Padre Pio conforme a Cristo

S. Paolo, scrivendo ai romani, dice che Dio ha destinato tutti i battezzati “a esser conformi all’immagine del figlio suo” (Rom 8, 29). a) Allora, se Cristo è il modello, che tutti i battezzati devono imitare, non è presunzione aspirare a essere simili a lui, anzi è un dovere prolungare in noi la sua opera di glorificazione del Padre e di redenzione degli uomini. b) Questo è anche il desiderio di Cristo stesso: “Vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate, come ho fatto io” (Gv 13, 15). c) Per questa finalità, Gesú ci invia il suo santo Spirito, che è l’artefice, che scolpisce in noi i tratti del Cristo. d) Lo sviluppo di questo seme, però, dipende da ogni singolo battezzato, ecco perché, in alcuni produce il 20%, in altri il 60% e in altri il 100% (cf Mt 13, 1-23), fino a diventare immagine stessa di Cristo “conforme all’azione del Signore” (2 Cor 3, 18).
Aiuto dallo Spirito santo: a) L’idea di perfetta conformità a Cristo è cosí sublime che supera immensamente la capacità dell’uomo e sarebbe follia il solo pensare di conseguirlo con le sole proprie forze. b) Tuttavia, lo Spirito santo, che ha guidato l’uomo Gesú al compimento perfetto della volontà del Padre, guida anche il cristiano per la medesima via. c) Tutto questo lo Spirito santo può compiere nel battezzato, a condizione che egli si apra docilmente alla sua azione. Come per Cristo, cosí per il credente la volontà di Dio deve diventare il suo cibo. a) Solo allora lo Spirito santo l’illuminerà sul volere divino, facendoglielo apprezzare e amare come il piú gran tesoro.
b) Solo, allora, lo Spirito santo gli potrà far capire che unicamente in Dio troverà la sua santificazione e lo potrà rendere conforme a Cristo. Perché ciò possa avvenire, la vita del cristiano, dev’essere un prolungamento di quella di Cristo, per un motivo ben preciso, affinché, come spiega s. Paolo “la vita di Gesú sia manifestata nella nostra carne mortale” (2 Cor 4, 11).
1ª domanda: “Come p. Pio si è conformato a Cristo?”.
Il b. Giovanni Paolo II, nel discorso pronunciato a S. G. R., il 23 maggio 1987, tra l’altro, disse: “Il desiderio di imitare Cristo fu sempre vivo nella vita di p. Pio da Pietrelcina”. a) P. Pio è stato definito un “alter Christus”, perché non è difficile individuare in lui atteggiamenti e sentimenti, che furono propri di Gesú. b) Fu un frate cappuccino dalla preghiera continua e fiduciosa a Dio, abbandonandosi in lui, “come un bambino, in braccio a sua madre” (Ep. I, 800 = p. Ag., 15 ag.‘16). c) Si donò tutto al Signore, quando scelse la vita religiosa, vivendo con scrupolosa osservanza i voti, ma nello stesso tempo si donò anche completamente ai fratelli. d) A questi ultimi, sull’esempio di Gesú, offrí, con la parola e l’esempio, l’occasione del ritorno a Dio. e) P. Pio, infatti, non solo ha seguito fedelmente il Cristo, ma l’ha proposto anche come via, verità e vita, diventando, per moltissimi, maestro e padre. Vediamo, ora, delle similitudini tra il Cristo e p. Pio. Insegnamento: Come Gesú, p. Pio ha insegnato ai suoi figli spirituali a vivere l’onore di Dio e il rispetto della sua legge, a esser fedeli a Gesú, crocifisso e presente nell’eucarestia e nei fratelli, a obbedire incondizionatamente alla Chiesa, nei cui membri egli vide Gesú-Maestro e a essere continuamente uniti a Dio e ai fratelli nella preghiera e nella carità operosa. Segno di contraddizione: Anch’egli, come Gesú, fu un segno di contraddizione, soprattutto per il dono delle stimmate e dei miracoli, per cui dovette subire persecuzioni, umiliazioni e segregazioni. Tutto questo, perché dove c’è un cristiano, che vuol seriamente imitare Gesú, c’è anche satana, che semina zizzania. Tentato: Come Gesú fu tentato per quaranta giorni nel deserto, cosí pure p. Pio, per quaranta giorni a Venafro IS, dalla fine d’ottobre 1911 al 7 dicembre, fu tentato con continue visioni diaboliche, in parte riportate nel “Diario”, scritto dal suo secondo padre spirituale, Agostino Daniele. Passione: Come Gesú, anche p. Pio è stato “coronato di spine” e ha subito le pene della “flagellazione”. Ci crediamo? Davanti a “fenomeni simili”, spesso, si è scettici. C’è una lettera, quella, del 10 ott. 1915, scritta a p. Agostino Daniele, nella quale p. Pio, per il “voto di santa obbedienza”, risponde a tre domande di questo suo padre spirituale. Alle prime due domande, cioè se ha avuto visioni celesti e il dono delle stimmate, qui s’intendono le stimmate, da noi definite, invisibili, ma che sarebbe piú giusto definire temporanee, ricevute a Piana Romana, frazione di Pietrelcina, il 7 settembre 1910, p. Pio ha risposto positivamente. Ascoltiamo, ora, come risponde alla terza domanda: “La terza e ultima dimanda è se il Signore l’abbia fatto provare e quante volte la sua coronazione di spine e la sua flagellazione. La risposta anche a quest’altra dimanda deve essere pure affermativa; circa il numero non saprei determinarlo; solo quello che valgo a dirne è che quest’anima sono vari anni che ciò patisce e quasi una volta alla settimana. Parmi d’avervi ubbidito, non è vero?” (Ep. I, 669). Cuore e spalla destra: Come Cristo, anche a lui una lancia ha trapassato il cuore dal basso fino alla spalla destra, sulla quale il dottor Festa ha notato una piaga abbastanza notevole (dovrebbe corrispondere a quella, formatasi sulla spalla di Gesú nel portare la croce). Tuttavia questa piaga non era stabile, si manifestava esternamente solo in determinate occasioni. A testimonianza di questo, nel nostro convento di S. G. R. sono conservate delle magliette intime di p. Pio, impregnate di sangue sulla spalla. Stimmate: Come Cristo, anche lui è stato crocifisso, portando le stimmate. Via crucis: Come Gesú sulla via del Calvario aveva incontrato compassione, curiosità e ostilità accanita, cosí fu anche per p. Pio lungo la sua “via crucis”, durata oltre mezzo secolo. Tempeste e venti di tutti i generi hanno soffiato intorno a lui e sono passati, ma lui è rimasto, perché aveva posto le sue fondamenta sulla roccia solida di Cristo e non sulla sabbia. Si deve, quindi, concludere che Gesú volle associarlo intimamente e fisicamente alla sua passione. Fusione dei cuori: Non solo esternamente, ma anche interiormente Gesú l’ha voluto simile a sé, tramite la “fusione dei cuori”. Si era nell’anno 1912. Il 16 aprile di quell’anno, dopo che nella notte, fu picchiato dai “cosacci”, cioè dai diavoli, durante il ringraziamento, dopo la messa, il Signore operò la fusione dei cuori, cioè i due cuori, il suo e quello di p. Pio, ne divennero uno solo. Egli scrive, due giorni dopo, a p. Agostino Daniele: “Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che, pur volendomi provare a voler dire tutto, non lo potrei. Vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perder il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesú e mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano piú due cuori, che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia di acqua si smarrisce in un mare” (Ep. I, 273). Fiducia in Dio: Come Gesú si è sempre affidato al Padre, per fare la sua volontà, specie nell’ora della passione, cosí anche p. Pio. Notte oscura: Nella sua “notte oscura”, anche se con modalità diverse, p. Pio ha ripetuto con accenti forti, ma mai disperati, il grido di Gesú: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46). P. Pio ha vissuto quest’abbandono, tramite la “notte oscura”, che operava in lui, sentimenti di intimità e di lontananza da Dio. Infatti, confida, il 16 lug. 1917, a p. Benedetto: “Iddio poi si va sempre piú ingrandendo all’occhio della mia mente e lo veggo sempre nel cielo dell’anima mia, che si va circondando di densa nebbia. Lo sento vicino e pur lo veggo lontano lontano. E al crescere di queste brame Dio si fa piú intimo a me e lo sento, ma pure queste brame me lo fanno vedere sempre piú lontano. Dio mio! Che cosa strana!” (Ep. I, 911). Allo stesso padre, precedentemente, nella lettera dell’8 nov. 1916, dopo essersi dichiarato disposto a portare la croce, confida il dramma del suo cuore: “A tutto sono disposto, ma ti farai vedere (o Dio) un giorno sul Tabor, sul tramonto santo? Avrò la forza, senza mai stancarmi, di ascendere alla celeste visione del mio Salvatore? Sento che il terreno, che calco, cede sotto i miei piedi. Chi rafforzerà i miei passi?… La tua fede illumini ancora una volta il mio intelletto, la tua carità mi riscaldi questo cuore infranto dal dolore di offenderti nell’ora della prova! Mio Dio, quanto è trafiggente questo atroce pensiero, che da me non si diparte mai! Dio mio, Dio mio, non mi far spasimare piú per te! Io non mi reggo piú!” (Ep. I, 837-838). Certezza presenza di Dio: Come Gesú Cristo non ha avuto dubbi della presenza del Padre, nel momento della sua passione, cosí p. Pio nella sua “notte oscura”, che l’ha perseguitato per sempre, egli non ha mai avuto dubbi sulla vicinanza di Gesú Cristo, come egli stesso scrive a p. Benedetto Nardella: “Gesú, Gesú stesso è sempre con me” (Ep. I, 236). P. Pio, con l’aiuto di Gesú, tramite la modestia, la vigilanza, la riservatezza e la preghiera costante, ha mortificato la sua carne e rafforzato il suo spirito, per diventare il piú possibile conforme a Cristo. Sepolcro nuovo: A conclusione della sua vita, Gesú fu sepolto in un “sepolcro nuovo scavato nella roccia (Lc 23, 53), cosí è stato anche per p. Pio, che fu tumulato nella “roccia viva” della cripta.
Conclusione
Alla fine della sua vita, Gesú promette ai suoi apostoli: “Vi manderò un altro Consolatore… Non vi lascerò orfani” (Gv 14, 16-18), e lo Spirito santo scende. Anche p. Pio, a noi, suoi figli spirituali, promette di non lasciarci orfani. Alla sua morte, piú di uno dei suoi nemici aveva esclamato: “Tutto è finito! È stato solo un’illusione, un sogno!”. Invece, la pentecoste di p. Pio è una realtà, che cresce giorno dopo giorno, tanto che il vicario di Cristo, Paolo VI, esclamò di lui: “Guardate che fama ha avuto! Che clientela mondiale ha adunato intorno a sé!”. Segno, questo, che il seme della conversione e il germe della fede, della speranza, della carità e delle altre virtú, abbondantemente, da lui seminati nei cuori degli uomini, stanno producendo i suoi frutti.
Barzelletta
In Africa, un indigeno, rivolgendosi ai turisti, grida: “Fermi, non toccate quel totem!”. “Perché è sacro?”. “No, ha la vernice fresca!”.