Estate tempo di vacanze, di partenze e di viaggi. Un grande classico della letteratura estiva, da scoprire o riscoprire anche a distanza di diversi anni dalla sua prima pubblicazione, è il “Manuale dell’imperfetto viaggiatore” del giornalista ed editorialista del Corriere della Sera Beppe Severgnini.

Con lui, autore e viaggiatore che sa mettere in luce, con grande ironia, vizi e virtù degli italiani in vacanza, abbiamo parlato della nostra condizione di “imperfetti viaggiatori”. 

Ma davvero noi italiani siamo così imperfetti come viaggiatori? Siamo molto imperfetti, ma questo non è necessariamente un male perché i viaggiatori perfetti sono noiosissimi e poi in tutte le nazioni si viaggia in maniera imperfetta. Ma io sono italiano e prendo in giro bonariamente gli italiani, anche perché questo è un libro sul carattere italiano e sul modo culturale di affrontare il viaggio.
In sostanza è un libro sugli italiani, in cui il viaggio è soltanto una lente d’ingrandimento per vedere un po’ meglio.

Qual è il pregio e il difetto più grande del viaggiatore italiano? Il pregio è la generosità. Gli italiani sono portati ad occuparsi degli altri e soprattutto non sono viaggiatori intolleranti.
I difetti più grandi sono legati al cibo e all’ossessione per gli acquisti: protestano perché non mangiano come a casa, e poi vedi gente che in vacanza invece di pensare, rilassarsi, riflettere, dormire, mangiare, litigare corre qua e là a fare acquisti, comprando cose identiche a quelle che troverebbe nel proprio paese.

Nel libro dedica un intero capitolo al telefono cellulare. Ma davvero gli italiani sono così attaccati a questo strumento? Lo dicono le statistiche: oramai ci sono 39 milioni di cellulari che squillano in mano agli italiani, e lo conferma l’osservazione sul campo. Quando si viaggia ci sono voci italiane che parlano in tutta Europa, tanto è vero che continuo a ripetere che GSM vuol dire “GRIDARE SENZA MOTIVO” perché forse non si è ancora capito che se si è a Roma o a Londra e si deve chiamare a Milano, non c’è motivo di gridare, infatti il telefonino è stato inventato apposta perché non si debba urlare per farsi sentire oltre le Alpi.

C’è un episodio legato ai suoi viaggi che ricorda in particolare? Ce ne sono veramente tanti. Uno davvero comico è legato alla geografia. Spesso e volentieri viaggio con gli italiani e mi accorgo che c’è un’approssimazione geografica straordinaria.
In America il marito dice alla moglie: “Prendi a sud-ovest”, in Italia dire alla moglie “Prendi a sud-ovest” è una causa di litigio. Gli italiani vanno sempre “giù di là” o “su di qui”, dove peraltro si divertono moltissimo.
Ricordo in Marocco su una nave volevano a tutti i costi sbarcare a Marrakech ed io dicevo:“Guardate che non si può sbarcare a Marrakech!”, per lo stesso motivo per cui non si può sbarcare a Matera, si sbarca a Casablanca e si prende l’autobus per Marrakech.
L’Italia è paese meraviglioso e queste persone generose che si chiamano italiani qualche volta si perdono in piccolezze.