Siamo pronti a pagare di persona?

“Il vero profeta è pronto a pagare di persona”. Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVI, in occasione della recita dell’Angelus, con i fedeli giunti da tutto il mondo a piazza San Pietro.
Commentando il Vangelo del giorno,  il Papa ha ricordato che “ci troviamo ancora nella sinagoga di Nazaret, il paese dove Gesù è cresciuto e dove tutti conoscono lui e la sua famiglia. Ora, dopo un periodo di assenza, Egli è ritornato in un modo nuovo: durante la liturgia del sabato legge una profezia di Isaia sul Messia e ne annuncia il compimento, lasciando intendere che quella parola si riferisce a Lui. Questo fatto suscita lo sconcerto dei nazaretani. Essi erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”, ma lo ritenevano anche un presuntuoso. "Proprio conoscendo questa chiusura, che conferma il proverbio ‘nessun profeta è bene accetto nella sua patria’, Gesù rivolge alla gente, nella sinagoga, parole che suonano come una provocazione. Gesù cita due miracoli compiuti dai grandi profeti Elia ed Eliseo in favore di persone non israelite, per dimostrare che a volte c’è più fede al di fuori d’Israele”. A quel punto “la reazione è unanime: tutti si alzano e lo cacciano fuori, e cercano persino di buttarlo giù da un precipizio, ma Egli, con calma sovrana, passa in mezzo alla gente inferocita e se ne va”.
A questo punto, ha sostenuto il Santo Padre, “viene spontaneo chiedersi: come mai Gesù ha voluto provocare questa rottura? All’inizio la gente era ammirata di lui, e forse avrebbe potuto ottenere un certo consenso…. Ma Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per ‘dare testimonianza alla verità’. Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona”. È vero che “Gesù è il profeta dell’amore”, ma anche “l’amore ha la sua verità”. Anzi, ha evidenziato il Papa, “amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio”.