Nel 1948 don Karol Wojtyla, discusse la tesi su “La dottrina della fede in san Giovanni della croce” e ottenne il titolo di dottore in teologia. Rientrato in patria, fu messo dall’arcivescovo di Cracovia, il card. Adam Stefan Sapieha, a lavorare nel campo della pastorale, come vice parroco e con i giovani del liceo e dell’università. Ma, nel 1951, il nuovo arcivescovo, mons. Eugeniusz Baziak, volle valorizzare le sue capacità e indirizzarlo «verso il lavoro scientifico», per poi destinarlo all’incarico di «professore di etica alla Facoltà Teologica di Cracovia e all’Università Cattolica di Lublino». Lo ha ricordato lo stesso Giovanni Paolo II nel suo libro autobiografico Dono e mistero,dove scrive: «Dovetti prepararmi per l’abilitazione alla libera docenza in etica e in teologia morale. Ciò comportò una riduzione del lavoro pastorale a me tanto caro. Mi costò, ma da allora mi preoccupai sempre che la dedizione allo studio scientifico della teologia e della filosofia non mi inducesse a “dimenticarmi” di essere sacerdote; piuttosto doveva aiutarmi a diventarlo sempre di più».

Così nel Magistero di Giovanni Paolo II troviamo una elevata profondità teologica che rivela una grande sintonia con il pensiero di Edith Stein, soprattutto per l’influsso che ebbero, su entrambi, santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce. Ma altrettanto incisive, sulla dottrina del Pontefice, furono la spiritualità mariana di san Luigi Maria Grignion de Montfort e quella di santa Teresa di Lisieux incentrata sulla misericordia divina. È stato proprio Papa Wojtyla a proclamare la carmelitana francese dottore della Chiesa. Diede l’annuncio a Parigi, nell’agosto 1997, durante la XII Giornata Mondiale della Gioventù, perché Teresina è la più giovane fra i santi che hanno ottenuto questo titolo.