L’odio non da speranza, solo il perdono guarisce

Nel 2017 Soffiantini era stato protagonista di una puntata del programma di Padre Pio Tv “Perdonare, infinito del verbo amare“. Siamo stati a casa sua, dove ci ha raccontato con premura ed attenzione i giorni della sua prigionia «più che giorni, sono stati minuti, secondi di incredibile violenza. Una violenza indescrivibile perché duratura nel tempo. Non è stato un atto di violenza, ma 237 giorni di violenza».

Il sequestro

Erano le 20.30 del 17 giugno 1997, quando a Manerbio, piccola cittadina poco distante da Brescia, nella villa della famiglia Soffiantini, quattro malviventi sequestrarono Giuseppe. 237 giorni di prigionia, alcuni tentativi di fuga, il freddo, gli insetti, la fame, la malattia, un blitz fallito costato tragicamente la vita all’ispettore dei NOCS Samuele Donatoni, il taglio della cartilagine delle due orecchie (una delle quali venne recapitata con una lettera negli studi del Tg5 e la sera stessa fu letta in diretta da Enrico Mentana). Un sequestro di cui moltissimo si è parlato; una famiglia intera sequestrata, la Parrocchia sequestrata, la Diocesi sequestrata. Era il 9 febbraio 1998, quando venne liberato.

Il Perdono

Giuseppe Soffiantini, dopo la sua liberazione, ha iniziato a parlare di perdono, un perdono cristiano: «se si coltivano l’odio e la vendetta si può anche rimanere sequestrati tutta la vita. Perdonare vuol dire venirne fuori, ricominciare a vivere». Ricordando i giorni del sequestro ci ha raccontato che lo diceva anche ai suoi carcerieri «voi siete dei pazzi perché non è possibile essere così cattivi, legare un uomo ad una catena per otto mesi. Non bisogna essere violenti e non bisogna odiare». Quando «una persona odia, fa del male a se stessa perché chi odia di se si logora dentro». Odiare «è come prendere il veleno a piccole dosi e pensare che facciamo morire l’odiato e invece moriamo noi». Lodio «non da speranza, solo il perdono guarisce». «Ho conosciuto altri che hanno subito questa terribile esperienza ed hanno avuto un odio feroce verso chi gli ha fatto tanto male. Queste persone non sono mai diventate libere perché e si odia si resta sequestrati per tutta la vita anche dopo il sequestro».

Solo l’amore può spezzare le catene

Al termine dell’intervista Soffiantini ha donato ai telespettatori un pensiero: «Gesù ci ha insegnato ad amare e per stare bene dobbiamo non odiarci, dobbiamo arrivare ad aiutarci ed amarci e solo col dialogo improntato con l’amore si potranno risolvere i problemi. Poi un invito per tutti: «se incominciassimo a fare la nostra parte nel nostro piccolo seguendo gli insegnamenti di Dio i problemi sarebbero già risolti. Ho sempre pensato che solo l’amore può spezzare le catene che ci imprigionano alla vita di tutti i giorni».