P. Daniele Badiali, una vita per amare

Daniele Badiali nasce a Faenza il 3 marzo 1962 e viene battezzato l’8 marzo nella cappella della maternità.La sua è una numerosa famiglia di agricoltori, che abita nella campagna faentina, la parrocchia è quella di Ronco.

Dopo le scuole medie ha frequentato l’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Faenza. Cambia il parroco a Ronco, nel 1974: arriva don Antonio Samorì, parroco attuale. Durante l’estate del 1977, don Antonio accompagna il suo gruppetto di ragazzi a conoscere un’esperienza di campo di lavoro per le missioni dell’operazione Mato Grosso. Questi accoglie la richiesta di aiuto di un suo confratello ed amico missionario nella regione brasiliana del Mato Grosso, promettendo di dargli una mano.
La partenza, per Daniele, avviene solo nel 1984, dopo aver effettuato il servizio civile presso la parrocchia di S. Giuseppe.
Vive nella casa parrocchiale, buttandosi subito nei lavori per poter togliere qualche peso agli altri volontari presenti e scopre i poveri attraverso le tante persone che bussano continuamente alla porta, chiedendo aiuto. Fa anche l’assistente dei ragazzi della scuola d’internato di falegnameria Taller “Don Bosco”.
Daniele, in questi primi due anni, impara a poco a poco ad essere “figlio” di p. Ugo. Questa obbedienza gli costa sofferenza, perché richiede umiltà, saper riconoscere gli sbagli, i difetti ed accettare le correzioni, ma capisce che è proprio l’umiltà la via che conduce alla verità e alla conversione della propria vita. Daniele si reca in Perù, nell’estate del 1987, per due mesi, per l’ordinazione di p. Giorgio. L’amicizia con lui rimane molto forte: lo considera come un fratello, accogliendo da lui consigli e correzioni. Al suo ritorno comincia a vivere il tempo del seminario, il tempo della sua lontananza dal Perù con un’obbedienza assoluta: inizia senza più fermarsi a capire tutti, a sospendere il giudizio sui diversi modi di vivere il Vangelo, pur continuando a ritenere che il progresso è un pericolo per l’autentica vita cristiana. Il 30 dicembre 1990 riceve il diaconato e il 22 giugno 1991 viene ordinato presbitero a Faenza, dal vescovo mon. Francesco Tarcisio Bertozzi.
P. Daniele parte per il Perù, nell’agosto del 1991, come sacerdote “fidei donum” della diocesi di Faenza-Modigliana per la diocesi di Huari ed il 1° settembre fa l’ingresso nella sua parrocchia di San Luis.
Nel maggio 1996, rientra in Italia dopo aver ricevuto la notizia delle gravi condizioni di salute del suo vescovo Francesco Tarcisio Bertozzi. Nutre, per lui, grande ammirazione e stima. Non riesce ad incontrarlo vivo e di questo soffre molto. Rimane pochi giorni, solo il tempo per il funerale.
Tornando in Perù, nel novembre del 1996 accoglie in casa Eloy, un bambino di nove anni che presenta difficoltà fisiche. Da questa prima accoglienza nasce il progetto della casa Danielitos, che servirà ad ospitare bambini disabili e verrà realizzata dopo la morte di Daniele.
 
Il 16 marzo, dopo aver celebrato la messa domenicale a San Luis e a Pomallucay, si reca a Yauya, per la celebrazione serale. Di ritorno, con altre sei persone a bordo della jeep, intorno alle 22, si trova improvvisamente la strada bloccata da pietre. Daniele intuisce immediatamente che si tratta di qualcosa di grave.C ompare un bandito armato che cerca un italiano in ostaggio. Rosamaria scende. P. Daniele subito si fa avanti scostandola e dicendo:
“Vado io, tu rimani”.
Il corpo di Daniele viene ritrovato il giorno 18 marzo in località Acorma, luogo poco distante da San Luis, in una scarpata piena di pietre, avvolto in un telo di nylon azzurro, con le mani legate dietro la schiena, ucciso da un colpo di pistola alla nuca.
P. Daniele è vegliato tutta la notte ad Acorma, attorno alle pietre bagnate dal suo sangue, dalla popolazione e dai volontari dell’OMG. È accompagnato e vegliato in preghiera da San Luis a Chacas, fino a Lima.