Il senso del peccato nella postmodernità

 

Si sono svolti questo pomeriggio i lavori dei gruppi di interesse  inseriti nell’ambito della Settimana Internazionale della Riconciliazione, suddivisi per aree geografiche. Tre i gruppi impegnati a riflettere sul “senso del peccato nella postmodernità” guidati per il contesto asiatico (in lingua inglese) da Sua Ecc. Mons. Joseph Nacua OFM Cap, per il contesto latinoamericano (in lingua spagnola) da fra Carlos Novoa OFM Cap, e per quello europeo (in lingua italiana) da fra Jordan Sliwinski, anch’egli cappuccino proveniente dalla Polonia. Il moderatore nell’introdurre i lavori ha parlato della differenziazione ulteriore che va fatta sul modo di percepire il peccato nei diversi e specifici contesti europei, variabile persino tra nord e sud Italia, ed ha identificato una serie di problematicità derivanti dal pluralismo di valori che le società attuali, sulla scorta dei contributi di Marx, Freud e Nietzsche, propongono fino ad arrivare al relativismo e al nichilismo. Esiste infatti una diversa gerarchia di valori tra i diversi ambiti in cui i fedeli vivono la propria quotidianità creando un forte disorientamento. Altro problema indicato da fra Jordan è quello relativo ad una sorta di terapeutizzazione del discorso religioso dovuta alla difficoltà della vita che porta molti fedeli a vedere nella confessione un luogo di terapia dove cercare sollievo e consolazione e non riconciliazione e perdono. Ultimo ambito proposto per la discussione è stato quello della contestualizzazione in un’epoca in cui il dialogo è sempre più scarso e delegato ai mezzi di comunicazione che ci disabituano al contatto diretto con l’altro, ciò si ripercuote inevitabilmente nella confessione rendendo il dialogo sempre più difficile. Da qui poi una serie di indicazioni offerte ai sacerdoti per adeguare la preparazione dei confessori tenendo presenti anche gli sviluppi della comunicazione nella nostra epoca.