“Il Cristo glorificato rende capaci di amare”

 

In Cristo siamo popolo regale, sacerdoti per il nostro Dio è il titolo della rubrica curata dal prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica, offerta agli amici di Tele Radio Padre Pio ogni martedì pomeriggio nel corso del programma “Un senso, un traguardo”,  come piccolo “strumento” per una crescita personale che scaturisce da un impegno generato dalla Parola di Dio ascoltata, meditata, celebrata e condivisa. Vi proponiamo alcuni stralci tratti dalla puntata del 27 aprile 2010 realizzata nel corso della rubrica dedicata all’Anno Sacerdotale.
 
In questa V Domenica del tempo di Pasqua il vangelo ci parla di Gloria e di Amore. Quale il nesso fra questi due aspetti apparentemente distanti? Perché la Chiesa ci presenta questo brano che richiama un detto di Gesù durante il suo ministero, proprio adesso nel tempo di Pasqua? 
 
I due temi di questa V Domenica  di Pasqua sono la glorificazione del Figlio e del Padre, e quello dell’amore fraterno fra i credenti, in seguito al comandamento nuovo dato e testimoniato da Gesù con l’intera sua esistenza.  Fra Gesù e il Padre c’è una glorificazione reciproca. Gesù glorifica il Padre, compiendo la sua volontà, nella sottomissione ed obbedienza della croce. Il Padre glorifica il Figlio, operando la resurrezione ed esaltandolo nella Sua Gloria. Gesù, glorificato nella sua resurrezione inaugura dei tempi nuovi, nei quali Lui stesso sarà sorgente di amore vero. Lo Spirito del Cristo risorto farà il modo che il credente che ha incontrato la fede nel risorto, possa adempiere fedelmente e “naturalmente” a questo comandamento nuovo che è l’amore. Non c’è amore più grande di colui che dona la sua vita per i fratelli. Gesù ha più volte invitato a fare così come lui. Se amiamo solo quelli che ci amano che merito ne avremo? Tutti fanno così.
 
Ma entriamo adesso in merito ai temi che il brano presenta. Partiamo dal comprendere un passaggio che può sembrare oscuro: come mai Gesù dice che quando Giuda esce Lui è glorificato?
 
Entrando maggiormente nel cuore del testo, osserviamo un singolare legame, quello fra il tradimento di Giuda e la Gloria: “Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui”.Sembra che Dio abbia bisogno del peccatore, affinché possa manifestarsi la sua Gloria. Tuttavia si dice anche altro. Con l’uscita di Giuda, è inaugurata l’ora di Gesù, sono vinte le opere del male, il satana e le sue schiere, le sue logiche, sono allontanante e disperse. Ciò che appare come umanamente ignominioso, come il tradimento, invece di essere vittoria di chi intende distruggere Gesù, è il rovesciamento di una prospettiva umana, nella quale risplende la Gloria di Dio. Si apre una nuova pagina, che tuttavia dovrà percorrere la via del dolore e della sofferenza per giungere alla piena redenzione dell’uomo. Dio infatti, ha scelto di salvare l’uomo mediante la sofferenza. Avrebbe potuto scegliere altre vie. Sceglie questa affinché l’uomo possa in essa scoprire la forza e la potenza dell’amore.
 
 Cosa dire sulla Gloria?
 
Soffermiamoci adesso sul tema della Gloria. Cos’è la Gloria nella Scrittura? Com’è presentata? In greco si dice doxa, ovvero “splendore”- “ricchezza”, in ebraico kabod, “ciò che è pesante”. È presentata nel testo Sacro con diverse immagini: la nube nel deserto, il fuoco del roveto sul Monte, la nube di fuoco che accompagna il popolo nel deserto, la gloria risplende nella Tenda… Gesù è colmo di questa Gloria di Dio. Il suo ritorno al cielo sancirà il definitivo stato di Glorificazione del Padre e del Figlio. La sua dipartita, o meglio il suo esodo, ha adesso compimento. Questa via percorsa è tuttavia strada sulla quale sono chiamati a camminare tutti i credenti. E’ la strada che percorre la Chiesa. E’ ancora la distinzione fra realtà penultime ed ultime che caratterizza la vita del credente. La meta infatti, è l’incontro con Cristo, tutto il resto è una modalità di essere in Lui.
 
Ed ecco infine l’amore.
 
 Sarà la croce a svelare il suo vero senso. Il Cristo sulla croce offre la più alta testimonianza d’amore, non in senso eroico, ma perché luogo nel quale si manifesta la Gloria del Padre e del Figlio, la comunicazione d’amore, la sorgente perenne d’acqua viva, che sgorgherà dal cuore trafitto di Gesù sulla croce. Ricordiamo anche le parole di Padre Pio, che ha fatto esperienza di quest’amore: “Sotto la croce s’impara ad amare”; “…soffrire lontano dalla croce è impossibile”. Da qui ecco la ragion d’essere del comandamento nuovo, ossia “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato” (v. 34). Esso è nuovo poiché è dato da Gesù, acquista senso, gioia, pace e luce in virtù della sua resurrezione. L’amore che sgorga da Cristo, non ammette finzioni, è vero e puro, ci mostra il volto di Dio. Esso è donato ed affidato a noi, perché possiamo custodirlo e testimoniarlo attraverso la comunione, il servizio caritatevole e la testimonianza.
 
Come al solito, in ultima analisi ci soffermiamo sul ministero sacerdotale. Quali aspetti possiamo sottolineare?
 
L’imperativo che Gesù ci dona, diverrà evento e manifestazione dell’operosità della sua resurrezione in noi. Amare da risorti con Cristo. Amare tutti, così come Dio che è imparziale e fa sorgere il sole sopra i buoni ed i cattivi. Amare i nostri nemici, chi ci insulta. Osserviamo la testimonianza del Santo Padre in questi tempi. Non risponde alle accuse che vengono qua e là lanciate, ma mostra testimonianza di serenità e pace, annunciando  la giustizia e la misericordia.  Se l’agire del sacerdote scaturirà da questa comunione intima che egli vive e sperimenta per opera dello Spirito, il suo annuncio e la sua stessa vita sarà testimonianza visibile dell’agire di Dio. Vedendo lui gli altri possano esclamare: “Davvero Gesù è risorto!”  Il nostro fare, le nostre occupazioni anche giornaliere, devono essere segnata dall’impronta del risorto.  Il sacerdote è inoltre uomo che tocca con mano la sofferenza fisica e spirituale dei suoi fratelli, sperimentando nel suo intimo la misericordia e l’amore di Dio, nonché la manifestazione della gloria divina nei suoi figli.
 
 
Spunti per la riflessione
 
·       La resurrezione di Gesù segna la sconfitta del potere di satana. Cosa ci lega ancora? Cosa ci impedisce di vivere e contemplare la Gloria di Dio?
 
·       Che significa essere discepoli di Cristo? Quale cammino percorriamo?
 
·       La croce ci svela l’amore. “Sotto la croce s’impara ad amare” (Padre Pio). Chi sarà il nostro Maestro? Su chi fissare lo sguardo? Chi invocare?
 
·        Amiamo da Risorti con Cristo? Amiamo senza finzioni? Senza interessi? Senza aspettative? Ma solo per manifestare la Gloria di Dio che abita in noi?