foggia, la si trova anche nel suo stemma cittadino. Ci sono 3 fiammelle galleggianti sull’acqua, con la scritta Sancta Maria de Focis (S. Maria delle fiamme).

Apparizioni della Madonna dei sette veli

I) Terremoto 1731:  Il martedí santo, 20 marzo 1731, alle ore 4.30 del mattino, vi fu una violenta scossa di terremoto e anche la cattedrale fu diroccata. Verso sera, due coraggiosi sacerdoti entrarono nel duomo. Uno prese dal tabernacolo la sacra pisside e l’altro, dalla nicchia, il Sacro Tavolo dell’Iconavetere, e portarono questo duplice sacro deposito, tra una folla piangente, alla chiesa dei frati minori cappuccini, sita fuori le mura, in aperta campagna, nell’attuale via S. Severo, che aveva resistito alla furia del terremoto.

Il giorno dopo, mercoledí santo, 21 marzo, le scosse continuarono, con implacabile intensità.

Il 22 marzo, giovedí santo, una folla orante si accalcava nella chiesa dei frati minori cappuccini, quando alcuni fedeli richiamarono l’attenzione dell’arciprete del Capitolo, d. Nicola Guglielmone. Che era successo? “Sull’ovale nero, che si apre sulla superficie dei veli, che avviluppano da sempre l’Iconavetere, in quell’ovale, chiaro, netto, distinto, appare il volto di una fanciulla dolcissima e sorridente”. Il sacerdote non perde il controllo di sé: vuol constatare da vicino. Allora cosa fa? Fa sgomberare la chiesa, fa calare il Sacro Tavolo dall’altarino, dov’era collocato, guarda l’ovale da vicino. Che cosa vede? Il volto della Madonna è lí vivo, chiaro e palpitante. Allora, l’icona viene esposta all’aperto, ma l’apparizione è scomparsa. Comincia la celebrazione eucaristica: quand’ecco che, al momento culminante del sacrificio eucaristico, riappare il volto della vergine Maria, fissa i suoi occhi sul popolo implorante, si sporge, si inchina verso la folla e sorrid

2.L’anno dopo, 1732, nel mese di febbraio, mentre un ardente missionario stava parlando al popolo, nella chiesa di s. Giovanni, dov’era esposta l’Iconavetere, Maria mostra di nuovo il suo volto. Quel missionario era s. Alfonso Maria de’ Liguori. Costui fece dipingere, il giorno dopo, sotto suoi precisi suggerimenti, un quadro, che, ancora oggi, si conserva nella chiesa dei redentoristi  di Ciorani.

Ogni santuario della Madonna è sempre un segno di incoraggiamento, di speranza per i suoi figli, per la vita terrena, ma soprattutto per quella celeste. 

 

CREDIT FOTO Potito Chiummarulo

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