L’ultima parola. Giovanna Chirri racconta Benedetto XVI e la sua rinuncia

L’11 febbraio 2013, giorno della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI, la vaticanista dell’Ansa Giovanna Chirri è in sala stampa vaticana. È in corso il concistoro durante il quale il Santo Padre avrebbe annunciato la data della cerimonia per gli 800 martiri di Otranto. Un concistoro ordinario che si sarebbe poi rivelato straordinario come racconta la stessa Chirri nel suo libro “L’ultima parola. Gesti e parole di Benedetto XVI che hanno segnato la storia” (ed. San Paolo).

«Ero un tipo riservato, sono diventata una star». Giovanna Chirri «ha annunciato al mondo la rinuncia di Papa Ratzinger al pontificato…un unicum per la storia». La notizia battuta dall’Ansa è stata poi rilanciata dalle altre agenzie, facendo il giro del mondo.

«Una notizia nata come le altre – spiega l’autrice – vado in un posto, seguo un avvenimento e lo racconto. Un unicum per la storia. Per la mia vita, un regalo inconsapevole dal papa che di regali me ne aveva già fatti tanti».

La Chirri ha seguito Papa Ratzinger dal giorno dell’“Habemus Papam” fino alla sua rinuncia. «È stata una grande avventura – scrive la corrispondente dell’Ansa – ho lavorato molto, ho imparato molto».

Nel libro la vaticanista dell’Ansa racconta alcuni passaggi del pontificato di Papa Benedetto: dalla Lectio Magistralis di Ratisbona alle udienze del mercoledì, affettuosamente definite dalla Chirri “i mercoledì con Benedetto”; la liberalizzazione della messa in latino; il viaggio in Libano sotto il segno della pace; il rapporto con i giovani – forse una delle eredità più difficili lasciategli da papa Wojtyla, entusiasta trascinatore di folle giovanili.

Papa professore, maestro della fede e dell’intelligenza, papa delle parole, del ragionamento e dell’argomentare. Queste sono sole alcune delle definizioni che la giornalista Chirri ha dato a Papa Benedetto. Non solo frutto di semplice ammirazione ma di affetto sincero che l’autrice del libro “L’ultima parola” riserva a Papa Ratzinger.

Il capitolo 14 del libro si chiude con questo interrogativo: se anziché per rinuncia il pontificato di Benedetto XVI si fosse concluso per la sua morte, la Chiesa avrebbe avuto la capacità di pensare in grande e scegliere per guidarla un pastore e un uomo come Jorge Mario Bergoglio?