Nel Santuario di San Giovanni Rotondo, una serata che interpella il cuore: dalla guida di Padre Rinaldo Totaro alla testimonianza di Loretta Goggi, fino alla radicale semplicità di Frate Ginepro nella spiritualità di San Francesco d’Assisi interpretato da Attilio Fontana.
1 Maggio: Rosario dei Giovani a San Giovanni Rotondo nel Mese Mariano
Nel cuore del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, torna uno degli appuntamenti spirituali più attesi: il Rosario serale dei giovani presso il Santuario di San Giovanni Rotondo. Il 1° maggio, nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Giuseppe Lavoratore, nella Santuario di Santa Maria delle Grazie, alle ore 20:40, si è svolto il momento di preghiera. “Con gli occhi di San Francesco e Padre Pio contempliamo Maria” è il tema scelto dai frati per tutto il mese mariano: un percorso inserito nel cammino di conclusione dei Centenari Francescani 2023-2026.
A presiedere il Rosario è stato Padre Rinaldo Totaro, guardiano del convento dei cappuccini di San Giovanni Rotondo.
“Strumenti dell’opera del Signore”: il messaggio francescano
Momento centrale della serata è stata la riflessione sul tema: “Strumenti dell’opera del Signore”, ispirata all’Ammonizione XII di San Francesco d’Assisi. Testi di fr. Pasquale Cianci. L’attore e cantante Attilio Fontana ha interpretato la figura del Santo, dando voce a un intenso racconto spirituale. Attraverso le parole di San Francesco, è stata raccontata la storia di Frate Ginepro, simbolo di semplicità e purezza di cuore. Il racconto mette in luce una verità profonda: per riconoscere lo spirito del Signore, non bisogna fermarsi ai risultati delle azioni, ma guardare alle intenzioni. Anche un gesto apparentemente discutibile – come quello di Ginepro che taglia una zampa a un maiale per aiutare un fratello malato – può rivelare una carità autentica se mosso da amore sincero. Il racconto culmina in un episodio sorprendente: l’ira del contadino si trasforma in commozione davanti alla purezza del frate, fino a un gesto di riconciliazione e dono. Il messaggio è chiaro: lo spirito del Signore si riconosce dalla limpidezza del cuore.
La preghiera comunitaria
Dopo la meditazione, si è svolta la recita del Santo Rosario, animata da diverse realtà francescane di San Giovanni Rotondo: le Clarisse, l’Ordine Francescano Secolare, la Gioventù Francescana e gli Araldini.
“Se io fossi Francesco…”
L’edizione di quest’anno si distingue per un percorso meditativo originale: “Se io fossi Francesco…” Attraverso questa proposta, personalità della Chiesa, della cultura e dello spettacolo sono invitate a: attualizzare il messaggio di San Francesco, riflettere sulla propria vita, confrontarsi con i valori evangelici. Il tutto nel contesto degli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi.
La testimonianza di Loretta Goggi
La prima artista intervenuta è Loretta Goggi, offrendo una testimonianza personale intensa e autentica. Ha ricordato come, fin dal battesimo, i suoi genitori l’abbiano consacrata a San Francesco, sottolineando i valori fondamentali del Santo: umiltà, povertà, amore per il creato, attenzione verso i più deboli. Pur riconoscendo che la sua carriera nel mondo dello spettacolo l’ha in parte allontanata da uno stile di vita sobrio, ha affermato di aver mantenuto un legame profondo con il messaggio francescano. Loretta Goggi ha condiviso una riflessione significativa: imparare a guardare il cielo, ascoltare gli altri, cogliere i bisogni delle persone, riscoprire la spiritualità nei momenti difficili. Ha concluso con un invito forte:
nutrirsi della fede come vero alimento dell’anima, perché è la nostra forza più autentica.
Il Fioretto del 1° Maggio: vivere la misericordia
A concludere la serata è stato Padre Rinaldo Totaro con il tradizionale fioretto del giorno, un piccolo impegno spirituale per vivere concretamente il mese mariano. Diventare strumenti nelle mani del Signore, mettendo in pratica il Vangelo ogni giorno. Il cuore del messaggio è racchiuso nelle parole di Gesù: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. Padre Rinaldo ha indicato gesti concreti: saper tacere davanti alle provocazioni, evitare risposte impulsive, imparare a dimenticare le offese, perdonare sinceramente, pregare anche per chi ci fa soffrire. Il guardiano ha sottolineato come spesso si dica: “Perdono, ma non dimentico”, ma questo atteggiamento non rispecchia la misericordia di Dio. L’invito è chiaro e impegnativo: non solo per un giorno, non solo per il mese di maggio, non solo per un anno ma per tutta la vita.
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