Il frate cappuccino di San Giovanni Rotondo, figlio spirituale di Padre Pio, compie un nuovo importante passo verso gli onori degli altari. Una vita segnata dalla preghiera, dalla sofferenza, dalla carità e da una profonda devozione alla Vergine Maria.
SAN GIOVANNI ROTONDO, 24 ottobre 2026 – Una giornata storica per la famiglia francescana cappuccina e per la città di San Giovanni Rotondo. Papa Leone XIV ha autorizzato la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche del Servo di Dio fra Daniele Natale da San Giovanni Rotondo, al secolo Michele Natale, religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nato l’11 marzo 1919 e morto il 6 luglio 1994.
Il riconoscimento è arrivato nel corso dell’udienza concessa dal Pontefice al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, durante la quale il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione di sei decreti riguardanti altrettanti Servi di Dio.
Con questo provvedimento, la Chiesa riconosce che fra Daniele ha esercitato in grado eroico le virtù cristiane, attribuendogli il titolo di Venerabile. Si tratta di una tappa fondamentale nel cammino verso la beatificazione, per la quale sarà necessario il riconoscimento di un miracolo attribuito alla sua intercessione.
DALL’INFANZIA TRA I CAMPI ALLA VOCAZIONE CAPPUCCINA
La storia di fra Daniele comincia a San Giovanni Rotondo l’11 marzo 1919, quando nasce in una famiglia di umili condizioni. È il quarto dei sette figli di Berardino Natale e Angelamaria De Bonis, entrambi impegnati nei lavori agricoli e nella pastorizia.
La sua infanzia è segnata dalle difficoltà economiche e dalle conseguenze della Prima guerra mondiale. Il piccolo Michele, affettuosamente chiamato Michelino, cresce tra i campi e i pascoli del Gargano, imparando presto il valore del sacrificio, del lavoro e della solidarietà.
Frequenta la scuola fino alla terza elementare, ma la sua formazione umana si sviluppa soprattutto attraverso l’esperienza quotidiana e l’osservazione delle sofferenze delle persone più povere.
Fin da bambino manifesta un carattere vivace e allegro, accompagnato da una particolare sensibilità verso chi vive nel bisogno.
Secondo quanto raccontato nella biografia curata da padre Remigio Fiore, durante gli anni trascorsi come pastorello Michele vive alcune esperienze spirituali che, successivamente, interpreterà come segni della protezione divina e dell’intercessione di Padre Pio.
LA CHIAMATA DEL SIGNORE E L’INCONTRO CON PADRE PIO
Un momento decisivo della sua vita arriva nella notte tra il 12 e il 13 maggio 1933. Michele ha appena quattordici anni quando, secondo la sua testimonianza, avverte una voce che riconosce come quella di Gesù e che lo invita a seguirlo nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Il ragazzo manifesta subito una preoccupazione: lasciare la propria madre. «Ma come, devo lasciare mamma?», domanda. La risposta che racconta di aver ricevuto segnerà profondamente tutta la sua esistenza: «Sì, ma Io ti do la mia Mamma come Mamma tua, che è anche Mamma di tua madre. A questa Mamma potrai chiedere qualsiasi cosa». Da quel momento la devozione alla Vergine Maria diventa uno dei pilastri della sua spiritualità. Poche settimane dopo, il 4 giugno 1933, nella solennità di Pentecoste, Michele si reca nella chiesa conventuale di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo per partecipare alla celebrazione eucaristica e ricevere una benedizione prima dell’ingresso in seminario. Ad accompagnarlo sono la sorella Felicetta e Antonietta, nipote di padre Anselmo da San Giovanni Rotondo. In sacrestia avviene un incontro destinato a rimanere impresso nella sua memoria: quello con Padre Pio da Pietrelcina. Il frate stigmatizzato, in quegli anni sottoposto alle restrizioni imposte dal Sant’Uffizio, si trova in sacrestia. Michele riesce ad avvicinarlo e a chiedergli una benedizione. Padre Pio gli posa una mano sul capo e pronuncia poche parole: «Auguri, figlio mio». Fra Daniele ricorderà sempre quell’episodio come l’inizio di un rapporto spirituale destinato ad accompagnarlo per tutta la vita.
LA VITA RELIGIOSA E GLI ANNI A FOGGIA
Il 6 giugno 1933 Michele entra nel convento cappuccino di Vico del Gargano, dove trascorre i primi nove mesi di formazione. Nel 1934 viene trasferito nel convento di Sant’Anna a Foggia, dove svolge i servizi di sacrista e portinaio. Il 25 marzo 1935 raggiunge Morcone, in provincia di Benevento, per iniziare il noviziato e assume il nome religioso di fra Daniele. Il 2 aprile 1936 emette la professione temporanea, mentre il 12 maggio 1940 pronuncia i voti perpetui, consacrandosi definitivamente al Signore. Gli anni della Seconda guerra mondiale lo vedono nuovamente impegnato nel convento di Sant’Anna a Foggia, dove presta servizio come questuante e cuoco. Sono anni drammatici per la città. Durante i bombardamenti del 1943, fra Daniele si distingue per il coraggio e la generosità con cui affronta l’emergenza. Non esita a soccorrere i feriti, a collaborare alla sepoltura dei morti e a mettere in salvo paramenti e oggetti sacri del convento. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 continua la sua opera di carità, offrendo assistenza anche ai soldati rimasti senza punti di riferimento. In quelle circostanze emerge una caratteristica fondamentale della sua personalità: la capacità di trasformare la fede in gesti concreti di amore verso il prossimo, soprattutto nei momenti di maggiore sofferenza.
LA MALATTIA, LA SOFFERENZA E LA GUIDA SPIRITUALE DI PADRE PIO
Nel 1952 la vita di fra Daniele è segnata da una grave prova. Gli viene diagnosticato un tumore alla milza e viene ricoverato presso la clinica Regina Elena di Roma. La malattia diventa una delle esperienze più significative del suo cammino spirituale. Negli anni successivi viene destinato a diversi conventi della provincia religiosa cappuccina, tra cui San Giovanni Rotondo, Vico del Gargano, Isernia e, dall’ottobre 1964, Cerignola. Ovunque presta servizio con disponibilità e spirito di obbedienza, ricoprendo incarichi umili e spesso faticosi: cuoco, questuante, portinaio, telefonista e sacrista. A sostenere il suo cammino è soprattutto il rapporto con Padre Pio, che diventa la sua guida spirituale. Il frate di Pietrelcina gli affida anche particolari incarichi, tra cui quello di portare messaggi, tenere conferenze e contribuire all’animazione dei Gruppi di Preghiera. Fra Daniele si impegna a seguire gli insegnamenti del suo padre spirituale, coltivando una profonda devozione all’Eucaristia e alla Madonna. La preghiera, l’offerta della sofferenza e l’attenzione verso gli ammalati diventano elementi centrali della sua testimonianza cristiana. Nel corso degli anni numerose persone si rivolgono a lui per chiedere conforto, consigli e preghiere. La sua fama di santità cresce progressivamente, alimentata dalle testimonianze di quanti lo incontrano e riconoscono nella sua vita un esempio di autentica spiritualità francescana.
L’ULTIMO GESTO D’AMORE E LA MORTE
La biografia curata da padre Remigio Fiore racconta anche un episodio particolarmente significativo degli ultimi anni della vita di fra Daniele. Il cappuccino, profondamente legato alla propria famiglia, offre spiritualmente la sua vita per il nipote, padre Remigio, gravemente ammalato. È un gesto che si inserisce nel cammino di totale affidamento alla volontà di Dio che caratterizza la sua esistenza. Il 6 luglio 1994, all’età di 75 anni, fra Daniele conclude il suo cammino terreno a San Giovanni Rotondo, la stessa città che lo aveva visto nascere. Le sue spoglie mortali vengono inizialmente tumulate nella cappella di famiglia del cimitero cittadino, che diventa ben presto meta di numerosi fedeli e devoti. Il 10 ottobre 2015, a distanza di oltre vent’anni dalla morte, le sue spoglie mortali vengono solennemente traslate nel Santuario di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo.
UN NUOVO CAPITOLO NEL CAMMINO VERSO LA BEATIFICAZIONE
Il decreto autorizzato da Papa Leone XIV il 24 ottobre 2026 rappresenta un momento particolarmente importante per la causa di beatificazione di fra Daniele Natale. Il riconoscimento delle virtù eroiche conferma il valore della sua testimonianza cristiana e permette alla Chiesa di proporlo come esempio di fede vissuta con coerenza, umiltà e carità. La sua storia rimane profondamente intrecciata a quella di San Giovanni Rotondo e alla figura di Padre Pio, del quale fu figlio spirituale e fedele discepolo. Ma la vita di fra Daniele racconta anche un’altra pagina importante della spiritualità cappuccina: quella dei religiosi che, lontano dai riflettori, hanno saputo testimoniare il Vangelo attraverso il servizio quotidiano, la vicinanza agli ultimi e l’accettazione della sofferenza. Dai campi del Gargano ai conventi della provincia religiosa, dagli anni terribili dei bombardamenti di Foggia alla missione di animatore dei Gruppi di Preghiera, la sua esistenza è stata un continuo esercizio di disponibilità verso Dio e verso il prossimo.
Oggi, con il riconoscimento delle virtù eroiche, la Chiesa compie un nuovo passo nel cammino che potrebbe condurre fra Daniele Natale alla beatificazione.
E San Giovanni Rotondo, la città di Padre Pio, custodisce con rinnovata gratitudine la memoria di un altro suo figlio che ha dedicato interamente la propria vita al Signore.
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