Covid: in Casa Sollievo assistenza amorevole, anche in punto di morte

«Vorrei fare un ringraziamento e un plauso all’equipe del reparto di “Medicina 1bis – malattie infettive Covid” di Casa Sollievo della Sofferenza, di cui ho potuto apprezzare l’alta professionalità, ma anche la grande umanità. Sono persone brave. Persone che rischiano la vita, che dormono separate dai loro coniugi, ma che si sono relazionate con me sempre con il sorriso. Vorrei ringraziare anche i cuochi, perché ciò che preparano è buonissimo. Con l’aiuto del Signore mi hanno salvata. Loro hanno fatto tanto». È la testimonianza di una paziente, tuttora ricoverata nell’ospedale fondato da Padre Pio, in quanto risultata ancora positiva all’ultimo tampone e presenta qualche sintomo residuo della terribile influenza. 

Si chiama Costantina ed è una degente del tutto particolare, perché svolge lei stessa una professione sanitaria e soprattutto perché è una psicoterapeuta. Pertanto, la sua analisi è partita da un’autoanalisi: «Io avevo paura di ricoverarmi, perché sentivo dire che nei reparti Covid c’era la solitudine, che non ti davano retta. Ero terrorizzata da questa prospettiva. E, invece, quando sono venuta qui, tutto questo non c’è stato per niente. E io voglio far sapere che qui, a Casa Sollievo, tutto questo non c’è, c’è tutto il contrario, c’è una famiglia con il sorriso, che davvero ti dà una mano, che mi ha dato una mano… e molto di più. Io sono qui dal 9 dicembre e non mi sono mai sentita sola. Loro non mi hanno mai lasciata, non sono stati mai poco disponibili nei miei confronti. Sono gentilissimi, incoraggiano, danno forza. Mi sento di stare in famiglia. Persino il primo giorno dell’anno lo abbiamo vissuto, per quanto ci è stato possibile, in questo clima e ci siamo fatti anche un selfie: io, l’altra paziente con cui condivido la stanza, alcuni infermieri e OSS».

Il giorno dell’inaugurazione di Casa Sollievo della Sofferenza (5 maggio 1956)

Ma l’aspetto più commovente della testimonianza riguarda l’esperienza drammatica che Costantina ha fatto in quasi un mese di ricovero: «Ho notato, con grande gioia, che disponibilità, gentilezza e affetto non erano riservati solo a me, ma anche a tutte le altre pazienti con cui ho condiviso la stanza durante questa lunga degenza, anche e soprattutto verso quelle che stavano più male. Ne ho visto morire tre e, in tutte e tre le circostanze, non sono state lasciate un solo istante nelle ultime fasi della loro vita e sono state accompagnate amorevolmente fino al momento dell’ultimo respiro».

«La caratteristica di questo reparto – ribadisce Costantina – è che tutti, medici, infermieri, OSS, inservienti, sono molto cordiali, sorridono, non mi hanno mai fatto sentire sola, sconfortata. Mi hanno sempre incoraggiata. E anche ora, che sto meglio, loro sono più contenti di me. E questa è una cosa bellissima». Per questo non vuole limitarsi a un ringraziamento generico e anonimo, ma vuole chiamare ciascuno per nome: «i medici Francesca Molinaro, Arianna Salvemini, Cristiano Matteo Carbonelli, Ruggiero Boragine e la specializzanda Flavia Pugliese; gli infermieri Erika Coco, Mariangela Turco, Maria Grazia Latiano, Laura De Nittis, Nicola Caputo, Emanuele Gravina, Raffaela Ritrovato, Arianna Leggieri, Antonietta Belcaro, Francesco Rinaldi, Marilena Ferro, Matteo Martino, Antonella Centra, Claudia Palumbo, Giuseppe Totaro, Michele Botta, Maria Natale, Angela Iannacone, Rosalia Longo e Vincenzo Padovano, coordinati da Giovanna Cafaro; gli OSS Savino Leandro, Mariangela Iannacone, Michele Irace, Claudio Gentile, Giovanni Mercurio, Carmela Cipriano, Leonardo Turino e Giovanni Palladino».

Il selfie di capodanno

La situazione critica che l’intera umanità sta vivendo e che ha posto in prima linea parte del personale di Casa Sollievo della Sofferenza ha evidenziato, ancora una volta, la freschezza e la vitalità dei principi ispirati dal Fondatore che diceva:«Voi avete la missione di curare il malato; ma se al letto del malato non portate l’amore, non credo che i farmaci servano molto. Portate Dio ai malati; varrà più di qualsiasi altra cura». 

Padre Pio a colloquio con alcuni medici e infermieri di Casa Sollievo della Sofferenza