Il libro è stato scritto 17 anni fa, ma l’evento narrato conserva ancora tutta la sua forza emotiva. Stiamo parlando di Il miracolo di Padre Pio, quello che gli ha consentito la canonizzazione, ricevuto da Matteo Pio Colella, che nel 2002 era un bambino, scritto da sua madre Maria Lucia Ippolito.

Presentazione Libro: Il Miracolo di Padre Pio

L’ultima presentazione si è svolta ieri sera, per iniziativa del club Lions “Gargano – San Giovanni Rotondo”, presieduto da Michele Di Maggio.

Il primo intervento è stato di Stefano Campanella, direttore della nostra emittente televisiva, che ha spiegato la differenza fra guarigione prodigiosa e miracolo: «La guarigione prodigiosa – ha detto – è semplicemente un evento che la scienza non può spiegare, mentre il miracolo deve avere una caratteristica in più, cioè deve comportare un risveglio della fede: nel miracolato, o nella sua famiglia, o nel vicinato, o nella città in cui vive». Pertanto, ha aggiunto Campanella, «superare una malattia o evitare la morte per intervento divino non è un dono per il corpo che comunque, prima o poi, andrà incontro alla morte, ma è un dono per l’anima che è immortale. Dio, attraverso le guarigioni fisiche, in realtà vuole risvegliare la fede e guarire l’anima, per donarle la vita eterna».

E’ un diario che narra gli avvenimenti che vanno dal gennaio 2000 ai giorni prima della Santificazione di Padre Pio dopo è intervenuta l’autrice, che ha raccontato le emozioni vissute dopo l’insperata guarigione del piccolo Matteo Pio. La signora Ippolito ha esordito rivelando: «Ci siamo chiesti subito: Perché? Perché a noi? E perché gli altri malati continuano a stare male? Il miracolo ti porta al centro del mondo con una serie di interrogativi a cui non sai rispondere». Quindi la madre del miracolato ha raccontato come, attraverso padre Gerardo Di Flumeri, che è stato il vice postulatore della Causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Pio, è riuscita ad avere alcune risposte. «Non c’è spiegazione! – disse il frate alla donna – L’unica cosa che puoi fare è ringraziare e non dimenticare che la tua vita deve essere “servizio”». E così ha fatto Maria Lucia Ippolito, che ha creato un’associazione per assistere ammalati e disabili, denominata “Il Cireneo”. E così ha fatto Matteo Pio, che oggi ha 26 anni, si è laureato in psicologia e svolge l’attività di psicoterapeuta con i bambini autistici.

Il terzo intervento è stato del dott. Alfredo Del Gaudio, attuale primario della seconda rianimazione di Casa Sollievo della Sofferenza, che nel 2002 fu protagonista dei disperati tentativi di strappare il bambino alla morte. Per far comprendere le condizioni del piccolo paziente, il dott. Del Gaudio ha rievocato il momento in cui doveva aspirare le secrezioni mucose che impedivano a Matteo Pio di respirare. «Ho visto vie aeree mai viste in vita mia – ha detto – era tutto nero. Era tutto pustola». Inoltre il bambino ebbe un importante blocco dell’attività del cuore. «Un arresto cardiaco così lungo – ha affermato il dott. Del Gaudio – non l’ho mai visto in vita mia». Eppure la mancanza di ossigeno dovuta a quella prolungata stasi del cuore non ha causato nessun danno agli organi periferici, neppure al delicatissimo cervello. Tra l’altro, ha detto ancora, quando il primario dell’epoca, il dott. De Vivo, «aprì le palpebre del piccolo, riscontrò una midriasi bilaterale riflessa, che significa morte, e lasciò il reparto sconsolato». Invece ogni certezza medica è stata sconvolta da quello che avvenne dopo.

L’ultima testimonianza è stata resa da don Paolo Cecere, un sacerdote di Castellammare di Stabia di 86 anni, che ha raccontato di aver incontrato per la prima volta Padre Pio nel lontano 1949. «Da allora – ha rivelato – ha sempre guidato la mia vita». Don Paolo ha anche raccontato come il Cappuccino stigmatizzato è diventato il suo punto di riferimento: «Ho conosciuto Padre Pio grazie alla conversione di mio padre, che era ateo e che è venuto a San Giovanni Rotondo nel 1945 per curiosità. Poi, riscontrando che il Frate lesse tutti i suoi pensieri, si è convertito ed è diventato un fanatico di Padre Pio». Grazie a lui, ha detto ancora don Paolo, «ho realizzato e sto guidando una grande parrocchia di 14.000 anime, in cui sono scaturite 12 vocazioni: sette sacerdoti e cinque suore».

Nelle sue conclusioni, don Paolo, ha lodato l’iniziativa e ha proposto di organizzarne altre per far conoscere sempre meglio la figura e la spiritualità di Padre Pio.