Con la scomparsa del cardinale Camillo Ruini, avvenuta il 16 giugno a Roma all’età di 95 anni, la Chiesa italiana perde uno dei suoi protagonisti più autorevoli e influenti degli ultimi decenni. Per sedici anni presidente della Conferenza episcopale italiana e per quasi un ventennio vicario del Papa per la diocesi di Roma, Ruini ha accompagnato alcuni dei passaggi più significativi della vita ecclesiale del Paese, dal pontificato di san Giovanni Paolo II fino all’inizio del nuovo millennio.
Nel messaggio diffuso il 17 giugno, la Comunità di Sant’Egidio si stringe «attorno alla famiglia e agli amici più stretti del cardinale Camillo Ruini», ricordandolo come «un pastore che aveva una grande passione per la Chiesa e un senso alto del suo ruolo nella società».
Originario di Sassuolo e creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1991, Ruini fu chiamato a guidare la Chiesa italiana in una stagione di profonde trasformazioni culturali e sociali. Accanto a Wojtyła, svolse un ruolo di primo piano nell’organizzazione del Grande Giubileo del 2000, mentre da vicario di Roma promosse quella che sarebbe passata alla storia come la “Missione cittadina”, un vasto progetto pastorale che coinvolse parrocchie, movimenti e associazioni con l’obiettivo di rilanciare l’evangelizzazione nella Capitale. Una scelta che, ricorda Sant’Egidio, richiamò «tutte le componenti ecclesiali a una nuova evangelizzazione».
Proprio la Comunità fondata da Andrea Riccardi conserva «una memoria affezionata dei numerosi incontri avuti con lui nel corso degli anni, dal centro storico della capitale fino alle sue periferie». Un rapporto sviluppatosi nel tempo e segnato dalla condivisione delle sfide pastorali di una città complessa e in continua trasformazione.
Negli anni alla guida della Cei, Ruini divenne una delle figure più ascoltate del cattolicesimo italiano, distinguendosi per la sua riflessione culturale e per la convinzione che i cristiani dovessero essere protagonisti del dibattito pubblico. Vicinissimo a san Giovanni Paolo II e successivamente a Benedetto XVI, fu tra gli artefici del Progetto culturale della Chiesa italiana e contribuì a delineare il ruolo del laicato cattolico nella società contemporanea.
«Con lui scompare un protagonista della vita ecclesiale di Roma e dell’Italia del Novecento», sottolinea Sant’Egidio, ricordando come il porporato abbia seguito «con interesse anche le sfide complesse della Chiesa nel nuovo millennio».
Numerosi i messaggi di cordoglio giunti dal mondo ecclesiale e civile. La diocesi di Roma ha evidenziato la sua «intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città», mentre il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ha ricordato il contributo offerto da Ruini nel «pensare, discernere, parlare e camminare nel proprio tempo».
Con la sua morte si chiude una pagina importante della storia del cattolicesimo italiano. Rimane l’eredità di un uomo di Chiesa che ha segnato la vita ecclesiale del Paese, accompagnando con lucidità e determinazione le grandi transizioni culturali e religiose tra il XX e il XXI secolo.
Il rito delle esequie sarà celebrato da Papa Leone XIV e si terrà domani, giovedì 18 giugno, alle 16.30 all’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro. La camera ardente è stata invece allestita oggi, a partire dalle 12, nella cappella della Madonna della Perseveranza del Pontificio seminario romano minore.
















