Il testamento di Shahbaz Bhatti

Cristiano, cattolico, pakistano, Shahbaz Bhatti si è sentito chiamato dal Signore a fare del suo meglio per un popolo martoriato dall’odio e dall’estremismo religioso. Eletto ministro per le Minoranze Religiose è stato assassinato pochi giorni fa da un commando terroristico. Vocazione cristiana, vocazione famigliare, vocazione al servizio della buona politica si sono fuse in un unico cuore.

Shahbaz Bhatti è nato in una famiglia cattolica, suo padre era insegnante in pensione, e sua madre, casalinga. Lo educarono secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno poi influenzato molto la sua infanzia. Fin da bambino era solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che lo indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan lo sconvolsero. Ricordava spesso un venerdì di Pasqua quando aveva solo tredici anni. Ascoltava un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensò di corrispondere a quel suo amore donando amore ai fratelli e sorelle, ponendosi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivevano nel suo paese islamico. Gli fu richiesto di porre fine alla sua battaglia, ma lui coraggiosamente ha sempre rifiutato, persino a rischio della sua stessa vita. La sua risposta è sempre stata la stessa: “Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo”. Tale desiderio era così forte in lui che si considererava privilegiato qualora — in questo suo battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan— Gesù volesse accettare il sacrificio della sua vita.
Voleva vivere per Cristo e per Lui voleva morire. E così è stato.