Oltre mille giovani provenienti da 15 Paesi europei si sono ritrovati a Budapest per dire che alla guerra non ci si deve rassegnare e che un mondo diverso è ancora possibile. È il messaggio emerso con forza dall’incontro internazionale “Global Friendship, Global Peace Now”, promosso dai Giovani per la Pace, movimento legato alla Comunità di Sant’Egidio.
Studenti delle scuole superiori, universitari e giovani impegnati durante tutto l’anno accanto alle persone più fragili hanno trasformato la capitale ungherese in un luogo di incontro e di confronto sui grandi temi del presente: guerre, povertà, cambiamento climatico, migrazioni, razzismo ed esclusione sociale.
Al centro della giornata più intensa del convegno l’assemblea “A new Day for the Youth”, alla quale ha partecipato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. Un appuntamento che ha dato voce soprattutto ai giovani e alle loro esperienze concrete, mostrando come la pace non sia soltanto un ideale da proclamare, ma un impegno quotidiano da costruire nelle città e nei quartieri.
«È possibile, con il movimento dei Giovani per la Pace, sognare un nuovo giorno, un mondo nuovo, una nuova Europa», ha affermato Impagliazzo, sottolineando la necessità di non accettare passivamente un modello di società nel quale tutto sembra già deciso. «Noi crediamo sia possibile un nuovo giorno per i giovani del nostro continente europeo, insieme ai giovani africani, asiatici, americani».
La pace comincia dagli esclusi
Nel suo intervento, il presidente di Sant’Egidio ha richiamato l’attenzione sulle tante forme di esclusione che attraversano il mondo contemporaneo.
Milioni di persone non hanno ancora accesso al cibo e alle cure sanitarie; tanti bambini non possono frequentare la scuola perché vivono in condizioni di povertà o nei campi profughi; molti giovani incontrano ostacoli economici nell’accesso all’università e al lavoro.
È una realtà che rischia di diventare invisibile quando viene considerata semplicemente come una conseguenza inevitabile della società. Impagliazzo ha invece messo in guardia da una cultura della competitività che interpreta la vita come una gara nella quale qualcuno deve necessariamente rimanere indietro.
«Noi vogliamo costruire un mondo senza esclusi», ha affermato, invitando i giovani «a far crescere l’idea della pace nel mondo, alzando la voce e lavorando per la pace ogni giorno».
Un messaggio che trova riscontro nell’impegno concreto dei Giovani per la Pace: nelle periferie, accanto ai bambini in difficoltà, agli anziani soli e alle persone senza dimora, ma anche attraverso iniziative per l’integrazione dei migranti e progetti dedicati alla sostenibilità ambientale, come gli Ecolab di Pace.
Dall’Ucraina una testimonianza di solidarietà
Tra le presenze più significative dell’incontro quella di oltre 150 ragazze e ragazzi arrivati dall’Ucraina, in rappresentanza di una generazione che conosce direttamente il dramma della guerra.
La loro testimonianza ha ricordato che, anche quando le armi continuano a parlare, esistono gesti capaci di costruire relazioni nuove. Sant’Egidio continua infatti a essere presente in Ucraina attraverso la distribuzione di generi alimentari, l’invio di materiale sanitario e l’apertura di centri educativi destinati a bambini e adolescenti.
Proprio l’esperienza vissuta accanto agli sfollati e alle persone più vulnerabili mostra ai giovani partecipanti che la solidarietà può essere una prima forma concreta di pace. Aiutare un anziano rimasto solo, sostenere una famiglia costretta a fuggire, offrire uno spazio educativo a un bambino significa ricostruire, nel piccolo, ciò che la guerra distrugge.
Un nuovo giorno possibile
A Budapest si è parlato anche delle grandi sfide che attendono le nuove generazioni. Il cambiamento climatico, le migrazioni e le nuove povertà sono questioni che non possono essere affrontate separatamente. Sono fenomeni che coinvolgono milioni di persone e che interrogano soprattutto i giovani, chiamati a immaginare un futuro diverso da quello ereditato.
La prospettiva emersa dall’incontro non è però quella della paura. È una prospettiva fondata sulla possibilità di cambiare attraverso la partecipazione, la solidarietà e la costruzione di legami.
In questo senso, il titolo dell’assemblea, “A new Day for the Youth”, assume un significato che va oltre la manifestazione. Un nuovo giorno non arriva semplicemente perché cambia il calendario: nasce quando una generazione decide di non considerare inevitabili la guerra, l’ingiustizia e l’esclusione.
Per una realtà ecclesiale come Sant’Egidio, questa attenzione ai giovani rappresenta anche una forma concreta di educazione alla pace. Non una pace ridotta all’assenza di conflitto, ma una cultura fondata sull’incontro, sulla fraternità e sulla capacità di riconoscere nell’altro una persona da accogliere e non un concorrente da superare.
Domenica il “Mob for Peace” sul Danubio
Il percorso dell’incontro internazionale si è concluso con un ulteriore gesto pubblico. Nel pomeriggio di domenica 30 agosto, i Giovani per la Pace hanno promosso un “Mob for Peace” sull’Isola Margherita, nel Danubio, per rinnovare il loro impegno contro ogni forma di violenza e razzismo.
Un gesto simbolico, ma anche una presa di posizione: davanti alle guerre che continuano a colpire l’Ucraina e il Medio Oriente, alle discriminazioni e alle disuguaglianze, i giovani scelgono di non rimanere spettatori. Da Budapest arriva così un messaggio rivolto all’Europa e al mondo: la pace non può essere soltanto attesa. Va costruita ogni giorno, a partire dalle relazioni più vicine e dalla scelta di stare dalla parte di chi rischia di essere lasciato indietro.
È forse questa la sfida più grande consegnata ai giovani riuniti sul Danubio: non rassegnarsi a un mondo che sembra già scritto, ma avere il coraggio di immaginarne e costruirne uno nuovo.














