In un terreno confiscato alla camorra ci sono un vitigno ed una cantina che favoriscono la riabilitazione di persone fragili. Succede a Casal di Principe.

«Abbiamo a che fare con i matti e lavoriamo la vite che non la distrugge nemmeno il fuoco. Ecco il binomio perfetto: Vitematta». È la schiettezza tipica dei campani quella di Vincenzo Letizia referente della cooperativa sociale Eureka che gestisce il progetto “Vitematta” a Casal di Principe.

In un terreno confiscato al clan dei casalesi si coltiva il vitigno dell’Asprinio, un’uva tipica dell’Agro aversano.

Il cielo è coperto, ogni tanto cade qualche goccia di pioggia. Un trattore passa tra i filari delle viti per arare il terreno. È aprile e s’intravedono solo le piccole gemme della vite. Sarà settembre il mese giusto per godersi l’esplosione di colori e profumi delle vigne.

«Siamo una cooperativa sociale che coordina dei Progetti Terapeutici Riabilitativo Individuali insieme all’ASL Caserta – spiega Vincenzo – Lavoriamo esclusivamente con persone che soffrono di disturbi psichici. Per caso abbiamo scoperto che coinvolgerli nella coltivazione di un piccolo orto, permetteva loro di ottenere una riduzione della terapia farmacologica. Incoraggiati da questo risultato abbiamo deciso di chiedere l’affidamento di terreni confiscati per ampliare la nostra attività e immetterci nel mercato».

«Inizialmente ci fu affidato un piccolo appezzamento di terreno, coltivato a frutteto. Arrivammo da sprovveduti, muniti di zappa perché dovevamo dissodare il terreno. Dopo circa un anno ci rendemmo conto che il frutteto ormai non riusciva più a produrre. Da lì nacque l’idea di estirparlo e impiantare una vite tipica della zona».

Oggi la cooperativa coltiva 17 ettari di terreno, diviso tra la coltivazione di uva e di alberi da frutto, come la mela annurca, caratteristica del territorio campano.

Alessio è uno dei soci della cooperativa. Ha una storia di dipendenza alle spalle. Il suo è un esempio di tenacia. È impegnato nella legatura dei tralci. Un lavoro che esegue con assoluta precisione.

«Il lavoro è senza dubbio terapeutico – sottolinea Vincenzo – perché si hanno dei compiti da portare a termine. Il valore aggiunto è anche l’aspetto economico. Il lavoro viene valorizzato dall’assegnazione di una borsa di formazione lavoro. Con Alessio abbiamo raggiunto risultati eccellenti, umani e professionali».

«Mi divido tra la campagna e la cantina. Nel vigneto faccio la potatura, la legatura dei tralci e gli innesti. In cantina seguo le diverse fasi della lavorazione del vino dall’imbottigliamento fino alla commercializzazione» spiega Alessio mentre prosegue il suo lavoro. «È una grande soddisfazione perché mi permette di vedere i frutti di quello che faccio. Le mie giornate, che prima trascorrevano vuote, oggi hanno un senso. È una gran cosa essere impegnato, avere un obiettivo, dare un significato alle proprie giornate». E il rapporto con i colleghi? «Abbastanza buono. C’è grande sintonia tra di noi. Io sono ancora un apprendista, e se sbaglio, sono molto comprensivi. Mi correggono e mi spiegano come svolgere il lavoro nel migliore dei modi. Anche loro sono stati principianti appena arrivati. S’impara con il tempo, con tanta dedizione e pazienza».

“Vitematta” è sinonimo di inserimento lavorativo di persone svantaggiate. “Vitematta” è sinonimo di qualità, impegno, dedizione. Dietro alla coltivazione del vigneto, alla produzione del vino e alla sua vendita c’è la passione di coloro che vi lavorano.

«Il consumatore non cerca solo la “storia”, ma anche un prodotto di eccellenza. Noi puntiamo a produrre qualcosa di qualitativamente alto. Se poi dietro c’è anche una storia di integrazione, abbiamo centrato l’obiettivo» dice Vincenzo, mentre Alessio aggiunge: «Vedere la soddisfazione sui visi delle persone che assaggiano il nostro vino è incoraggiante».

Un riconoscimento importante ed inaspettato, per l’Asprinio prodotto da Vincenzo e da tutta la cooperativa, è arrivato l’anno scorso. Luca Maroni (enologo e autore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani n.d.r.) lo ha definito «il migliore degli ultimi 25 anni» e aggiunto all’annuario dei migliori vini del 2018.

“Vitematta” è anche una cantina nata grazie al sostegno economico della Fondazione con il Sud, dove l’uva vendemmiata viene trasformata in Asprinio, Aglianico e vino spumante. Si trova nel cuore di Casal di Principe.

«Qui c’è un gruppo di convivenza dove abitano sei ragazzi con disagio mentale. Alcuni lavorano in campagna altri si occupano della cantina. Etichettano, incappucciano, incartonano, sempre seguiti da noi operatori». A parlare è Paola D’Angelo, una delle “anime” della cooperativa».

Racconta la storia di uno dei ragazzi del gruppo, con un passato da alcolista ormai alle spalle. «Siamo orgogliosi di lui. Oggi riesce serenamente a lavorare in un contesto legato alla produzione di vino, senza sentire la necessità di bere. Il suo percorso di recupero è stato per lui e per tutti noi una rivincita».

Intanto Carmine e Angelo (due ospiti del gruppo di convivenza n.d.r) sono impegnati con la supervisione dell’operatrice Michela, a etichettare le bottiglie di vino. Lo fanno con attenzione e precisione. Le adagiano delicatamente sulla macchina etichettatrice, pochi secondi e le anonime bottiglie acquistano nome e caratteristiche, pronte per essere confezionate.

«Qui c’è l’amicizia – dice Paola, mentre uno dei ragazzi l’abbraccia e le sussurra “Ti voglio bene” –  Non bisogna mai fermarsi all’apparenza. Bisogna guardarli negli occhi perché è lì che si scopre il vero lui, la vera lei».

Perché “Vitematta” è una storia possibile? «Siamo partiti dagli ultimi – risponde Vincenzo – coltivando dei terreni confiscati alla criminalità organizzata. Abbiamo cominciato da zero e a piccoli passi siamo riusciti a realizzare il nostro progetto. Qualsiasi cosa si può fare, basta volerlo con caparbietà».

Questa è la storia di Vincenzo, Paola, Michela, Gianluca, Alessio, Carmine e Angelo. Questa è la storia di uomini e donne coraggiosi che credono nel bene e nell’importanza di farlo.