Napoli: educare al bene comune

Accogliendo le sollecitazioni dell’Episcopato italiano, che ha dedicato il decennio 2010-2020 all’“emergenza educativa”, e del documento della stessa CEI Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno (nn.16-17), che indica tra le sfide attuali nel Mezzogiorno quella alla responsabilità individuale e collettiva per il bene pubblico, la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale ha organizzato un Convegno di studio sul tema Educare al bene comune: una sfida per il Mezzogiorno, che si è tenuto a Napoli ieri pomeriggio e questa mattina, rispettivamente nelle sedi delle due Sezioni di Posillipo e Capodimonte.

Il Convegno – al quale sono intervenuti docenti della Facoltà Teologica e delle Università di Napoli e della Campania – dopo una rilevazione fenomenologico-sociologica della situazione nella realtà meridionale, e in particolare nella città di Napoli, circa le forme, i modi e i comportamenti in ordine alla responsabilità per il bene comune, ha approfondito la configurazione giuridica e la fondazione etico-filosofica di tale nozione.

«L’impegno del cristiano per il bene comune non è un dovere estrinseco, che si può più o meno, a piacimento, assumere, ma è la manifestazione di un’educazione cristiana integrale». Lo ha affermato il cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e Gran Cancelliere della Facoltà Teologica, intervenendo stamane ai lavori. «L’impegno della Chiesa di Napoli», ha proseguito Sepe, «è contenuto nel Piano pastorale Organizzare la speranza, che pone come priorità la vita di comunione e di partecipazione. Una Chiesa che educa alla comunione, che trasmette la fede per fare “buoni cristiani e onesti cittadini”, con una catechesi incarnata, una liturgia che educa e una carità che si pone a servizio delle attese e dei drammi del nostro popolo».