Il discorso di Pasqua

Il giovane frate Pio da Pietrelcina non era un predicatore e durante la sua lunga permanenza nella cittadina garganica (1916-1968) non ha mai predicato. Eppure nel quarto volume del suo epistolario è custodito un breve componimento che ha lo stile del sermone da tenere ai fedeli. I frati curatori dell’epistolario confermano che il breve discorso di Pasqua è di Padre Pio e lo ricavano dall’autografo, anche se il modo di esprimersi non è quello usuale di Padre Pio. La grafia, chiara marcata e ben leggibile, ci riporta ai primi anni del suo sacerdozio (1910 -1916) e possiamo supporre che il discorso di Pasqua possa essere stato pronunziato a Pietrelcina, negli anni in cui il sacerdote cappuccino aiutava l’arciprete don Salvatore Pannullo, nel servizio alla parrocchia.

Giusta, doverosa e santa mestizia

Padre Pio introduce il suo discorso con tre aggettivi che rivendicano l’atteggiamento che ogni cristiano deve assumere sopratutto durante il triduo solenne antecedente alla Pasqua: “Dopo la giusta, doverosa e santa mestizia degli scorsi giorni sacri alla passione di Gesù Cristo, spunta la letizia di questa pasqua, anniversario della resurrezione di Cristo, ed eccita tutti noi, suoi seguaci, a sorgere spiritualmente alla grazia“.

Resurrexit

Resurrexit! Ecco il grido di giubilo che la Chiesa innalza in questo giorno da ogni angolo della terra e tutti i popoli cristiani, affratellandosi insieme, solennizzano in modo speciale questo santo giorno“. Il giovane frate, ricordando il fenomeno di portata sbalorditiva mai accaduto fino ad allora, che Gesù è risorto, ne approfitta per ricordare la prima esortazione che ricalca quella dell’apostolo Paolo (Rom 6,4): “Ita et nos in novitate vitae ambulemus“: risorgiamo noi pure in vita nuova, morigerata e santa“.

Siate attenti

Segue un invito ad essere attenti: “E noi, signori miei, che abbiamo avuto questa grazia di essere una porzione di questo immenso stuolo di popoli, festeggiamo solennemente questo giorno. Ed io, vostro fratello in Gesù Cristo, prego tutti in questo giorno a porgere orecchio alle esortazioni ed auguri che sto per farvi”.

La chiesa festeggia la resurrezione di Cristo

Il cappuccino, terminato il cappello introduttivo del suo discorso, entra nel vivo della riflessione con queste parole: “La nostra Chiesa festeggia dunque, quest’oggi, la risurrezione di Gesù Cristo, suo sposo e nostro Redentor“. Poi, ci tiene a precisare, che la chiesa, ricorda questa solennità con una disposizione differente da quella che può animare una propaganda volta esclusivamente al consumismo ed a interessi materiali: “lo festeggia non coi sentimenti del mondo, ma con quelli degni di una sposa santissima, la quale vuole rimunerati i sacrifici che il suo sposo divino ha fatto per tutta l’umanità”.

Ecco perché Gesù è morto

Padre Pio prosegue e presenta in maniera molto semplice il motivo della morte in croce di Cristo attribuendola ai peccati dell’uomo. Ricorda che la resurrezione indica il nostro futuro stato nella gloria di Cristo: Perché Gesù Cristo si sacrificò alla morte? Per espiare le nostre colpe, mi risponde la fede. Perché risuscitò con tanto strepito di prodigi? Per testimoniarci il conseguimento della nostra redenzione. Nella morte di lui ci rammenta che eravamo morti pel peccato, nella sua risurrezione abbiamo invece un perfettissimo modello del nostro risorgimento alla grazia”. 

Dobbiamo noi pure risorgere immortali

Il sacerdote di Pietrelcina da vita nel suo discorso ad un approfondimento pratico dell’esperienza che vive il cristiano ogni volta che muore alla grazia con il peccato. Poi mediante il sacramento della riconciliazione, rivive alla nuova vita d’amore con Dio e con il prossimo: “Siccome Gesù Cristo è risorto immortale alla vita di gloria, così, a dire con lo stesso S. Paolo, dobbiamo noi pure risorgere immortali alla vita di grazia, con fermo proposito di non voler mai più, per l’avvenire, soggiacere alla morte spirituale dell’anima.

E veramente la vita di grazia, a cui siamo risorti, è di sua natura immortale, siccome immortale di sua natura è la vita di gloria, a cui Cristo è risorto. Con questo solo divario che, se Cristo non può più morire alla sua vita di gloria, ciò è frutto di beata necessità; ma se noi non moriamo più alla vita di grazia, dev’essere merito d’elezione e del nostro studio costante”.

Surrexit Dominus vere, et apparuit

“Volevamo le regole di una rigorosa giustizia che, risorto, Cristo salisse subito glorioso alla destra del suo celeste Padre nel possesso dell’eterno gaudio, come proposto si era nel sostenere l’acerbissima morte di croce“. Padre Pio dice che era giusto che Gesù dopo aver sofferto, una volta risorto, salisse al cielo, ma egli nella sua sconfinata bontà desiderò confermare con altri insegnamenti la fede. Cosi come si esprime san leone Magno nel suo discorso sulla risurrezione di Cristo, apparendo varie volte ai suoi discepoli. 

Apparizioni che hanno un senso di esortazioni e di testimonianza a vivere continuamente come Lui:“E nondimeno, noi sappiamo benissimo che, per lo spazio di quaranta giorni, volle comparire risorto. Surrexit Dominus vere, et apparuit. E per che mai? Per stabilire, come dice s. Leone, con sì eccelso mistero le massime tutte della novella sua fede. Riputò, quindi, non aver fatto abbastanza per la nostra edificazione se, dopo esser risorto, non fosse comparso. Dico questo per la nostra edificazione, perché non basta a noi il risorgere ad imitazione di Cristo, se, a sua imitazione non compariamo risorti, cambiati, e rinnovati nello spirito”.

La benedizione per i suoi concittadini

Poi, rivolgendosi ai suoi concittadini “pucinari”, invoca la benedizione di Dio: “questo pertanto, fratelli miei, è il sincero augurio che in questo giorno v’indirizzo. Iddio benedica e confermi i nostri buoni propositi, affinché il giorno della presente solennità perduri nella gioia delle vostre buone coscienze, nelle soddisfazioni dei vostri doveri, nella santificazione di voi stessi”.

Vivere in amicizia con Dio

Padre Pio si avvia così alla conclusione della sua omelia: “questo studio, questo sforzo di perseverare nel bene, per quanto ci possa riuscire di sacrifizio, non ci parrà troppo lungo. Passeranno anche per noi questi quaranta giorni che mancano alla nostra salita al cielo. Non saranno giorni poi, ma saranno mesi, saranno forse anni: io vi auguro, o fratelli, una vita lunga e prosperosa, piena di benedizioni celesti e terrene. Ma, finalmente, questa vita finirà! Ed allora felici noi, se ci saremo assicurati la gioia di un felice passaggio all’eternità. Allora la nostra risurrezione sarà completa”. Breve o lunga che sia la nostra esistenza, l’importante è vivere in amicizia con Dio.

Una dichiarazione d’amore

Il giovane frate conclude la riflessione con una dichiarazione d’amore che può partire solo dal cuore di un sacerdote a cui preme unicamente la salvezza delle anime: “Non più pericoli di perdere la grazia di Dio, non più patimenti, non più morte, ma sempiterna vita con Gesù Cristo nel cielo. Piaccia al Signore di ratificare, con le sue benedizioni, questi miei voti; e sarò felice di avervi dimostrato come e quanto la vostra felicità mi stia a cuore quanto per essa mi adoperi, quanto costantemente per essa io preghi”.

 

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