Venticinque anni dopo, l’11 settembre continua a interrogare la coscienza del mondo. Non soltanto per la dimensione della tragedia, ma per le vite spezzate, le famiglie rimaste senza i propri cari e le conseguenze che quel giorno ha avuto sulla storia internazionale. Nel venticinquesimo anniversario degli attentati del 2001, molto sentito anche dagli italo-americani residenti in Italia, la Comunità di Sant’Egidio propone un momento di memoria e preghiera per le vittime del terrorismo e di tutte le guerre.
La veglia di preghiera si terrà venerdì 11 settembre, alle ore 20, nella basilica di Santa Maria in Trastevere. A presiederla sarà mons. Mihăiţă Blaj, sotto-Segretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato. Parteciperà anche l’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, insieme ad altri esponenti del Corpo diplomatico.
L’iniziativa nasce dalla volontà di fare memoria di una ferita che non riguarda soltanto gli Stati Uniti, ma l’intera comunità internazionale. Una memoria che, nelle parole di Sant’Egidio, deve tradursi in un impegno sempre più deciso «sulla via dell’incontro e del dialogo», mentre il mondo continua a essere attraversato da guerre e violenze.
Il giorno che cambiò la storia
La mattina dell’11 settembre 2001, quattro aerei di linea furono dirottati da 19 terroristi legati ad al-Qaida. Due colpirono le Torri Gemelle del World Trade Center a New York, uno il Pentagono, mentre il quarto precipitò in Pennsylvania dopo la reazione dei passeggeri. Morirono quasi 3.000 persone, tra civili, soccorritori e persone a bordo degli aerei.
Quel giorno non fu soltanto un attacco contro gli Stati Uniti. Fu un attentato alla vita umana, alla convivenza tra i popoli e alla possibilità di costruire un mondo nel quale le differenze non diventino motivo di violenza.
Il ricordo americano si rinnoverà con cerimonie e momenti di raccoglimento a New York, al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania, luoghi simbolo di quella tragedia. La lettura dei nomi delle vittime e i momenti di silenzio restituiscono alla memoria il volto concreto di persone che avevano un lavoro, una famiglia, progetti e speranze.
Le ultime parole: un patrimonio di amore e umanità
Tra le immagini più dolorose dell’11 settembre vi sono anche quelle affidate alle comunicazioni telefoniche delle vittime. In quei minuti drammatici, alcune persone riuscirono a lasciare messaggi ai propri cari. Non sono soltanto documenti della tragedia: sono frammenti di vita, parole di amore, preoccupazione e coraggio.
Uno dei messaggi più conosciuti è quello lasciato da Brian Sweeney, passeggero del volo United Airlines 175, alla moglie Julie. Nel suo ultimo messaggio vocale, consapevole della gravità della situazione, Brian cercò soprattutto di far arrivare alla famiglia il suo amore e l’invito a continuare a vivere.
“Sono su un aereo dirottato. Se le cose non dovessero andare bene, e la situazione non sembra promettente, voglio solo che tu sappia che ti amo tantissimo, che ti auguro tutto il meglio, che ti diverta un mondo – lo stesso vale per i miei genitori e tutti gli altri – e ti amo davvero tanto, e ci vedremo quando arriverai. Ciao, tesoro. Spero di poterti chiamare.”
Il National September 11 Memorial & Museum conserva la testimonianza di quel messaggio come una storia di amore e speranza.
Altri passeggeri telefonarono ai familiari per dire addio o per raccontare ciò che stava accadendo. A bordo del volo United Airlines 93, alcuni passeggeri vennero a conoscenza degli attacchi già avvenuti e decisero di reagire, tentando di riprendere il controllo dell’aereo. Il loro gesto contribuì a impedire che il velivolo raggiungesse l’obiettivo previsto dai dirottatori.
Quelle ultime parole, spesso semplici e lontane da ogni retorica, ricordano che anche nei momenti più estremi l’essere umano cerca un legame. Cerca la voce di chi ama, il volto della propria famiglia, la possibilità di lasciare un messaggio che dica: «Ti amo. Prenditi cura di chi resta. Non dimenticarmi».
La lotta al terrorismo è difesa della vita
Ricordare l’11 settembre significa anche ribadire con chiarezza il rifiuto del terrorismo. Nessuna causa politica, ideologica o religiosa può giustificare l’uccisione deliberata di civili innocenti. Il terrorismo colpisce la vita e alimenta paura, odio e divisioni, cercando di spezzare la fiducia tra le persone e tra i popoli.
La lotta al terrorismo, tuttavia, non può trasformarsi in una condanna indiscriminata di intere comunità. La responsabilità appartiene a chi compie, organizza o sostiene la violenza, non a popoli o religioni nel loro insieme. Anche per questo la memoria cristiana dell’11 settembre è inseparabile dalla ricerca della pace, dalla tutela della dignità umana e dal rifiuto di ogni forma di razzismo e discriminazione.
A venticinque anni dagli attentati, il mondo continua a confrontarsi con le conseguenze di quella giornata. Le guerre successive, le crisi umanitarie e le nuove forme di estremismo ricordano quanto sia fragile la pace e quanto sia necessario contrastare la violenza con strumenti efficaci, ma anche con una cultura dell’incontro.
Una preghiera per tutte le vittime
La veglia di Santa Maria in Trastevere allargherà lo sguardo oltre la tragedia dell’11 settembre. Accanto alle vittime del terrorismo saranno ricordate le vittime di tutte le guerre: uomini, donne e bambini colpiti dalla violenza, famiglie costrette alla fuga, persone private della casa, della sicurezza e del futuro.
È una scelta significativa. La memoria non deve creare graduatorie del dolore, ma riconoscere che ogni vita spezzata è una ferita per l’umanità intera.
Per Sant’Egidio, pregare per le vittime significa anche assumere una responsabilità nel presente. La pace non è soltanto una parola da pronunciare nelle commemorazioni, ma un cammino da costruire attraverso il dialogo, la solidarietà e la vicinanza alle persone che soffrono.
In questa prospettiva, l’11 settembre diventa un appuntamento con la memoria, ma anche con la speranza. Ricordare chi è morto significa rifiutare che la violenza abbia l’ultima parola. Significa scegliere, ancora una volta, la vita, la fraternità e la pace.
La veglia sarà trasmessa in streaming sul sito ufficiale della Comunità di Sant’Egidio: santegidio.org.













