C’è un’estate che non si misura in chilometri percorsi o in mete da cartolina, ma nel tempo donato agli altri. È quella scelta da un centinaio di volontari della Comunità di Sant’Egidio che, fino alla fine di agosto, saranno sull’isola di Cipro per condividere la vita dei rifugiati ospitati nei campi di Pournara e Kofinou-Limnes. Giovani e adulti provenienti da diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Spagna, hanno risposto all’invito della Comunità a vivere una “vacanza della solidarietà”, trasformando il periodo estivo in un’occasione di incontro, servizio e amicizia.
Giunta alla sua quinta edizione, la missione estiva rappresenta un segno concreto di vicinanza verso chi è stato costretto ad abbandonare la propria terra a causa delle guerre, delle persecuzioni e della violenza scoppiate negli ultimi anni. Un impegno che non si limita solo all’assistenza materiale, ma punta soprattutto a ricostruire relazioni e a restituire dignità a persone segnate da esperienze spesso drammatiche.
Al centro delle attività c’è la Tenda dell’Amicizia, allestita nel campo di identificazione di Pournara, a pochi chilometri da Nicosia. Ogni sera circa duecento rifugiati possono condividere un pasto in una mensa climatizzata, seduti attorno a tavoli preparati con cura, in un ambiente familiare che contrasta con la precarietà della vita del campo. Un gesto semplice, che ha un forte valore simbolico: offrire non soltanto un pasto caldo, ma uno spazio in cui potersi sentire accolti, ascoltati e riconosciuti come persone.
Accanto ai volontari operano anche alcuni rifugiati che negli anni hanno scelto di mettersi a servizio degli altri, testimoniando come l’accoglienza ricevuta possa trasformarsi, a sua volta, in solidarietà donata. È un circolo virtuoso che racconta la forza delle relazioni e la possibilità di ricostruire il futuro anche dopo le ferite più profonde.
Le storie che attraversano i campi ciprioti riflettono alcune delle più gravi crisi del nostro tempo. La maggior parte dei rifugiati proviene dalla Somalia, dove decenni di instabilità continuano a costringere migliaia di persone alla fuga. Numerose sono anche le famiglie arrivate dal Sudan, teatro di una guerra che ha generato una delle più drammatiche emergenze umanitarie a livello mondiale. Negli ultimi mesi è aumentato inoltre il numero di donne e nuclei familiari provenienti dall’Iran, in cerca di libertà civile e religiosa, mentre continuano ad arrivare profughi dall’Afghanistan e dall’Africa subsahariana, in particolare dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Camerun. Per molti di loro Cipro rappresenta la porta dell’Europa, ma anche un luogo di lunga attesa, dove il riconoscimento dello status di rifugiato può richiedere anni.
La presenza di Sant’Egidio si traduce anche in percorsi educativi e di integrazione. A Pournara e nella capitale Nicosia sono attivi corsi di lingua inglese destinati agli adulti, strumenti preziosi per affrontare il futuro con maggiori opportunità. Nel campo di Kofinou-Limnes, dove vivono circa quattrocento rifugiati, ha preso il via la Scuola della Pace per una cinquantina di bambini. Tra giochi, laboratori e attività didattiche, i più piccoli ritrovano uno spazio di serenità e apprendimento. Per alcuni di loro è il primo vero contatto con un’aula scolastica, dopo un’infanzia segnata dalla fuga e dalla guerra.
I fine settimana sono dedicati alle escursioni con gli adolescenti e alla distribuzione di alimenti e beni di prima necessità alle famiglie dei campi, in un’opera che unisce aiuto concreto e vicinanza umana.
L’iniziativa ricorda che l’accoglienza non è soltanto una risposta all’emergenza, ma un modo di costruire la pace. In un tempo in cui il fenomeno migratorio è spesso stigmatizzato e raccontato attraverso numeri e statistiche, la missione di Cipro restituisce un volto e un nome a chi ha perso tutto, mostrando come la fraternità possa diventare una risposta credibile alle ferite del nostro tempo.
Come ricorda spesso papa Leone XIV, la pace nasce dall’incontro e dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello. È questo lo spirito che anima la “vacanza della solidarietà”: un’esperienza che trasforma il servizio in amicizia e l’estate in un tempo di speranza condivisa, nel quale il Vangelo si traduce in gesti semplici, capaci di restituire fiducia a chi continua ad attendere un futuro di libertà, dignità e sicurezza.















