Se lo sport è metafora della vita, Giovanni Paolo II la sua partita l’ha giocata tutta. Sapeva perfettamente che l’importante non era vincerla e nemmeno solo partecipare, ma viverla appieno. È stato un esempio di “campione” per come l’ha vissuta, superando prove pesanti e fonti di sofferenza, avvalorandole, a distanza di anni, come occasioni di ri-partenza, per raggiungere nuovi traguardi importanti. Traguardi ancora oggi sotto gli occhi di tutti.

Si sa che, fin da giovane, Karol Wojtyla amava giocare a calcio, praticare il canottaggio, il nuoto e lo sci, a cui univa lunghe passeggiate in montagna. E ha mantenuto vive queste passioni anche da Papa, concedendosi qualche blitz sulle vette italiane, per sfrecciare sulla neve, o qualche bracciata nella piscina che si fece costruire «per motivi di salute» nella residenza estiva di Castel Gandolfo.  

Ma il suo pensiero sull’attività fisica, agonistica e non, si rivelò pubblicamente anzitutto durante la Messa per il Giubileo internazionale degli sportivi, il 12 aprile del 1984, celebrata nello stadio “Olimpico” di Roma. Durate l’omelia egli spiegò che, «per essere un bravo sportivo sono indispensabili onestà con se stessi e con gli altri, lealtà, forza morale, oltre e più che quella fisica, perseveranza, spirito di collaborazione e di socievolezza, magnanimità, generosità, larghezza di mente e di cuore, capacità di convivenza e di condivisione».

Ormai non più giovane e non più atletico, Giovanni Paolo II tornò a celebrare nello stesso stadio, trasformato «in un grande tempio a cielo aperto», il 29 ottobre dell’Anno Santo del 2000 e, in questa circostanza, si rivolse in modo particolare alle nuove generazioni,affermando che «la pratica sportiva […] può favorire l’affermarsi nei giovani di valori importanti quali la lealtà, la perseveranza, l’amicizia, la condivisione, la solidarietà. E proprio per tale motivo, in questi ultimi anni essa è andata sempre più sviluppandosi come uno dei fenomeni tipici della modernità, quasi un “segno dei tempi” capace di interpretare nuove esigenze e nuove attese dell’umanità». Infatti, «per il profilo planetario assunto da questa attività», essa «può […] recare un valido apporto alla pacifica intesa fra i popoli e contribuire all’affermarsi nel mondo della nuova civiltà dell’amore».