“Annunciare Cristo oggi: compito e profezia”

 

In Cristo siamo popolo regale, sacerdoti per il nostro Dio è il titolo della rubrica curata dal prof. Giovanni Chifari, docente di Teologia Biblica, offerta agli amici di Tele Radio Padre Pio ogni martedì pomeriggio nel corso del programma “Un senso, un traguardo”,  come piccolo “strumento” per una crescita personale che scaturisce da un impegno generato dalla Parola di Dio ascoltata, meditata, celebrata e condivisa. Vi proponiamo alcuni stralci tratti dalla puntata del 11 maggio 2010 realizzata nel corso della rubrica dedicata all’Anno Sacerdotale
 
In questa puntata della nostra rubrica, avremo diversi temi dei quali discutere, anche per la simultanea presenza di diversi eventi che scandiranno la vita della Chiesa e la nostra stessa programmazione che dal 16 al 22 maggio ci vedrà coinvolti nella diretta della Lectio continua della Bibbia, “La Bibbia giorno e notte”, che si terrà proprio qui a San Giovanni Rotondo.
 
Dovremo pertanto fare opera di sintesi. Iniziamo col dire che domenica prossima, 16 maggio, oltre ad essere la festa dell’Ascensione di Gesù al cielo, è anche la giornata che la Chiesa ha voluto dedicare al ruolo rilevante e sempre più attuale delle comunicazioni sociali. Il Santo Padre Benedetto XVI, ha pensato ad un tema che nella prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ci vedrà riflettere sul – “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola” –, intuizione che si inserisce felicemente nel cammino dell’Anno sacerdotale, che anche noi stiamo celebrando in questa rubrica. E proprio in continuità con le potenzialità di annuncio e testimonianza della fede, che sempre più promanano da un retto uso di questi mezzi mass-mediatici, che Tele Radio Padre Pio  ha pensato di trasmettere in diretta questa Lectio continua della Parola, che consente a questi strumenti di essere un po’ come “nuovi areopaghi”(cfr Gv Paolo II in RM n. 37) dai quali scaturisce l’amplificazione e l’estensione della Parola di Dio, verso quanti con “orecchio e cuore” attenti si porranno in ascolto.  Ma l’annuncio della Parola è innanzitutto opera dello Spirito, da qui il riferimento alla Pentecoste, domenica 23 maggio, che sigillerà questo percorso di ascolto ed approfondimento della Parola.
 
Ma andiamo ai molteplici contenuti dei quali si accennava partendo dal riferimento alla Parola, si inizia con l’Ascensione di Gesù al cielo.
 
La lettura del vangelo ci presenta lo stretto legame fra morte-resurrezione ed ascensione al cielo. Siamo nel cap. 24, subito dopo l’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus e al dialogo di questi con gli apostoli. Nell’opera di Atti, Lc presenterà la continuazione di questo episodio con lo  sguardo dei discepoli proiettato verso il cielo e l’invito a non guardare in alto in senso di smarrimento o nostalgia e rimpianto, perché inizia l’opera della Chiesa, rivolta ad ogni uomo, ci una Chiesa consapevole di essere chiamata a vivere nel mondo, pur non essendo del mondo, in attesa di raggiungere il proprio Signore che ci precede innanzi preparandoci il posto. Gesù nel brano di Lc, promette agli apostoli l’invio di quello “che il Padre suo ha promesso” che consentirà loro di essere “rivestiti di potenza dall’alto”.
 
Ed  ecco anticipato l’invio dello Spirito, l’esperienza della Pentecoste che vivremo Domenica 23 maggio.
 
Quest’anno la liturgia ci presenta parte del testo che abbiamo approfondito nella VI Domenica  di Pasqua, ovvero quel cap. 14 di Gv che offre un forte legame fra ascolto della Parola ed amore e conseguente in abitazione dello Spirito di Dio in noi. In realtà questa Parola ci dice qualcosa sull’intima unione che sussiste fra Padre, Figlio e Spirito Santo. Lo Spirito Santo è questa nuova legge che guiderà il cristiano, così come per Israele lo erano i comandamenti. Questi furono scritti su pietra, lo Spirito è invece scritto nei nostri cuori, se essi si aprono alla stabile dimora del Cristo. Lo Spirito è dono di Dio. E Paracleto, ovvero nostro Avvocato. È Spirito di Vita e di Verità. Esso ci fa gustare l’amore di Dio, parlandoci di Lui. Ci immette nella comunione del Padre con il Figlio guidandoci verso la verità tutta intera. Riflettere sull’inno d’invocazione allo Spirito può essere utile per tratteggiarne doni e qualità che esso porta con sé.
 
Per quanto riguarda l’anno sacerdotale è forse opportuno soffermarsi nuovamente sulla giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che sembra richiamare proprio il ruolo dei sacerdoti da questo punto di vista.
 
Si infatti abbiamo pensato di dedicare quest’ultima parte della nostra riflessione a questo importante aspetto. Il Papa presenta questi mezzi come possibilità attraverso la quale il sacerdote può offrire il servizio alla Parola e della Parola, volendo ribadire la centralità di questa dimensione nella vita del sacerdote. Il mondo digitale si pone come condizione ineludibile specialmente presso le giovani generazioni, affinché si possa perpetuare l’annuncio del vangelo. Il Papa ricorda la celebre espressione di Paolo: “Guai a me se non annunciassi il Vangelo” (1 Cor 9,16). Questi mezzi vanno vissuti nella fedeltà al vangelo e nel tentativo di mostrare e far scoprire il volto di Cristo agli uomini del nostro tempo. I mezzi digitali favoriscono l’educazione all’attesa e all’incontro con Cristo attraverso la sapienza della Parola e la testimonianza di chi l’annuncia. Il Papa propone una diaconia della cultura nell’odierno “continente digitale”, nella prospettiva e certezza che questi mezzi possono consentire l’estensione di nuovi spazi, nei quali possa trovar posto quella casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56,7), come il “cortile dei gentili” del Tempio di Gerusalemme – anche per coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto.