Laurearsi al Sud, quando studiare non è sufficiente

Laureati ma disoccupati.
E’ questa l’allarmante situazione in cui si trovano i giovani laureati al Sud. A tre anni dal conseguimento del titolo, quasi il 50% dei laureati meridionali è senza lavoro. Dati sconfortanti che emergono da una ricerca della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) pubblicata sul volume “I laureati del Mezzogiorno: una risorsa sottoutilizzata o dispersa”.

Lo studio, realizzato in base a dati Istat da Mariano D’Antonio e Margherita Scarlato, docenti dell’Università Roma Tre, ha preso in esame la situazione professionale e lavorativa dei laureati meridionali a tre anni dalla laurea.
La scarsità di lavoro nel Sud Italia è frutto, si legge nel rapporto “più degli ostacoli che incontrano i giovani nel mercato locale che di una libera scelta” e dove “la condizione di nascita determina in modo decisivo lo status economico e sociale degli individui”.

Dati alla mano, nell’arco di quasi 10 anni, dal 1992 al 2001, i giovani laureati che si spostano al nord in cerca di lavoro sono aumentati del 16%, da 1700 unità a quasi 10 mila. In crescita anche coloro che dal Sud si trasferiscono al Nord per studiare, mentre è irrisoria la percentuale di coloro che dal Nord si spostano al Sud per intraprendere la carriera universitaria, nel 2001 sono stati solo 779, un dato che evidenzia il poco richiamo dell’area meridionale in termini di ricerca e occupazione.

E’ individuabile tra i giovani campani la percentuale più alta di neolaureati che decidono di emigrare al Nord, a seguire i calabresi, i pugliesi e i siciliani.
Meno orientati al trasferimento post-lauream invece i molisani e gli abruzzesi.