Riflettere sulla guerra guardandola negli occhi

Tre ragazzi di Trieste accomunati da valori e ideali condivisi, ma soprattutto dalla voglia di raccontare quello che il mondo non vede o che in molti casi non vuole vedere. La storia di 25 anni trascorsi nei fronti più caldi dove la parola guerra per diversi popoli è la quotidiana “normalità” di una vita segnata da sofferenze ed orrori e che ci viene raccontata, attraverso il linguaggio esplicito e diretto delle immagini, in un libro fotografico curato dai reporter Gian Micalessin e Fausto Biloslavo in occasione dei vent’anni dalla morte di Almerigo Grilz, loro amico e compagno d’avventure. I tre giovani triestini avevano infatti fondato l’Albatross press agency, un’agenzia da loro stessi definita “spericolata”, nata per “girare il mondo, sbarcare il lunario e raccontare la guerra”.
Un libro, dunque, che è un omaggio alla straordinaria figura di Almerigo Grilz, primo giornalista di guerra italiano morto sul campo, il 19 maggio 1987 in Mozambico, mentre riprendeva un conflitto in prima linea, e che grazie al Comune di Trieste, dell’editore Massimo Cetin e dell’associazione di volontariato Modavi ha oggi l’opportunità di essere scoperto e rivalutato dopo un pluridecennale “imbarazzo della memoria” quando non di vera e propria censura. Gli occhi della guerra porta anche la firma di Almerigo, perché contiene molte sue foto scattate prima di morire tragicamente a 34 anni nell’assoluta cortina di silenzio alzata dai media su una figura scomoda per l’intellighenzia politico-culturale a causa del suo impegno militante “dalla parte sbagliata” in anni di forte contrapposizione ideologica.
Il libro è suddiviso per aree di conflitto in cui l’Africa testimonia il proprio immenso contributo di sangue con le tragedie dell’Uganda, dell’Angola e del Ruanda, ma c’è anche la storia del Medio Oriente senza pace che inizia con il primo reportage realizzato durante l’invasione israeliana del Libano nel 1982 e si conclude con l’attuale tragedia dell’Iraq, passando inoltre per l’Afghanistan dall’invasione sovietica ad oggi.
Foto a volte tanto dure da indurre a distogliere lo sguardo a causa di quel rifiuto che l’animo umano ha talvolta di prendere contatto con la realtà, ma che risultano essere un benefico scossone per risvegliare le coscienze obnubilate dalle comodità e dalle false promesse della nostra opulenta società.

Per approfondire: www.gliocchidellaguerra.net