È venuto per la prima volta a San Giovanni Rotondo per tenere la terza catechesi di Quaresima nel santuario di Santa Maria delle Grazie.

Mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare emerito di Bologna, aveva sempre sentito parlare di Padre Pio sia dal card. Giacomo Lercaro, di cui è stato segretario per quasi sei anni, sia dal suo amico Lucio Dalla, grande devoto del Cappuccino stigmatizzato, «ma non era mai capitata l’occasione» di recarsi nella città garganica.

Per questo ha definito «provvidenziale» l’invito ricevuto da fr. Francesco Dileo, rettore del Santuario, che lo ha accolto al suo arrivo e lo ha accompagnato nei luoghi in cui è vissuto il Santo. Mons. Vecchi ha visitato sia le due prime chiese conventuali e il percorso aperto ai pellegrini, che si conclude con il coro della chiesetta antica, dove Padre Pio ha ricevuto la stimmatizzazione permanente il 20 settembre 1918, sia i luoghi che si trovano in clausura, compresa la prima cella abitata dal mistico Cappuccino, la n. 5, in cui visse il fenomeno della trasverberazione.

L’ultima tappa della visita guidata è stata la cripta del santuario, dove il Vescovo emerito di
Bologna ha pregato a lungo dinanzi all’insigne reliquia del corpo di san Pio da Pietrelcina.

A margine della visita ai luoghi storici del convento, mons. Vecchi ha aperto lo scrigno dei suoi ricordi, rivelando che il card. Lercaro riteneva Padre Pio un precursore del Concilio Vaticano II, perché ha «anticipato di 50 anni lo spirito della liturgia», in quanto lui celebrava le Messe non come «cerimonie» esteriore, ma «viveva la liturgia come mistero, il mistero della croce».

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