Giovanni Paolo II aveva una grande stima per gli uomini in divisa. Forse per l’affetto e la riconoscenza che nutrì sempre per quell’uomo «di professione militare» che prima di ogni altro influenzò la sua vocazione sacerdotale. Quell’uomo era suo padre. Si chiamava come lui, Karol Wojtyla, ed era un sottufficiale dell’esercito. Distintosi per «intelligenza, diligenza, lealtà e, soprattutto, onestà», si congedò a fine carriera con il grado di capitano. Era profondamente religioso e di vita austera. «Quando restò vedovo, la sua divenne una vita di preghiera costante». Il figlio Papa, in un libro autobiografico, rivelò: «Mi capitava di svegliarmi di notte e di trovare mio padre in ginocchio, così come in ginocchio lo vedevo sempre nella chiesa parrocchiale […] il suo esempio fu per me in qualche modo il primo seminario, una sorta di seminario domestico».

È significativo, a tal proposito, il fatto che il Pontefice abbia voluto dedicare ai militari e agli agenti di polizia una speciale giornata del grande Giubileo del 2000: domenica 19 novembre. Al suo invito risposero in «migliaia», «giunti a Roma da tante parti della terra». Nell’omelia, Giovanni Paolo II espresse «il più vivo apprezzamento per la dedizione e il generoso impegno» profusi nell’adempimento del loro dovere e ricordò ai rappresentati dei corpi armati e delle forze dell’ordine: «Siete chiamati a difendere i deboli, a tutelare gli onesti, a favorire la pacifica convivenza dei popoli. A ciascuno di voi si addice il ruolo di sentinella, che guarda lontano per scongiurare il pericolo e promuovere dappertutto la giustizia e la pace». Quindi li incoraggiò: «La vostra quotidiana esperienza vi porta ad affrontare situazioni difficili e talora drammatiche, che pongono a repentaglio le sicurezze umane. […] Per quanto le situazioni siano complesse e problematiche, non perdete la fiducia. Nel cuore dell’uomo non deve mai morire il germe della speranza. […] Siate pronti a favorire con ogni mezzo la coraggiosa costruzione della giustizia e della pace». Infine rese «omaggio» a quanti «hanno pagato con la vita la fedeltà alla loro missione», affidandoli «al Signore con gratitudine e ammirazione» «nel corso della celebrazione eucaristica».

Forse non a caso il pontificato di Giovanni Paolo II è coinciso con l’apertura, il complesso svolgimento e la conclusione dell’inchiesta diocesana della Causa di beatificazione e canonizzazione del suo coetaneo Salvo D’Acquisto, classe 1920, vicebrigadiere dei Carabinieri, che nel 1943 fu fucilato dai tedeschi, dopo essersi dichiarato responsabile di un attentato per salvare 22 civili, che sarebbero finiti davanti al plotone di esecuzione se non fosse stato individuato il colpevole.