Giovanni Paolo II ha visitato l’Oceania due volte: nel 1986 e, in maniera più fugace, nel 1995. In entrambe le circostanze, centrale è stato il tema della fedeltà ai valori morali, messi a rischio in una terra che ha conosciuto un rapido ed accelerato sviluppo,economico e sociale. Dalle sue prime parole agli australiani, pronunciate il 24 novembre 1986, durante la cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Canberra, comprendiamo l’importanza storica del primo viaggio che, per Wojtyla, è stato un ritorno. «Vengo in Australia come pellegrino – disse il Pontefice – per esortarvi a perseguire nella vostra vita tutti quei valori degni della persona umana. Vengo in Australia seguendo le orme del mio predecessore Paolo VI, che fu il primo Papa nella storia a visitare l’Australia. Per me personalmente è la seconda volta. La mia prima visita nel vostro meraviglioso Paese ebbe luogo nel 1973 in occasione del Congresso eucaristico internazionale a Melbourne. Vengo come amico per incoraggiarvi ad essere aperti di cuore, generosi verso gli sventurati e solleciti verso gli emarginati». Due giorni dopo, rivolgendosi ai vescovi della grande nazione, Papa Wojtyla espresse il suo compiacimento per i loro «numerosi programmi pastorali, pratici ed efficaci», orientati alla difesa della famiglia e a sostenere il valore della vita umana. E li incoraggiò: «È necessario far conoscere la posizione della Chiesa in tutta la sua verità e con tutto il suo valore, in un dialogo onesto con le forze presenti nel vostro mondo culturale». 

Sulla stessa linea si espresse nel successivo discorso ai medici del “Mercy MaternityHospital” di Melbourne, ai quali disse: «Il vostro lavoro rafforza la famiglia e sostiene le madri in una società in cui le madri e i bambini non sempre hanno il rispetto che meritano». Infine, nell’omelia, pronunciata a Perth il 30 novembre, ribadìl’importanza del legame matrimoniale e la necessità di rispettare i diritti e la dignità delle donne, come lavoratrici, come mogli e come madri.

La seconda visita in Oceania ha avuto due tappe: il 17 gennaio1995 in Papua Nuova Guinea, dove Giovanni Paolo II ha evidenziato il crescente «influsso» delle «sette», che «riempiono il vuoto lasciato dalla perdita dei valori e dello stile di vita tradizionali»; il giorno dopo a Sidney, dove ha esortato «tutti» gli«Australiani ad un rinnovamento personale e sociale radicale».

Tre anni dopo il Pontefice volle dedicare a questo continente un’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi, che si svolse alla fine del 1998, da cui scaturì l’esortazione apostolica Ecclesia in Oceania, promulgata il 22 novembre 2001. Nel testo il Papa ha espresso «profondo apprezzamento» per la generosità della Chiesa locale nell’inviare «missionari al di fuori dell’Oceania», ma l’ha anche sollecitata a impegnarsi negli ambiti del proprio territorio,dove resistono «le religioni e le culture tradizionali» e dove dilaga«il moderno processo di secolarizzazione». Infine ha rivolto il suo incoraggiamento ai «popoli del Pacifico» che «si stanno battendo per la propria unità e identità; tra essi vi è la preoccupazione per la pace, per la giustizia e per l’integrità del creato, e molti sono alla ricerca di un significato della vita».