ll secondo giorno della novena, il 15 settembre, è stato caratterizzato dalla celebrazione eucaristica vespertina presieduta, nella Chiesa di San Pio, da S. E. mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, arcivescovo emerito di Lecce.

Una liturgia che si è posta in continuità con il messaggio di riflessione sulla sofferenza anticipato il giorno precedente con la festa dell’Esaltazione della Santa Croce e ripreso con la festa della Vergine Addolorata e la XXIV domenica del tempo ordinario.

E’ stata dunque ribadita con forza la condizione ineliminabile per ogni discepolo: prendere la Croce e seguire Gesù. Il Celebrante ha spiegato il senso della novena «giorni in cui ci stiamo preparando a vivere il gioioso incontro con San Pio da Pietrelcina, un uomo che ha ascoltato l’invito di Gesù a prendere la propria croce e seguirlo. L’offerta che ci fa Cristo è proprio la croce affinché siamo suoi imitatori».

Mons. D’Ambrosio ha poi ricordato che il Signore ha preso su di se la croce dei nostri limiti, delle nostre sconfitte, delle nostre paure, delle nostre violenze e l’ha redenta, «da strumento di scandalo e stoltezza, la Croce è diventata potenza e sapienza di Dio. Ogni giorno tanti di noi contemplano la Croce di Gesù e pensano alle interminabili ore in cui Padre Pio sostava in preghiera dinnanzi al Crocifisso delle stimmate nel coro della chiesetta antica, fino al punto che un giorno il Signore ha deciso di crocifiggerlo con lui, diventando da allora, come disse Paolo VI “rappresentante stampato delle stigmate di nostro Signore Gesù Cristo” e portando nella sua carne il mistero del dolore di Cristo facendosi carico del dolore del mondo in vista della sua trasformazione in salvezza per tutti».

L’invito a prendere ciascuno la propria croce è rivolto a noi nella misura in cui riconosciamo in Gesù il Figlio di Dio, il Salvatore. Così facendo ci poniamo alla sua sequela e con Lui diventiamo portatori della croce del mondo.

Non è impresa facile, la croce non è mai gaudio, essendo, al contrario, fatica, sofferenza, è come, ha proseguito mons. D’Ambrosio, «essere in qualche modo scarnificati delle proprie miserie rendendo possibile la novità del Cristo nella nostra vita, come avvenuto in San Pio la cui carne caricata in vita dei nostri dolori, al termine è diventata carne nuova, carne gloriosa, non lasciando nessun segno di quelle stigmate che per cinquant’anni lo avevano piagato».

La croce non passa mai di moda, è mistero che ci salva e libera dalla sofferenza; non è da considerarsi come una condanna, ma come partecipazione alla Redenzione.

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