Tutti sanno che Karol Wojtyla ebbe un fratello maggiore, il primogenito. Si chiamava Edmund, classe 1906. Era medico e morì di scarlattina due anni dopo la laurea. Meno conosciuta è, invece, l’esistenza di una sorella, che egli non conobbe: Olga Maria. Era nata sei anni prima del futuro Pontefice, il 7 luglio 1916, ed era morta dopo appena 16 ore di vita, nello stesso giorno.A entrambi è tornato il pensiero di Giovanni Paolo II nel suo testamento spirituale, scritto il 17 marzo del 2000, implorando per loro la ricompensa di Dio.

Karol, che aveva pianto la morte di sua madre all’età di nove anni e quella del fratello appena quattro anni dopo, si ritrovò giovanissimo orfano di padre. A 21 anni non aveva più una famiglia. Per questo, quando l’allora sacerdote polacco incontrò in confessionale una giovane psichiatra, la dottoressa Wanda Poltawska, con la quale si stabilì subito una profonda sintoniaspirituale, rafforzata da una comune visione della pastorale familiare, presto quell’intesa si trasformò prima in collaborazione e poi in un legame profondo, con lei, con suo marito Andrea e con le loro quattro figlie. Tanto che lui la considerava e la chiamava «sorellina», mentre si considerava e si faceva chiamare da lei «fratello». Divenne, così, naturale per le bambine rivolgersi a luichiamandolo «zio».

La famiglia di Wanda diventò la famiglia di don Karol, che pregava sempre per tutti e sei, come se fossero suoi parenti di sangue. E quando lui, già vescovo, nel 1962 ricorse all’intercessione di Padre Pio per la donna, che aveva una prospettiva di vita breve a causa di un cancro, all’attenzione del Frate non portò né i meriti di medico psichiatra né l’impegno pastorale della collaboratrice. Scrisse a Padre Pio chiedendogli «di rivolgere una preghiera per una madre di quattro figlie», perché c’era da salvare non solo una vita umana, ma anche la serenità di una famiglia.

La dottoressa Poltawska guarì e rimase sempre al fianco di mons. Wojtyla, poi del cardinale e infine del Papa. È stata l’unica donna laica ad aver avuto libero accesso all’appartamento pontificio. Ed è stata l’unica donna presente accanto al letto di Giovanni Paolo II agonizzante, fino al suo ultimo respiro. Proprio come una «sorella».