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Giovanni Paolo II a San Giovanni Rotondo: L’omelia del Papa durante la Santa Messa

Simona Marmorino by Simona Marmorino
7 anni ago
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Giovanni Paolo II a San Giovanni Rotondo: L’omelia del Papa durante la Santa Messa
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L’omelia del Papa durante la Santa Messa

Sabato 23 maggio pomeriggio 1987

Campo sportivo «Antonio Massa» (San Giovanni Rotondo). Inizia la Santa Messa nella grande distesa, ai margini della cittadina garganica, oggi Parco del Papa.

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  1. “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi” (Gv14, 18).

Il tempo pasquale, cari fratelli e sorelle e San Giovanni Rotondo, è tempo del Cenacolo. Cristo disse queste parole agli apostoli nel Cenacolo, mentre si stava avvicinando il momento della dolorosa separazione. In quella stessa sera sarebbe stato catturato nel Getsemani e consegnato al sinedrio per essere giudicato. Il giorno seguente sarà condannato e si separerà dagli apostoli morendo sulla croce.

Nel pronunziare le parole, che leggiamo nell’odierno Vangelo, Gesù era consapevole della sofferenza che essi avrebbero dovuto incontrare insieme con lui. Era consapevole di “lasciarli orfani” e che ciò li avrebbe rattristati profondamente.

Al fatto di rimanere orfani si aggiunse il sapore amaro della delusione. Nonostante che Cristo avesse preannunziato spesso la sua passione e la sua croce, i discepoli non erano interiormente preparati a tale prova. Quando essa è giunta, hanno provato una forte delusione. Non hanno perseverato con il loro Maestro.

  1. “Non vi lascerò orfani”.

Oggi, ascoltiamo queste parole, mentre esse sono soltanto un’eco di quei difficili giorni. Gesù è tornato presso i discepoli. Non li ha lasciati orfani. È venuto a loro da risorto. Così come è stato di tra loro assunto in cielo (cf. At 1, 11) come se ne è andato morendo sulla croce.

Il tempo del Cenacolo si collega costantemente con il ricordo di quella dipartita e con l’esperienza della nuova venuta.

In questa venuta è confermato ciò che Cristo aveva predetto: “Voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14, 20).

Sì. Veramente. Cristo è nel Padre come Figlio prediletto e della stessa sua sostanza. Quel giorno doloroso, che sembrava offuscare questa verità con il buio della morte, è ormai passato. Adesso, con la risurrezione, questa verità risplende con una nuova luce. Con una luce piena. Il Figlio è nel Padre.

“Questo è il giorno fatto dal Signore” (Sal 118, 24).

  1. Cari fratelli e sorelle, anche noi oggi ripetiamo con gioia col salmista: “Questo è il giorno fatto dal Signore”!

Gioia, perché la luce della Pasqua illumina tutto il percorso della storia umana. Gioia, anche per questo nostro incontro, che avviene in questa luce di fede, in questo periodo di interiore esultanza che segue alla festività pasquale.

Con questi sentimenti saluto cordialmente tutti i presenti: gli Arcivescovi di Manfredonia-Vieste, e di Foggia-Bovino, insieme con gli altri presuli delle diocesi della Capitanata. Saluto con deferenza le autorità civili. Un saluto particolare ai numerosi malati: al gruppo accompagnato dall’UNITALSI e a quello dei fanciulli spastici della provincia di Foggia. Saluto poi cordialmente tutti voi, fedeli qui presenti, i giovani, gli anziani, le famiglie, tutti!

La vostra città, San Giovanni Rotondo, sta vedendo da un po’ di tempo -possiamo dirlo -un giorno “fatto dal Signore”: penso in modo speciale allo sviluppo che ha conosciuto in seguito alla presenza e all’opera di padre Pio da Pietralcina, per le quali esso ha acquistato una fama internazionale. Tuttora, grazie all’attività dei frati Cappuccini che degnamente continuano l’opera del servo di Dio, la vostra città attira numerosi pellegrini.

Cari fratelli e sorelle di San Giovanni Rotondo, siate sempre degni della testimonianza qui data da padre Pio.

  1. Nella luce del giorno “fatto dal Signore” i discepoli di Gesù vedono tutto rinnovato. L’intera creazione appare più che mai ai loro occhi come l’opera di Dio, l’opera piena di gloria.

Quindi dicono a Dio: “Stupende sono le tue opere”.

“Venite e vedete le opere di Dio, mirabile nel suo agire sugli uomini” (Sal 66, 3.5).

E soprattutto ricordano quell’avvenimento del lontano passato, che tutti i figli e le figlie di Israele commemoravano con entusiasmo riconoscente: la liberazione dalla schiavitù d’Egitto.

“Egli cambiò il mare in terra ferma, / passarono a piedi il fiume; / per questo in lui esultiamo di gioia. / Con la sua forza domina in eterno” (Sal 66, 6-7).

  1. Gli apostoli, i discepoli di Cristo hanno sempre custodito nel cuore il ricordo dell’esodo.Il ricordo di quella liberazione.

Ed ecco, nel mezzo della stessa Pasqua, che era un grande preannunzio, si è adempiuto ai loro occhi ciò che era stato predetto dai profeti: Gesù con la sua croce ha iniziato e ha portato a tutti la liberazione definitiva.

“È morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito”. Così dice san Pietro (1 Pt 3, 18).

  1. Questa vita,la vita nuova, è dallo Spirito Santo. Egli è quello Spirito di verità che era stato annunziato da Gesù prima della passione: “Io pregherò il Padre e egli vi darà un altro Consolatore . . . lo Spirito di verità” (Gv14, 16-17).

Ecco, Gesù vive nella potenza di questo Spirito. Nella sua potenza egli compie la promessa data ai discepoli: “non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”.

Nella risurrezione di Cristo è rivelata la potenza dello Spirito Santo. È riconfermata la potenza dello Spirito di verità. Subito la prima sera dopo la risurrezione, Gesù viene nel Cenacolo, alita sugli apostoli riuniti e dice: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22).

Per questo essi non sono più orfani. Non sono abbandonati. E non saranno abbandonati mai, nemmeno quando saranno passati i giorni successivi alla risurrezione e Gesù sarà assunto nel cielo.

Gli apostoli non saranno orfani. Non saranno, non sono orfane le generazioni sempre nuove dei cristiani, dei seguaci di Cristo. Gesù è con loro costantemente. Viene costantemente a loro nella potenza dello Spirito Santo.

Per primi, gli apostoli dovevano convincersene nel giorno della Pentecoste.

  1. “Lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce, voi lo conoscete” (Gv14, 17).

Non dal mondo, ma da Dio.

Tale è la verità più profonda sulla Chiesa, e -nella Chiesa -su ciascuno di noi.

Su ciascuno che è rinato mediante la morte e la risurrezione di Cristo: mediante il battesimo e la fede.

Tale è la realtà. Il tempo del cenacolo dura sempre nella Chiesa. Dura in noi. Esso sempre è aperto agli uomini di tutti i tempi.

Se dall’esterno giunge un’afflizione, se il mondo è pieno di pericoli e di tentazioni, Cristo continua a ritornare a noi nello Spirito Santo.

Egli vive e noi viviamo in lui (cf. Gv 14, 19).

E riconosciamo continuamente che egli, il Figlio, è nel Padre. E nello stesso tempo riconosciamo che egli – è in noi e noi siamo in lui.

L’Eucaristia ne è una particolare attuazione. È sacramento della presenza di Cristo in noi e della nostra presenza in lui.

  1. Ecco, noi stiamo celebrando questo mirabile, santissimo sacramento, l’Eucaristia.

Si realizza ancora una volta la preghiera del Redentore nel cenacolo. Riceviamo il Consolatore, lo Spirito di verità che soltanto lui può darci. Il mondo non può darlo, “perché non lo vede e non lo conosce” (cf. Gv 14, 17).

Ma neppure può riceverlo? Il mondo non può ricevere lo Spirito di verità?

Proprio per questo lo riceviamo in mezzo al mondo, per portarlo in noi ovunque, in ogni luogo dove non c’è. E dove soltanto lui può diventare sorgente della vita nuova: sorgente della verità e dell’amore.

Discendi Santo Spirito!

Così, mediante ciascuno di noi, risuona costantemente in mezzo al mondo la preghiera del cenacolo.

Credit foto VOCE DI PADRE PIO                   @RIPRODUZIONE RISERVATA
Simona Marmorino

Simona Marmorino

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