Cercansi storie di pandemia illuminate dal Vangelo

Nel momento buio che stiamo vivendo, sotto la pesante cappa della pandemia, viene esaltato lo splendore di tante piccole luci che brillavano anche prima, quando eravamo abbagliati da tante attrattive mondane e, pertanto, incapaci di cogliere il loro chiarore. Sono le storie ordinarie, di persone ordinarie, che hanno attinto dalla fede la forza di viverle nello spirito del Vangelo. 

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Su queste esperienze si è, da tempo, orientato il fiuto giornalistico – e di credente – di Luigi Accattoli, storico vaticanista del Corriere della Sera, collaboratore della rivista Voce di Padre Pio, che le ha pubblicate sul suo blog e ne ha tratto tre libri intitolati: Fatti di Vangelo, contraddistinti dalla numerazione successiva: 1, 2 e 3. La sua ricerca non si è mai fermata, ma l’emergenza in cui siamo immersi gli ha suggerito di circoscrivere il campo di indagine a quanti hanno sperimentato o sperimentano tuttora la lotta interiore fra paura e speranza, tra sofferenza e fede, tra egoismo e carità, nella morsa di una minaccia incontrollabile e impietosa. 

Luigi Accattoli, con i figli Matilde e Beniamino, incontra Giovanni Paolo II (1989)

Proprio mentre era immerso in questo specifico impegno, Accattoli è divenuto egli stesso protagonista di una di queste storie. Anzitutto perché il 19 novembre è risultato positivo al covid, che dieci giorni dopo lo ha costretto a ricoverarsi all’ospedale “San Giovanni Addolorata” di Roma per una conseguente polmonite. Inoltre perché la malattia e le limitazioni della degenza non gli stanno impedendo di continuare a lavorare: raccontando ogni sera il suo percorso quotidiano di paziente nella home page del suo blog, intervistando medici e infermieri, prendendo appunti di tutto ciò che di interessante legge sulla carta stampata e sui social o ascolta nei tg e nei gr. Infine perché al suo impegno è stato riconosciuto un grande valore sociale e religioso, essendosi trasformato in testimonianza di «come da un male possa sempre rifiorire il bene». È quanto si legge nella motivazione con cui l’Unione Cattolica della Stampa Italiana, il 4 dicembre scorso, gli ha conferito il premio speciale della giuria “Giornalisti e società”, nell’ambito del premio giornalistico nazionale “Natale UCSI 2020”. Il riconoscimento gli sarà conferito, da remoto, il 19 dicembre con una cerimonia che si svolgerà a Verona.

Luigi Accattoli con Giovanni Paolo II durante un volo papale (2002)

Convinto che «l’incoraggiamento che trasmettono è il dono di questa stagione tribolata», Accattoli apre la porta del suo blog alla segnalazione di storie narrabili: «di persone che sono morte lasciando un’ultima parola magari in una chat o affidata a un’infermiera; di guariti che hanno sofferto il morso del covid e ne hanno dato un racconto utile a chi ascolta; di scene di volontariato compiute da uomini e donne impegnati nel lavoro ospedaliero, nel soccorso a domicilio, in tante attività confinanti con le varie facce dell’emergenza».

L’autorevole vaticanista lancia una sorta di appello alla collaborazione, anche attraverso il nostro sito, per amplificare la sua ricerca ed evitare di trascurare qualcuno «dei “semi di bene” che lo Spirito continua a seminare nell’umanità, come ci ha ricordato Francesco con il paragrafo 45 di Fratelli tutti: “La pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita”».

Luigi Accattoli con Benedetto XVI (2008)

Quelle che cerca, pur chiamandole «fatti di Vangelo», per Accattoli non devono essere selettivamente solo esperienze di credenti. Egli sa bene che, in alcuni casi, determinati comportamenti scaturiscono non «in risposta alla vocazione cristiana ma alla vocazione d’uomo», ed è anche consapevole che «c’è un insegnamento nel fatto che, in profondo, le due vocazioni si incontrino».

Per segnalare una storia, basta andare sul suo blog www.luigiaccattoli.it e cliccare sul link manda un’e-mail, che si trova nella colonna a destra di ogni pagina.

Luigi Accattoli incontra Papa Francesco,
insieme alla moglie Isa e all’ultima dei suoi figli, Miriam.