Si è tenuta, ieri, a San Giovanni Rotondo, nel santuario di Santa Maria delle Grazie, la Celebrazione Eucaristica per ricordare il venticinquesimo anniversario della morte del Servo di Dio fr. Daniele Natale discepolo di Padre Pio da Pietrelcina. La Santa Messa è stata presieduta da fr. Mariano Di Vito, vice-postulatore della Causa di beatificazione e Canonizzazione. Fra Luigi Lavecchia nei giorni precedenti ha presieduto il triduo di preghiera, preparando i fedeli a questa giornata. Il santuario dal 10 ottobre 2015 custodisce le sue spoglie mortali, nella cappella a lui dedicata, situata nella navata laterale  destra. Fra Mariano all’inizio della celebrazione salutando i fedeli presenti in chiesa ha esteso il ringraziamento per la partecipazione a tutti coloro che partecipavano in diretta talevisiva su Padre Pio Tv al canale 145. Da quest’anno si sono aggiunti anche coloro che hanno seguito numerosi, in diretta streaming, sulla pagina Facebook del convento di San Giovanni Rotondo, le celebrazioni Eucaristiche.

Fra Mariano durante l’omelia ha spiegato che questa è “un’occasione che unisce due anniversari: 25 anni dalla morte e 100 dalla nascita del servo di Dio“. Momenti favorevoli che permettono di “fermarci a riflettere in questo anno per ricordare la sua presenza nelle case della provincia religiosa di “Sant’Angelo e Padre Pio” e fare memoria della sua apostolato, nel pieno rispetto delle indicazioni della Chiesa, senza esagerazione – ha ribadito il vice postulatole – proprio perché è in atto il processo di beatificazione”. Si vuole raccontare il suo apostolato “in maniera realistica“. Cosi fra Mariano durante l’omelia ha voluto condividere un racconto che il servo di Dio fece nel 1978 ad un gruppo di preghiera del nord mentre parlava di Padre Pio. Episodio che gli era accaduto ventiquattro anni prima.

Il 28 febbraio 1978 fra Daniele si trovava a Sandrigo (VI) con il Gruppo di Preghiera di Padre Pio e uno dei presenti gli chiese: «Fra Daniele, raccontaci ciò che è avvenuto un giorno ormai lontano di quel viag­gio o di quella comunicazione spirituale nel mondo sensibile e ultrasensibile di cui sei stato oggetto». Fra Daniele rispose: “Ascoltate! Non so spiegare ciò che mi è capitato. È certo che non ero in viaggio, ma a letto e stavo sveglio, tanto che dopo mi sono ritrovato seduto sul letto”. Fra Daniele si trovò in un luogo sconosciuto, mai visto prima, un campo fiorito bellissimo. Camminando camminando, arrivo presso una siepe e vide una rosa bellissima, di un rosso scuro. Era meravigliosa. Poi arrivò sopra un pen­dio in fondo al quale scorreva un ruscello che, ad un tratto, formava una bella cascata. Poi incontrò un giglio che gli girava attorno, quasi per farsi notare. Notò nel ruscello un grosso pesce che andò verso di lui, sembrava che cercasse confidenza. Personaggi del creato con cui ci parlava. Cosa ci fate qui – chiedeva – noi siamo qua per lodare Dio – rispondevano. Il nostro motivo di esistere è la lode al Signore. E poi il legame con Padre Pio. Infatti il grosso pesce rispose: «Il mio compito è prendere le lodi delle creature che sono nel mare e, attraverso un sacerdote che è nel mondo, of­frirle al Creatore». Rispose fra Daniele: “Ho capito, questi è Pa­dre Pio. Al sentire il nome di Padre Pio, quel grosso pesce si inchinò profondamente e rimase in quella posizione fino a quando gli disse di drizzarsi. Però tutti dissero che loro non potevano fare una cosa che solo voi uomini potete fare: “offrire amore a Dio e agli altri”. Dopo, Fra Daniele, si distese sul letto cercando di mettere ordine nella sua mente. Ma più rifletteva e più sentiva qualcosa di misterioso. Pensò: Adesso capisco San Francesco, capisco il Cantico delle Creature: «Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature…». Andò da Padre Pio e gli raccontò dell’accaduto. Lo stigmatizzato gli rispose: “così è figlio mio. “Fra Daniele, non era né un teologo e né un filosofo – ha ricordato fra Mariano – e lui attraverso questo racconto ci dice che dobbiamo essere capaci di rispondere alla grandezza di Dio con la nostra generosità di uomini e donne che sanno amare”. Amare significa anche “abbracciare la Croce”. Fra Daniele racconta questo episodio “mentre stava vivendo un momento difficile della sua vita”.

Al termine dell’Eucaristia fra Mariano con i numerosi concelebranti presenti si sono recati nella cappella, insieme ai suoi familiari, per un omaggio floreale. Prima della benedizione è stata recitata la preghiera per la beatificazione del servo di Dio.