Il  1° luglio alle ore 11.30 nella chiesa – Santuario Santa Maria delle Grazie, padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, presidente di Casa Sollievo della Sofferenza e direttore generale dei Gruppi di preghiera di Padre Pio, ha presieduto una solenne concelebrazione per ricordare i 60 anni della consacrazione della chiesa grande di Santa Maria delle Grazie.

La chiesa è stata eretta santuario diocesano con decreto dell’arcivescovo di Manfredonia, mons. Valentino Vailati, dell’8 dicembre 1973. il 1 luglio viene ricordato anche il quindicesimo anno della consacrazione della chiesa progettata da Renzo Piano e intitolata a san Pio da Pietrelcina del 2004.

“Siamo qui questa mattina – ha detto Padre Franco all’inizio della celebrazione –  per celebrare e dar grazie a Dio per i 60 anni dalla consacrazione della Chiesa di Santa Maria delle grazie e  15 anni della chiesa più in basso dedicata a San Pio. Mi sono chiesto: ma 60 anni fa quando venne consacrata questa meravigliosa chiesa questo santuario e Padre Pio era vivente  quali sono stati i sentimenti che provava?  e mi sono detto probabilmente lui ha guardato dall’alto l’ambiente che lo circondava. Dopo quasi 50 anni di presenza qui a San Giovanni Rotondo in lui ci sia stato  stupore innanzitutto. stupore che lo ha accompagnato per tutta la vita, per le meraviglie che Dio faceva nel suo stesso corpo attraverso le stigmate, attraverso la sofferenza redentrice,  attraverso l’accorrere della gente. Ma questo stupore deve essere diventato anche più grande perché il Signore operava attraverso lui ma anche nel suo ambiente, nel suo territorio”. 

Se ci lasciamo guidare da lui – ha continuato l’arcivescovo –  non solo cambia noi stessi in meglio e ci rende testimoni attraenti ma cambia anche il territorio la società l’ambiente stesso. pensiamo a quanto è cambiato San Giovanni Rotondo dal giorno in cui Padre Pio è arrivato qui. Il santuario è il luogo particolare in cui, ognuno di noi si può fermare per parlare con Dio “faccia a faccia” è il luogo in cui possiamo avere “la faccia tosta” come Abramo di rivolgere al Signore le nostre parole, i nostri dubbi, i nostri desideri e le nostre richieste senza paura”.

 

 

Al termine della celebrazione è seguita  una processione penitenziale verso la chiesetta antica per lucrare l’indulgenza plenaria concessa da Giovanni Paolo II attraverso un decreto della Penitenzieria Apostolica del 30 ottobre 2002.

 

 

L’indulgenza, legata all’antica chiesetta conventuale di Santa Maria delle Grazie, si può ottenere:

  • «alle solite condizioni (sacramentale confessione, Comunione eucaristica, preghiere secondo l’intenzione del Sommo Pontefice), con l’animo completamente distaccato dall’affetto a qualsiasi peccato», da parte dei «fedeli che visitano piamente la sopraddetta chiesa ed ivi o partecipano a qualche sacra celebrazione in onore del Beato Padre Pio da Pietrelcina o almeno recitano devotamente il Padre Nostro e il Simbolo della fede, aggiungendo una preghiera in suo onore desunta dal Messale o qualche altra preghiera legittimamente approvata:nella solennità del Titolare della stessa chiesa (9 settembre);
  • il 23 settembre, nella memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina;una volta all’anno, in un giorno liberamente scelto dai singoli fedeli;ogni volta che, spinti dalla devozione, ivi accedono in gruppo come pellegrini» (cfr. Decreto della Penitenzieria Apostolica).

 

“Celebriamo questa eucaristia nel giorno della dedicazione a 60 anni di questa chiesa, di questo santuario dedicato alla Madonna delle Grazie – ha detto durante l’omelia Mons. Perego –  La Madonna delle Grazie è la Madonna vicina al popolo, è la donna delle poche parole ma di grandi scelte, è la donna madre concreta come a Cana e attenta come a Nazareth è la donna vicina al suo figlio sotto la croce, è la donna del Popolo per questo è invocata come Madonna del Popolo.La Madonna delle Grazie aiuta le nostre famiglie e le nostre comunità a non interrompere, indebolire la trasmissione della fede e ci accompagna nelle situazione di debolezza e vulnerabilità.”