Dal Portogallo una testimonianza di gratitudine

In questa circostanza la parola tristezza non piace. Il Papa è morto da Santo e credo che adesso si trovi in cielo insieme a tutti i santi.” Sono le parole rilasciate da Padre Giovanni De Sousa, Presidente di Radio Renascença, l’emittente cattolica di Lisbona, ospite di Radio Padre Pio nel corso del programma “Di terra e di cielo.”

 

Padre Giovanni, come vive il popolo portoghese questo momento di grande lutto che ha colpito la Chiesa Universale?Direi con molta serenità se mi è concesso questo termine. Certo abbiamo perso un grande uomo e padre, ma ora abbiamo il compito di far fruttificare concretamente ciò che Lui ci ha insegnato con le parole e l’esempio. Ricordo ancora le parole del sommo Pontefice che durante la visita al Santuario di Sant’Antonio, il 22 maggio del 1999 rivolgendosi al popolo portoghese, disse: “Amati portoghesi: coltivate la dignità della persona, conservate lo spirito buono della famiglia e rispettate la vita e il Signore della vita e il Signore della storia; nel vivere e nel dare testimonianza della vostra scelta per Cristo. Attraverso voi, qui presenti, benedico la vostra terra e il vostro popolo: persone, famiglie e comunità, con i vostri responsabili, ricordando anche i vostri emigranti e, con affetto tutto speciale, i miei Fratelli Vescovi. Il Papa vi ama, tutti, e ripone in voi la sua fiducia!

Radio Renascença ha modificato ovviamente tutto il palinsesto. Come vi siete organizzati a tal proposito?

Abbiamo inviato quattro giornalisti a Roma che costantemente ci tengono aggiornati con collegamenti e testimonianze. Il nostro palinsesto ovviamente è tutto concentrato sul ripresentare ai radio ascoltatori i momenti più salienti del Pontificato di Giovanni Paolo II. Sono pochi coloro non conoscono Giovanni Paolo II, ma è bello rivivere insieme le emozioni, i sentimenti, le parole e fatti che hanno segnato profondamente ventisette anni della storia della Chiesa.

 

Lei ha incontrato Giovanni Paolo II e in che occasione? Ho incontrato il Sommo Pontefice in due occasioni. La prima volta in occasione dell’Anno Giubilare del 2000 con il giubileo dei giornalisti. Ho forti emozioni che non riesco a condividere con altri poiché è stata la prima volta che ho avuto la possibilità di parlare con Lui. Mi ricordo il suo forte abbraccio quando gli dissi che arrivavo dal Portogallo. La seconda volta lo scorso anno in occasione del nuovo Concordato tra Santa Sede e il Portogallo. L’occasione è stato motivo di ripercorrere i lunghi e fruttuosi rapporti fra la Chiesa cattolica ed il Portogallo. In quell’occasione il Santo Padre ha detto: “ Auspico che il nuovo Concordato favorisca un’intesa sempre migliore tra le Autorità dello Stato e i Pastori della Chiesa a vantaggio del bene comune della Nazione. E’ stato motivo di orgoglio per il popolo portoghese perché ancora una volta il Papa ha dimostrato la sua fiducia per noi. Ci sono voluti tre anni di lavoro da parte delle delegazioni ecclesiastiche e portoghese ed è arrivato dopo 64 anni dal precedente Concordato. E’ stato un grande giorno perché tra l’altro il nuovo Concordato a dato nuove indicazioni, ad esempio garanzie per l’assistenza spirituale alle Forze armate e di sicurezza, ma anche negli ospedali, nei centri di educazione e nelle carceri; possibilità d’insegnare la religione cattolica nelle scuole pubbliche e libertà di erigere nuove istituti cattolici; riconoscimento ufficiale dell’Università cattolica portoghese; tutela, valorizzazione e fruizione dei beni mobili e immobili di proprietà ecclesiale; destinazione di spazi a fini religiosi nella pianificazione territoriale; possibilità nel settore fiscale di scegliere il sistema del 5 per mille; il riconoscimento infine dei giorni festivi cattolici.

 

Ricordiamo anche l’affetto e il legame che il Santo Padre aveva per la Madonna di Fatima. Il santuario di Fatima ha accompagnato con il raccoglimento e la preghiera l’aggravarsi delle condizioni di salute del Papa. E’ stato per tutti un momento di grande dolore la morte del Pontefice, ma anche di fede e di speranza, rafforzata dalla testimonianza che la salda fede del Santo Padre ha sempre testimoniato: il suo amore per la vita, per Dio e l’umanità. Giovanni Paolo II era molto legato al santuario di Fatima: lo ha visitato da Papa ben tre volte, nel 1982, nel 1991 e nel 2000. Ricordo in modo particolare quello del 2000. Un legame molto stretto unisce il Santo Padre alla Vergine e il 13 maggio del 2000 per la terza volta Giovanni Paolo II torna a Fatima. Questa volta per beatificare i due pastorelli, Francesco e Giacinta. Un pellegrinaggio che sottolinea il significato mariano di questo Anno Santo che la Chiesa celebrava. Nella Incarnationis Mysterium il Santo Padre così esprime il legame spirituale tra il Giubileo e Maria: “La gioia giubilare non sarebbe completa se lo sguardo non si portasse a Colei che nell’obbedienza piena al Padre ha generato per noi nella carne il Figlio di Dio. Chiamata ad essere la Madre di Dio ha vissuto pienamente la sua maternità portandola a coronamento sul Calvario. Colei che fu pellegrina verso il tempio santo di Dio protegga il cammino di quanti si faranno pellegrini in questo anno giubilare”. La devozione alla Vergine è stata sempre molto sentita da Giovanni Paolo II. Lo stesso Pontefice nel giorno dell’attentato in Piazza San Pietro, il 13 maggio 1981, aveva dichiarato che era stata la Madonna a salvarlo da quel proiettile. Ora lo stesso proiettile si trova nel globo che sormonta la corona posto sul capo della statua della Madonna di Fatima. Nessuno dimenticherà…..Non dimenticherò mai le emozioni del santo Padre quando parlava del messaggio di Fatima…Non dimenticherò mai del suo amore per il Portogallo…Il nostro popolo ha voluto molto bene a Giovanni Paolo II perché la devozione al Papa è una delle caratteristiche principali del popolo cristiano portoghese.

 

Per concludere, Padre Giovanni, cosa avrebbe detto al Papa e che non ha mai avuto la possibilità di dire? Gli avrei detto semplicemente questi tre pensieri che racchiudono un po’ tutto il suo Pontificato: “Grazie per averci indicato le tre sfide del nostro cammino”.Ossia? Ossia: Non abbiate paura! Questa esortazione l’uomo, il pensatore, il testimone della fede, il sovrano e padre della Chiesa cattolica lo ha gridato in ogni luogo del pianeta. Poi ancora: Aprite le porte a Cristo!. Ringrazio il Signore per averci dato questo pastore che, in un’epoca piena di confusione e pericoli ci ricorda di non aver paura di far entrare Cristo nei nostri cuori e nel nostro quotidiano. La terza sfida viene racchiusa in queste poche parole: Prendete il largo. Gesù non cercava un predicatore efficace, né un gestore efficiente, ma un uomo, solo un uomo ben conscio della propria piccolezza. “Prendete il largo“, ci dice oggi il Papa. “Non abbiate paura!“, ci aveva detto diversi anni fa, all’inizio della sua missione sulla cattedra di Pietro …. Quanto tempo è passato: se pensiamo ai veloci cambiamenti che hanno caratterizzato la vita del mondo e della Chiesa di questi anni sembra proprio che nulla sia più lo stesso. E ancor oggi, questo Papa, curvato prima dal peso degli anni e della malattia e poi con la sua morte, ci invita ad avere forza, e a riprendere il cammino. Può darsi che anche noi ci troviamo immobili sulla riva della nostra disfatta. Può darsi anche che tutte le nostre più recenti iniziative siano naufragate nell’insuccesso. Tutto questo però non ci deve paralizzare. Il Maestro ci dice di ripartire, di fidarci ancora della sua parola. Dunque: scrolliamoci di dosso tutti i timori , perché è venuto il tempo di prendere nuovamente il largo, e di gettare ancora le reti, ma con fiducia e speranza cosi come ci ha insegnato Giovanni Paolo II”.